Recensione su Nomadland

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Guardate quanto minimalismo, quanta poesia! e quanta poesia c’è in questo minimalismo… / 2 Maggio 2021 in Nomadland

Questo è un po’ il mood che pervade Nomadland, almeno per come l’ho vissuto io.
Frances McDormand si è innamorata di un libro-inchiesta che racconta le storie di persone che, negli Stati Uniti, vivono in maniera nomade, spostandosi a bordo di van e camper e vivendo di lavoretti stagionali. Ha deciso di produrre e interpretare il film e ne ha affidato la realizzazione alla regista di origine cinese Chloé Zhao, che ha scritto (poco), diretto e montato un film che miscela documentario e finzione. Con un plot minimale lei e Frances si sono mosse alla ricerca di veri “nomadi” nel sud desertico degli Stati Uniti (California, Nevada, Arizona…) e ne ha ricavato un’opera che è un ibrido tra film e documentario.
L’idea poteva anche essere interessante, ma di fatto ho trovato troppo compiaciuta la riuscita, che affida una poesia un po’ facile ai paesaggi desertici, il primo piano della faccia interessante di Frances McDormand vista di tre quarti davanti al suo minivan in decine di situazioni diverse, quattro note di Einaudi sui suddetti paesaggi desertici,
E poi mito dei pionieri a go-go, nostalgia del marito morto a go-go e insistito orgoglio di Fern, la protagonista, nel ribadire che la sua è una scelta, che di quel suo stile di vita non può più fare a meno, che non è disposta a ricominciare in un luogo stabile. E alla fine non so se questa donna (un personaggio di finzione, non una delle protagoniste del libro-reportage da cui è tratto il film) che avrebbe la possibilità di avere una casa (che le offrono un’amica, la sorella e un uomo che incontra) e rifarsi la vita (con quell’uomo) e invece continua a fuggire e a rimpiangere il suo passato rappresenti davvero tanti nomadi per costrizione che non hanno altre possibilità se non vivere in un camper/casa mobile/van di lavoretti stagionali, perché, come ci informa una scritta in sovrimpressione all’inizio, la chiusura di una fabbrica può far sparire dalle carte geografiche una città, portare alla cancellazione di un codice postale.

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