Nomadland

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Nomadland

Dopo aver perso ogni bene durante la recessione economica, una donna sessantenne inizia un lungo viaggio attraverso gli Stati Uniti, vivendo come una specie di nomade.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Nomadland
Attori principali: Frances McDormandFrances McDormandDavid StrathairnDavid StrathairnfemminaLinda MaySwankieSwankiemaschioGay DeForestPatricia Grier, Angela Reyes, Carl R. Hughes, Douglas G. Soul, Ryan Aquino, Teresa Buchanan, Karie Lynn McDermott Wilder, Brandy Wilber, Makenzie Etcheverry, Bob Wells, Annette Webb, Rachel Bannon, Bryce Bedsworth, Sherita Deni Coker, Merle Redwing, Forrest Bault, Suanne Carlson, Donnie Miller, Roxanne Bay, Matt Sfaelos, Ronald O. Zimmerman, Derek Endres, Paige Dean, Paul Winer, Derrick Janis, Greg Barber, Carol Anne Hodge, Matthew Stinson, Terry Phillip, Bradford Lee Riza, Tay Strathairn, Cat Clifford, James R. Taylor, Jr., Jeremy Greenman, Ken Greenman, Melissa Smith, Warren Keith, Jeff Andrews, Paul Cunningham, Emily Foley, Mike Sells, Peter Spears, Cheryl Davis, Mostra tutti

Regia: Chloé ZhaoChloé Zhao
Sceneggiatura/Autore: Chloé Zhao
Colonna sonora: Ludovico Einaudi
Fotografia: Joshua James Richards
Costumi: Hannah Peterson
Produttore: Frances McDormand, Peter Spears, Dan Janvey, Mollye Asher, Chloé Zhao
Produzione: Usa
Genere: Drammatico
Durata: 108 minuti

Dove vedere in streaming Nomadland

Il costo della libertà / 7 Maggio 2021 in Nomadland

Ibrido felice tra film drammatico e documentario – la maggior parte degli attori interpretano se stessi, o versioni leggermente alterate di se stessi – Nomadland è prima di tutto la storia di Fern, il ruolo che ha fatto entrare Frances McDormand nell’empireo degli Academy Awards (terza persona nella storia a vincere almeno tre Oscar come protagonista).
Ingegnosa – sembra a suo agio in ognuno dei cento lavori che fa per sopravvivere – ma del tutto priva di malizia; mai vinta, sempre un passo davanti alla disperazione: quando festeggia da sola la fine dell’anno è il cuore dello spettatore a sanguinare piuttosto che il suo. Fern ha scelto consapevolmente la solitudine, con la sua estrema riluttanza a stabilire legami stretti (il cane, Dave); la vediamo spesso inquadrata da sola in qualche vasta distesa deserta. Ma è anche perennemente amichevole, scherzosa, capace di empatia. McDormand accompagna queste contraddizioni con la sua espressione sempre un po’ perplessa, concentrata, che oscilla tra il pianto e il sorriso.

Ma Nomadland è anche un resoconto della vita degli Americani che hanno scelto di vivere ai margini della società nei loro furgoni e roulotte. Questo non è un film di denuncia – lo sfruttamento è più intuito dallo spettatore che mostrato – ma non è neanche un’esaltazione romantica di uno stile di vita, le cui indegnità e limitazioni sono tutte ben visibili. La scelta della libertà ha un costo alto; e la presenza della morte è una costante nel film, come se una vita ridotta all’essenziale la portasse prepotentemente in primo piano. Ma ciò che fa l’originalità e la forza del film è anche ciò che rende debole una società: l’assenza, anzi l’impossibilità di un’azione collettiva, al di là della solidarietà passiva del gruppo dei nomadi, condanna i protagonisti a una vita di stenti. Dal «sistema» si esce solo con una scelta individuale di dignità – non c’è spazio né voglia per la rivendicazione di un diritto.

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Guardate quanto minimalismo, quanta poesia! e quanta poesia c’è in questo minimalismo… / 2 Maggio 2021 in Nomadland

Questo è un po’ il mood che pervade Nomadland, almeno per come l’ho vissuto io.
Frances McDormand si è innamorata di un libro-inchiesta che racconta le storie di persone che, negli Stati Uniti, vivono in maniera nomade, spostandosi a bordo di van e camper e vivendo di lavoretti stagionali. Ha deciso di produrre e interpretare il film e ne ha affidato la realizzazione alla regista di origine cinese Chloé Zhao, che ha scritto (poco), diretto e montato un film che miscela documentario e finzione. Con un plot minimale lei e Frances si sono mosse alla ricerca di veri “nomadi” nel sud desertico degli Stati Uniti (California, Nevada, Arizona…) e ne ha ricavato un’opera che è un ibrido tra film e documentario.
L’idea poteva anche essere interessante, ma di fatto ho trovato troppo compiaciuta la riuscita, che affida una poesia un po’ facile ai paesaggi desertici, il primo piano della faccia interessante di Frances McDormand vista di tre quarti davanti al suo minivan in decine di situazioni diverse, quattro note di Einaudi sui suddetti paesaggi desertici,
E poi mito dei pionieri a go-go, nostalgia del marito morto a go-go e insistito orgoglio di Fern, la protagonista, nel ribadire che la sua è una scelta, che di quel suo stile di vita non può più fare a meno, che non è disposta a ricominciare in un luogo stabile. E alla fine non so se questa donna (un personaggio di finzione, non una delle protagoniste del libro-reportage da cui è tratto il film) che avrebbe la possibilità di avere una casa (che le offrono un’amica, la sorella e un uomo che incontra) e rifarsi la vita (con quell’uomo) e invece continua a fuggire e a rimpiangere il suo passato rappresenti davvero tanti nomadi per costrizione che non hanno altre possibilità se non vivere in un camper/casa mobile/van di lavoretti stagionali, perché, come ci informa una scritta in sovrimpressione all’inizio, la chiusura di una fabbrica può far sparire dalle carte geografiche una città, portare alla cancellazione di un codice postale.

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Opinione combattuta. / 26 Aprile 2021 in Nomadland

Forse per il tema affrontato il film vale, e anche molto, creando uno squarcio nello spettatore, catapultato in uno stato di tristezza e compassione, come successo a me.
Ma se devo analizzare e criticare la pellicola, non so se questo vale davvero un Oscar: cosa vuole proporre? Uno spaccato quotidiano di disgrazia, come tanti altri in America? O vuole vincere attraverso la pena che possiamo provare per i protagonisti?
Lo reputo uno di quei bei film che emozionalmente mi ha trasmesso molto, ma che non credo rivedrei mai più.
È stata come la visione di un documentario di sensibilizzazione, dove ho potuto vedere una vita a caso, arrancante e sofferente, mostrando peró un ottima regia e una fotografia spiazzante, che trasmette angoscia e smarrimento, grazie alla grandiosa espressività della McDormand, che ha appieno meritato il suo Oscar (l’abbiamo vista spesso in questi anni accalappiare la statuetta…)
Comunque a livello tecnico direi 7,5/10 ma credo sarà un film troppo di nicchia per entrare in qualche olimpo del cinema.
Perció resto sulla sufficienza.
6/10.

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See you down the road. / 25 Gennaio 2021 in Nomadland

A volte una città… chiude. La città dove vivi. Ma oltre quella non c’è altro posto per te al mondo. Ma al mondo ci sei anche tu, non c’è dubbio. E è nel mondo anche quel limbo di asfalto e deserto dove, per horror vacui, il tuo corpo si ritrova a girovagare. A quel punto sei un nomade, che lo volessi o no. E, sorpresa, non sei solo. C’è una terra popolata di nomadi senza terra, specialmente nella terra sterminata del Nordamerica.

La regista Chloé Zhao racconta questo intramondo posato ma senza riposo, fatto di gente libera in senso assoluto ma abbattuta dalle cicatrici, che per il grosso del tempo è isolata ma è sviluppa un senso di comunità che trascende il beneficio immediato e la convenienza.

Non so se è una scelta voluta o una conseguenza delle restrizioni della pandemia di COVID-19, ma la rarefatta colonna sonora del film si affida al repertorio non originale di Ludovico Einaudi. È di sicura atmosfera, ma la sensazione di essere una temp track, e la mia precedente familiarità con quelle composizioni me l’ha resa difficile da amalgamare alla creazione e alla genuinità documentaria di Zhao e Frances McDormand.

A una terza visione (la seconda, la sera del 6 gennaio 2021, fu interrotta da una certa insurrezionetta a Washington), a una terza visione mi sento di dare a questo film il mio voto pieno. E si avvicina pericolosamente all’olimpo dei miei preferiti (se non vi fosse già presente un film dai toni simili).

Non escludo nuove repliche. See you down the road.

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