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Recensione su Animali notturni

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L’interpretazione impossibile / 21 luglio 2017 in Animali notturni

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il problema che il film ci propone è questo: qual è il rapporto tra il romanzo scritto da Edward e la vita di Susan? Che ci sia un parallelo sembra ovvio – un solo attore interpreta il ruolo di Tony e quello di Edward – e sembra che non ci siano neanche dubbi sul fatto che il romanzo faccia parte di un tentativo di rivalsa compiuto da Edward nei confronti della donna che l’ha abbandonato vent’anni prima; ma in che cosa, esattamente, consiste questa rivalsa? In che modo il romanzo parla a – o di – Susan?
La prima spiegazione che viene alla mente è che la donna e la ragazza del romanzo siano il doppio di Susan e della figlia; che Edward stia in qualche modo tentando di colpire la ex moglie mostrandola vittima di una violenza inaudita. Gli indizi non mancano: la somiglianza fisica tra Susan e Laura; la croce che entrambe portano al petto; il corpo della figlia di Laura che si trasforma nel corpo della figlia di Susan (da notare come il nome della prima, India, sia anche il nome dell’attrice che interpreta la seconda, la conturbante India Menuez; nel romanzo di Austin Wright da cui è tratto il film la figlia di Laura si chiama invece Helen). E tuttavia l’ipotesi non convince: prima di tutto perché sembra supporre una meschinità eccessiva, quasi infantile, per il carattere di Edward; ma soprattutto perché Susan non sembra interpretare in questo modo il gesto dell’ex marito, anzi rimane quasi commossa dal manoscritto. In fondo, il parallelo tra le quattro donne sembra più una creazione della sua mente, una proiezione in cui conferisce ai personaggi del romanzo i tratti propri e della figlia, che l’intenzione di Edward.
Una seconda spiegazione ribalta invece la prima. Il titolo del romanzo di Edward (e del film) sembra chiaramente un’allusione ai tre criminali in cui si imbattono Tony Hastings e la sua famiglia; ma «animale notturno» è anche il nomignolo che Edward aveva affibbiato in passato a Susan (nel romanzo di Wright questo particolare è assente, mi pare, come pure è assente l’aborto di Susan). È dunque anche Susan una criminale, che ha ucciso il figlio di Edward come i balordi uccidono la figlia di TonY? Il problema qui è però la dismisura tra un aborto (di cui oltretutto Susan sembra subito pentirsi) e uno stupro e omicidio; ci vuole un’etica totalmente pervertita per proporre un parallelo tra le due cose, e non mi sembra che Tom Ford sia noto come pro-lifer.
Cosa ci rimane, dunque? Qualcuno ha proposto, recensendo il romanzo di Wright (che presenta il medesimo problema interpretativo del film), che il vero parallelo sia tra il carattere remissivo di Tony e quello di Susan, che sembra aver rinunciato a impartire una direzione autonoma alla propria vita; il titolo del romanzo originale, Tony and Susan sembra proporre in effetti un simile parallelo. Ma è francamente difficile individuare qualcosa del genere nel film.
Dobbiamo rassegnarci, mi pare, al fatto che non esiste un’interpretazione soddisfacente di Nocturnal Animals. Questo è un grave problema per un film che si fa comunque apprezzare per la bella fotografia, l’interpretazione convincente di Amy Adams, e per una generale mancanza di pretenziosità – la narrazione è quasi sempre molto asciutta. (Da dimenticare, invece – ammesso che ci si riesca – la sequenza di apertura, che forse voleva mostrare la vacuità dell’arte di Susan, ma che fa piuttosto sospettare a un facile mezzo per creare polemiche e pubblicità; discutibile anche la fine grottesca di Tony.)
Bisogna però ammettere che anche se il compito si dimostra alla fine impossibile, il film spinge comunque a cercare attivamente un’interpretazione. In un certo senso, il difetto si trasforma così in un pregio, nell’indicazione che nel film ci deve essere un valore che fa impegnare (sia pure vanamente) lo spettatore.

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