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Recensione su Moonlight

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Dancing in the moonlight / 19 febbraio 2017 in Moonlight

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Per la regia di Barry Jenkins, “Moonlight” è un affresco di vita tanto delicato nei temi e nei modi rappresentativi quanto vibrante e potente a livello contenutistico.

La crescita del protagonista, da un lato prettamente fisica attraverso tre fasi della sua vita e al contempo psicologica, legata al percorso di formazione del proprio carattere, porta infatti lo spettatore ad avere davanti agli occhi una sorta di vero quadro in movimento, un cangiante tableau vivant dalla costante evoluzione.

Con i tre stadi caratterizzati da una divisione netta e per atti (ovvia eredità dell’origine teatrale dell’opera), si ha una vicenda in cui il protagonista incontra via via nuove figure che lo influenzeranno, positivamente o meno, per le scelte future e per la scoperta del proprio posto nel mondo.

L’infanzia di “Little”, soprannome identificativo non solo del fisico minuto, ma dell’inferiorità rispetto agli altri in cui lui stesso si adagia, è segnata dalla sua timidezza: oltre ad affrontare i propri demoni e combattere la diabolica ingenuità del bullismo da parte dei propri coetanei è schiacciato dalla personalità di una madre-matrona cruda ed abusiva.

Durante l’adolescenza cresce l’individuo e con esso i problemi, e ci si immerge nel delicatissimo passaggio tra il mondo dei bambini e quello dei grandi. Vengono compiute scelte che indirizzano definitivamente il proprio cammino di vita e si pongono le basi per quello che sarà il proprio modo di trascorrere l’esistenza.

Da adulti i nodi vengono al pettine: il percorso di maturazione è giunto al culmine, alae iacta est e si deve cercare di fare pace con gli spettri del passato, che ritornano per risolvere ciò che è rimasto in sospeso.

Una fotografia notturna torbida come inchiostro di seppia fornisce alle sequenze ambientate dopo il tramonto ulteriore intensità emotiva, permettendo quindi alla storia di ottenere maggiore impatto sul pubblico.
Ad esse si alternano fasi diurne relativamente brevi in cui i filtri sono notevolmente più vivaci e definiti, ma che danno la sensazione di essere solamente dei riempitivi tra una notte e l’altra, come se fossero le tenebre le coperte adatte per la vicenda, e ogni giorno fosse solo attesa della notte che starà per giungere.

Ottimo tutto il cast.
I tre attori che interpretano Chirion offrono una prova convincente e vivida, rappresentando efficacemente su schermo i diversi problemi delle varie fasi della vita; si ha in particolare la credibile sensazione che al di là delle differenze anagrafiche ci si trovi realmente davanti sempre alla stessa persona, ed in tal senso è stata positiva la scelta estetica dei tre interpreti.

Buona prova anche di Naomie Harris come sulfurea e gorgonica madre, incarnazione della debolezza e del male, e del padre putativo Juan incarnato da Mahershala Ali che cercherà di dare una mano al giovane Chiron, entrambi nominati agli Oscar.

Nonostante non sia tutto oro ciò che luccichi (non siamo infatti di fronte ad uno dei film più originali del mondo, limitandosi strettamente all’analisi di ciò che avviene durante la vicenda) “Moonlight” è un’ottima pellicola che riesce a soddisfare il palato del pubblico e ad offrire una storia intensa e toccante.

Decisamente consigliato.

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