Recensione su Moon

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Desolante. / 27 Agosto 2013 in Moon

Interpretazione doppiamente colossale per Sam Rockwell, protagonista totalitario del primo lungometraggio scritto e diretto da Duncan Jones, in cui ho rivisto molto dell’Edward Norton di Fight Club.
Quello pallido e con la faccia a pezzi.

Raccogliendo citazioni dai capisaldi del genere (Gerty ad esempio ricorda molto HAL 9000), Bowie Jr. sforna una pellicola fantascientifica come non se ne vedevano da anni, abbandonando la solita noia di extraterrestri molesti, meteoriti imminenti e raggi laser, lasciando l’intero spazio all’Io di un uomo e al rapporto con se stesso, in un contesto di ambivalenza e ambiguità.

E solo sul personaggio di Sam Bell si concentra tutto il significato di questo film angosciante, soffocante e claustrofobico, rigorosamente intimista.

Perché Moon è la solitudine di un uomo, è il desiderio di non venire abbandonati, è l’esistenza di un individuo in un pianeta in cui non è presente nessun’altra forma di vita, se non un computer programmato con un paio di emoticon e doppiato originariamente da Kevin Spacey.

Ed effetti speciali a parte (piuttosto belli a vedersi), il risultato desolante delle polverose pianure lunari è straordinariamente amplificato dalla colonna sonora da brividi firmata Clint Mansell. Che come al solito sa farsi valere.

Nonostante sia il suo primo lavoro, Jones sembra saperla lunga in fatto di regia e il suo Moon, elegante e corale, andrebbe ricordato non solo per il mistero da “thriller esistenziale”[cit. Alessadro, vedi sotto]/agghiacciante, che nasconde.

Bè, non per niente è il figlio di David Bowie.

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