Recensione su L'ultimo metrò

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Il segreto ed il pericolo. / 2 Febbraio 2014 in L'ultimo metrò

Il cinema racconta il “dietro le quinte” del teatro, qui metafora del segreto che si cela oltre il sipario, nelle vite degli altri.
Apparentemente meno interessato alla descrizione dell’artificio scenico che in Effetto notte, Truffaut sfrutta il tema del difficoltoso allestimento di una piéce teatrale per raccontare l’inviluppo delle dinamiche sentimentali dei protagonisti, all’ombra di serie minacce perpetuamente incombenti e lo fa con brio e freschezza, trasmettendo vibranti sensazioni.

Il gioco di scatole cinesi dell’allestimento scenografico sostiene ed amplifica l’impianto metanarrativo del racconto: Parigi non è mai pienamente mostrata, è semplicemente evocata, è una quinta che, a sua volta, accoglie quella del teatro, che a sua volta comprende il proscenio, la cantina, i camerini, come se si trattasse di una casa per le bambole. Il regista-bambino (Truffaut e Steiner) muove a suo piacere i personaggi e manipola gli eventi a seconda delle necessità (tanto per cambiare, stando alle cronache sul film, il lavoro sulla sceneggiatura da parte di Truffaut maturò solo con l’avanzare della produzione della pellicola).

Il cast, su cui spiccano un’elegantissima Deneuve ed un giovane, solido e sanguigno Dépardieu, supporta meravigliosamente il progetto.

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