Recensione su La donna del ritratto

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freud ad hollywood / 8 Marzo 2011 in La donna del ritratto

Stesso anno di Vertigine, stesso meccanismo di fascinazione, un ritratto al femminile, stessa inacapacità di distinguere tra sogno e realtà, ma l’approccio è completamente diverso dato comunque il corpo femminile come oggetto di tentazione del maschio.
Lang non demorde sulla sua riflessione su pena/diritto/colpa: già nella scelta della specializzazione del professore, nel suo seminario iniziale che da il là sul problema della colpa/crimine, nell’amico investigatore che è l’incarnazione della legge, del meccanismo neutrale, freddo, razionale e spietato che si dispiega minaccioso sulla vicenda e sui protagonisti, sul caso che interviene, ma non libera il singolo che è strozzato dalla macchina della legge e dalla colpa.
In la Donna del ritratto c’è, a mio parere, un uso freudiano del sogno: rielaborazione di un desiderio inconscio, con tanto di causa scatenante, il libro ( Il cantico ovviamente che libera la sensualità, ma pensiamo al potere del mezzo in sè e per sè: Dante? Galeotto fu il libro…), tramite le componenti della quotidianità, ossia volti, occasioni della realtà di tutti i giorni. Quindi nelle ultime sequenze si spiega la dimensione onirica del professore, una lettura del sogno a la Freud.
Il meccanismo narrativo è quello de “Quando la moglie va in vacanza” senza la premeditazione di quel film e la sua allegria (la moglie parte, il marito è libero, si concede delle eccezioni alla regola, si concede di vivere il desiderio, dal che si arguisce che non è mai soddisfatto).
Se il sogno è lo specchio delle pulsioni sessuali del professore, con tanto di stereotipi tipo la prostituta, il bere smodato (diciamo che il professore attraversa il limite socialmente determinato per i vizi), dato tutto ciò che gli succede non c’è nel film un messaggio castratorio/inibente? Della serie: guarda cosa ti capiterebbe se solo facessi ciò che in fondo desideri….C’è una moralizzante occhiata wasp su Freud, quella interpretazione puritana di Freud per cui -sei malato perchè desideri, quindi non desiderare, e non -sei malato perchè non puoi realizzare i tuoi desideri, quindi libera i tuoi desideri. Gli americani non sanno nulla di psicanalisi, almeno al cinema…..

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