Recensione su Interstellar

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Nolan 2.0 / 12 Novembre 2014 in Interstellar

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Un dato certo che scaturisce dall’attuale filmografia di Christopher Nolan è quello di una sorta di graduale aumento nella portata dei suoi progetti. Se nei primi anni lo spettatore aveva a che fare con un Nolan incredibilmente creativo, in grado di regalare al pubblico delle sceneggiature “cervellotiche” a grandi livelli e capace di tirar su un ottimo film anche con un budget non particolarmente esteso, il Nolan più recente, quello che si veste di nuovi panni dal 2005, anno di uscita del primo Batman, è sostanzialmente simile al precedente, ma non è più limitato sotto il punto di vista economico, è molto più legato al lato “tecnico” dei suoi film (dalla fotografia agli effetti speciali, passando anche per la colonna sonora affidata in pianta stabile a Zimmer).
Magari potrebbe far storcere il naso a molti questo cambiamento, questo inseguire un cinema più basato sulla spettacolarizzazione dell’operato che sull’effettiva qualità dell’opera, ma credo che si possa provare a vederlo più come una nuova maturità del regista che come una sorta di tradimento dei propri principi. La punta di diamante di Nolan per il sottoscritto rimarrà sempre Memento, lo stile caratteristico di pellicole come Insomnia e The Prestige rimarranno uniche nel creato nolaniano, ma non posso dire che lavori come Il Cavaliere Oscuro e Inception non mi siano comunque piaciuti e siano riusciti efficacemente ad intrattenermi, anche stimolandomi un po’ sotto il punto di vista mentale.
Ecco, Interstellar è proprio il simbolo di questo Nolan 2.0, dove l’idea di base è ben sviluppata, dove la realizzazione appare stupefacente a vedersi, dove la colonna sonora di Zimmer riecheggia nella mente non solo quando si abbandona la sala ma anche il giorno dopo. Dove il cast, ricco di grandi nomi, è gestito in maniera naturale e non stona nella resa finale. Dove gli effetti speciali, le inquadrature e la fotografia regalano allo spettatore l’entusiasmo di un bambino che è preso a vedere per la prima volta l’immensità del mondo. Anzi, in questo caso, l’immensità dello spazio e le stelle.
Apprezzabilissime poi le varie citazioni a 2001 Odissea Nello Spazio, alcune celate ed altre decisamente più esplicite. Tralasciando il tema del viaggio spaziale e la cura apportata per rendere verosimili gli eventi della pellicola, ho sorriso tantissimo a quel “Dr. Mann, mi riceve? Non apra il portellone!”, contrapposto alla famosa espressione kubrickiana “Hal, mi ricevi? Apri il portellone!”.
Interstellar è un viaggio da seguire tutto d’un fiato, lasciandosi cullare dall’oscurità dell’ignoto, dall’appagante bellezza estetica, dalla musica potente e penetrante di Zimmer (qui adattissima in un ambiente come quello spaziale) e dalla trama arguta e coinvolgente (anche se non priva di sbavature).

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