Recensione su Il nascondiglio

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28 febbraio 2011

Di questo film, ho letto prima l’omonimo libro, scritto sempre da Pupi Avati. E’ liberamente ispirato ad una storia vera, una storia di cui Avati era venuto a conoscenza quando fece un sopralluogo in un edificio per le riprese di Bix (film biografico sulla vita del leggendario cornettista Leon Beiderbecke). Gli raccontarono di una donna di origine italiana che aveva tentato di aprire un ristorante proprio in quel luogo ma era scappata per ragioni che nemmeno lei aveva saputo spiegare.
Avati ne era rimasto affascinato, talmente tanto che decise di scrivere a quella donna più e più volte fino ad ottenere una lettera dal tono infastidito e riluttante, lettera che ha indotto il regista ancor di più a farne prima un libro ed in seguito questo film.
Ho letto il libro nello stesso tempo che ci ho messo a vedere il film, una storia molto avvincente.
Il film è girato “dal vivo”, nel senso che eventuali intrusioni dall’esterno venivano accettate come parte del film stesso, e forse questo può dare il senso di poco curato.
E’ per me un omaggio ai vecchi film dell’orrore degli anni 70, coi suoi luoghi comuni, ma c’è qualcosa che non mi convince, sarà la Morante, che nonostante sia brava, continuo semrpe a vederla in parti di donna nervosa o fallita, sarà che forse conoscevo già la storia, m’è sembrato un pò confusionario.
Nonostante questo ne consiglio comunque la visione, perchè al pari con gli horror americani di oggi è un film che ha il suo perchè. E il finale rimane comunque migliore di molti altri.

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