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Recensione su Guerre Stellari VI - Il ritorno dello Jedi

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19 febbraio 2017

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Stremato da anni di lavoro passati sul progetto, trovatosi a dirigere un impero economico e produttivo, Lucas decise che per lui, realizzato l’ultimo capitolo, era giunta l’ora di occuparsi d’altro e lasciar perdere l’universo Star Wars. Anche per questo film, Lucas decide di delegare la regia a qualcun altro. Inizialmente pensa all’amico Spielberg, poi a Lynch e a Cronenberg. Alla fine dovette ripiegare su Richard Marquand che però aveva poca esperienza con gli effetti speciali e quindi dovette essere comunque più presente sul set, fungendo quasi da co-regista. A questo proposito Marquand ebbe a dire sulla lavorazione del film che fu come dirigere il Re Lear con Shakespeare nell’altra stanza.
Questo sofferto terzo capitolo uscì nel 1983 col titolo di Il ritorno dello jedi. Le trame lasciate aperte nel precedente film giungono a conclusione. Han Solo, tenuto stato di ibernazione dal criminale Jabba the Hutt, è liberato da tutta la banda di amici al completo. La resistenza decide di sferrare un attacco decisivo all’Impero distruggendo la nuova Morte Nera ancora in costruzione. Luke, diventato ormai un cavaliere Jedi, ha lo scontro decisivo col padre che in punto di morte si redime e uccide l’imperatore. Leia scopre di essere la sorella gemella di Luke e insieme a lui potrà rifondare l’ordine degli Jedi e nello stesso tempo coronare l’amore nel frattempo nato per Han. La fiaba si chiude con i festeggiamenti per la libertà della galassia ritrovata e l’inaugurazione di una nuova era con la fondazione della Nuova Repubblica

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