Recensione su Glass

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Il Verbo del supereroe / 21 Gennaio 2019 in Glass

Glass chiude la personale trilogia supereroistica di M. Night Shyamalan iniziata silenziosamente con Unbreakable (2000) e proseguita (a sorpresa) con Split (2016).
Qui, vengono riuniti il protettore/David Dunn (Bruce Willis), l’evangelista/La Bestia (James McAvoy) e il maestoso/Elijah Price (Samuel L. Jackson).
Nella destrutturazione del mito dei supereroi codificato negli anni dai colossi dei comics Marvel e DC, Shyamalan usa la semantica del medium fumetto per realizzare un progetto che parla in maniera “alternativa” di forza (non propriamente fisica, benché sia un elemento fondante del racconto, quanto di forza di volontà), sopravvivenza e unicità.
L’autore ha adottato il punto di vista di uno dei personaggi, Price (o, meglio, ha affidato a Price l’esposizione della teoria fondante del film), e ha scelto di trattare l’argomento supponendo che ciò che accade nella sua trilogia sia “plausibile”, cioè che sia la realtà a influenzare il mondo dei fumetti e non viceversa. Ciò presuppone che il numero di supereroi “reali” sia potenzialmente infinito e che i loro poteri siano latenti fino a che un evento specifico non sia in grado di farli emergere. Il mondo, suggerisce Shyamalan, si basa su questa latenza. Come antichi testi esoterici, i fumetti sono il veicolo cifrato attraverso cui il Verbo del supereroe è in grado di diffondersi.

Glass è la corretta conclusione del percorso iniziatico inaugurato quasi 20 anni fa da Shyamalan: ineccepibile nella struttura e nella confezione (e, forse, per questo, un po’ troppo propedeutico nei primi tre quarti), supportato da attori solidamente inscritti nei propri personaggi (McAvoy chettelodicoaffare, ma anche un granitico Brillis, efficace come ormai quasi non lo ricordavo più, e un machiavellico Samuel L.Jackson), Glass è un ottimo esempio di raffinato cinema di intrattenimento.
La sua pecca principale (giocoforza) è quella di non essere narrativamente indipendente dai due film precedenti nella misura in cui essi, invece, riescono a esserlo dagli altri che compongono la trilogia. Shyamalan ha fidelizzato il pubblico senza che, inizialmente, l’audience ne fosse consapevole, facendola guardare da un’altra parte. Il vero Mr. Glass è Shyamalan.

4 commenti

  1. TereZa / 26 Maggio 2019

    Trovo la trama piena di stupide mancanze, come ad esempio il sottovalutare le forze di wuesri supereroi e trattare anche il piú intelligente di loro da stupido! Sinceramente non l’ho trovato particolarmente riuscito.

    • Stefania / 27 Maggio 2019

      @zetazed: aspé, non ho capito. In che senso “sottovalutare le forze di veri supereroi e trattare anche il piú intelligente di loro da stupido”. A cosa ti riferisci, in particolare?

  2. TereZa / 28 Maggio 2019

    Mi riferisco a come la clinica ha pensato di avere questi pazienti in cura. Mi riferisco alla stupidità dei dipenderti/infermieri della clinica. Sicurezza presente solo quando conveniente. Insomma, un po’ tutto. Va bene che la dottoressa pensasse fossero innocui, ma sottovalutare il loro lato vilento o estremamente intelligente lo trovo un punto di debolezza del film.

    • Stefania / 28 Maggio 2019

      @zetazed: ma la dottoressa non pensa che siano innocui 🙂
      SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER SPOILER
      Lei fa parte della “congrega” che sa della presenza dei supereroi nel mondo da migliaia di anni: non ha dubbi sul fatto che i tre protagonisti siano dotati di poteri e la sua missione è quella di convincerli di non averli. Forse, sbaglia nel sottovalutarne la potenza, questo sì, e la cosa in effetti può sembrare una ingenuità, ma, secondo me, serve a rafforzare la mitologia del (super) eroe (buono o cattivo), sempre “oltre” rispetto ai comuni mortali.

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