12 Recensioni su

Everest

/ 20156.6178 voti

Il voto sarebbe un 7.5 / 24 Luglio 2017 in Everest

Ottimo film sulla montagna e i suoi pericoli tratto da una storia vera.
Il film parte con la premessa che fino al 1993 la scalata dell’Everest era affidata a professionisti; dal 1993 una compagnia ha iniziato ad accompagnare anche gente “inesperta” sulla montagna più alta del mondo.
Siamo nel 1996 e l’Everest è meta agognata da moltissime persone, sembra quasi di essere in fila al supermercato in attesa del proprio turno.
Il film si concentra particolarmente su due gruppi, quello formato da Rob Hall (Jason Clarke) proprietario dell’Adventure Consultants sposato con Jan (Keira Knightley) in attesa del primo figlio e quello di Scott (Jake Gyllenhaal).
Rob è più “serio”, fa quasi da balia al proprio gruppo; invece Scott è un pò più spensierato e tende a lasciare che il suo gruppo se la cavi da solo (o quasi).
Prima di arrivare al momento cruciale della scalata finale con le mille difficoltà che li attendono, gli alpinisti e gli spettatori attraversano un periodo di acclimatamento fatto di varie tappe.
Come detto da un personaggio nel film, non ci deve essere una competizione tra le due squadre ma solo una competizione tra l’uomo e la montagna.
Una somma di problemi umani, organizzativi e legati ai clienti, uniti alla natura imprevedibile causeranno tragiche difficoltà agli scalatori.
Intenso, drammatico e con splendide sequenze per un film bello e avvincente.
Nel resto del cast da citare Josh Brolin nei panni di Beck, sua moglie Robin Wright, Michael Kelly è il giornalista della spedizione Jon Krakauer, Sam Worthington (“Avatar”) è Guy, Emily Watson è Helen Wilton la responsabile del campo base.

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Che fotografia… / 9 Gennaio 2017 in Everest

Raggiungere la vetta più alta del mondo per poter dire: ci sono riuscito!!!
Ma il costo di questa frase può essere molto alto, come in questo caso.
Una spedizione che risulterà drammatica.
Storia vera.
Un buon film con una splendida fotografia.
Ad maiora!

SENZA OSSIGENO / 28 Ottobre 2016 in Everest

La visione di questo film potrebbe provocarvi una buona parte dei sintomi del classico mal di montagna…personalmente ho riscontrato fatica, stordimento ed irritabilità.
I primi lentissimi quaranta minuti se li prendono per dirci che andranno sulla montagna ma fondamentalmente hanno come fine ultimo quello di fiaccare nello spirito la voglia del pubblico di proseguire nella visione già a metà film. La restante ora e dieci invece è dedicata al passaggio su schermo di gente esausta e senza fiato che in combinazione al costante rumore di vento vi concilierà il sonno in modo definitivo.

Asfittico.

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Eviterest / 18 Giugno 2016 in Everest

Cronaca di una delusione annunciata. Ma almeno mi sono tolto il tarlo che mi assillava da quando è uscito:dovevo assolutamente vederlo, memore dell’adrenalina che mi arrivò dallo stupendo Touching the void di Kevin MacDonald. Beh, questo Everest è nettamente inferiore: cast stellare bruciato, storia già vista senza tocchi personali, regia glabra, piatta, perfino poca enfasi nella fotografia con tutto quel bendidio di terrificante natura a disposizione.

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Non epico ma molto ben fatto / 10 Maggio 2016 in Everest

Everest è un film un pò particolare. Pur deludendo un pò l’aspettativa di vedere qualcosa di epico, di destinato a restare nella storia del cinema, riesce comunque a coinvolgere e non poco chi lo guarda, soprattutto se si considera che la storia narrata è realmente accaduta. Al di là di questo, pur non restando, per qualche ragione, così impresso come altri capolavori di Hollywood, abbiamo un film drammatico eccellente con un ottimo cast (Clarke, Worthington, Gyllenhaal e Brolin, tra gli altri) ed una fotografia eccezionale.

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Aspettative deluse / 7 Febbraio 2016 in Everest

Se vi aspettate una classico Hollywoodiano non rimarrete delusi, immagini ovviamente fantastiche, storie familiari dei protagonisti a decorare la sfida avvincente che è scalare la Montagna. Se vi aspettate un film sullo spirito dell’alpinismo, sulla realtà della montagna e sulla vita di professionisti che hanno dato tutto, anche la vita, per essa, correte il rischio di rimanere delusi. Ho visto film con costi e pretese sicuramente minori ma con un risultato finale molto più soddisfacente

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Carino, ma…. / 30 Ottobre 2015 in Everest

Basato su fatti realemnte accaduti (sebbene, si dica, non proprio esatti) la storia di questa scalata vanta di un buon cast e delle immagini davvero emozionanti. Una storia che tocca al cuore e che lascia senza respiro (*). 6,5

Magari io scendo / 18 Ottobre 2015 in Everest

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Una spedizione guidata da un neozelandese, Rob Hall, interpretato da quel tizio a Personalità Zero che faceva l’eroe in quel film dove il protagonista non era l’eroe ma delle scimmie, si appresta, nel 1996, a scalare l’Everest. Ne fanno parte Personalità Zero, lo Scrittore (Krakauer, quello che ha scritto anche il libro Into the wild da cui Sean Penn), Crisi → tizio spaccaballe che fugge dal focolaio domestico per crisi coniugale, Tisi → tizio sfigato che comincia a tossire già a 4000 m, Jap → tizia giapponese che ride sempre come… beh come i jap che ridono sempre, altri useless che non ricordo. Si accordano con un’altra spedizione, guidata da Scott Fischer, guida alpina e alcolista da 8000 m, un Jake Gyllenbruhabruha che somiglia una cifra qui a uno che conosco.
Davanti hanno la montagna, che sembra un Dio da raggiungere e di cui il vento e la neve soffiata sulle creste lasciano percepire il respiro. Un periodo, quello, in cui non c’erano regole, per 70000$ saliva un po’ chi ca**o voleva, nani, ballerine e marroni ramarri, e i vari campi base che costellano l’ascesi e l’ascesa sono zeppi di gente. Perché si tratta di una salita esistenziale, ma commercializzata e customizzata a puntino. Ognuno ha i suoi motivi, la sua sfida con se stesso. Rob, oltre a essere un agnello, l’è propi’n’brav fanciò, e aiuta tutti in continuazione. Pure troppo, e infatti in una decina moriranno per un suo errore di valutazione, fatto per aiutare Tisi a raggiungere il sogno=vetta.
Con la montagna non si scherza, e non si rischia. Una volta sono stato su una montagna molto alta, e non ci fosse stata la corda sarei morto twice. E non so, non so più, cosa spinga le persone a rischiare così tutto, così in una volta sola, per arrivare sopra e vedere che tutto l’hai rischiato ma ormai è sotto. Non penso lo rifarei. Loro lo fanno, vanno ostinati e alla fine perdono. Mentre da un lato il sublime della montagna efficacemente è ricreato, dall’altro le storie dei personaggi, degli omini che le si abbarbicano sopra, sono sciape e indefinite. Per dire, spiace ma mica troppo, che schiattino, sembravano quasi tutti un po’ scemi. And seriously, più si è in alto meno si può rischiare. Menzione speciale per la khazakhissima aiuto-guida Anatoli, che sale per primo e SENZA OSSIGENO O_O perché lui è figo, riscende, e quando arriva la tempesta risale pure per aiutare gli altri, ne salva tre, riscende, e se non l’avessero fermato quello era ancora lì che saliscendeva. Infatti, è talmente figo che è morto sull’Annapurna l’anno successivo. Perché il bello è che più vai su più la montagna respira e vedi tutto intorno/sotto, ma puoi rimanerci anche se non rischi. Il corpo di Anatoli, e di un sacco di altri, non è mai stato trovato.

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Everest / 12 Ottobre 2015 in Everest

La tragica spedizione sull’Everest della Adventure Consultants, del maggio 1996, ha dato adito ad uno dei dibattiti più famosi e controversi della storia dell’alpinismo ed è ora diventata un film, diretto da questo regista islandese, la cui fama trascende i confini nazionali.
Scalare il monte più alto del pianeta è una sfida che ha richiamato e continua a richiamare moltissimi alpinisti, dopo la prima ascesa portata a compimento nel 1953 dal neozelandese Edmund Hillary e dallo sherpa Tenzing Norgay.
Negli anni ’90 la scalata dell’Everest diventò un vero e proprio business con l’organizzazione delle prime spedizioni commerciali, di tipo pseudo-turistico.
Il film parla proprio di una di queste.
Nella primavera del 1996 il campo base dell’Everest era sovraffollato per la presenza di molteplici gruppi pronti ad avventurarsi nell’impresa. Alcuni di essi ospitavano aspiranti alpinisti che non erano all’altezza della situazione e la pellicola critica questa sprovveduta scelta di marketing.

Il monte Everest non è sicuramente la montagna più difficile da scalare sulla Terra, ed anzi all’interno del club degli ottomila è una delle più semplici, a dispetto della maggiore altitudine.
Tuttavia, il fatto stesso che si tratti di un ottomila la pone in quella “zona della morte” in cui la sopravvivenza umana diventa fisiologicamente insostenibile, se non per brevi periodi di tempo: l’estrema scarsità di ossigeno porta infatti le cellule a morire progressivamente, senza alcuna possibilità di acclimatamento.
Tra i clienti della Adventure Consultants vi era il giornalista Jon Krakauer, che aveva appena terminato il suo libro più celebre, Into the Wild (che diventerà un film diretto da Sean Penn), in cui presentava la triste storia di Chris McCandless.
Krakauer è uno dei sopravvissuti della spedizione del 1996 e raccontò la sua odissea dapprima in un articolo dell’Outside magazine, la rivista per cui lavorava, poi in un apposito saggio del 1997, Into thin air (Aria sottile).
In questo libro, Krakauer criticò pesantemente l’organizzazione della spedizione, scagliandosi in particolare contro una guida dell’associazione Mountain Madness, che si era unita alla Adventure Consultants nel tentativo di ascesa.
Secondo Krakauer, a causa di alcune incomprensioni tra i due gruppi si manifestarono diversi intoppi, che vengono esposti nel film: il mancato fissaggio di corde sull’Hillary Step, uno dei tratti più complessi; l’assenza di bombole di ossigeno in alcuni punti determinanti. Viene poi criticata la scelta del capo spedizione Rob Hall (una delle vittime) di attendere un cliente ritardatario per accompagnarlo in cima.
Vi sono poi, per l’appunto, le critiche alla guida kazaka Anatoli Boukreev, accusato per la sua decisione di salire senza ossigeno, cosa che lo portò a scendere in anticipo rispetto alle altre guide, senza dunque potersi rendere utile al momento dell’arrivo della tempesta che provocò la perdita di molte vite umane.
Anatoli presentò la sua versione in un libro di risposta, The climb, scritto poco prima di morire sull’Annapurna, diciotto mesi dopo i fatti dell’Everest. In The climb il kazako ricordava di aver salvato diverse vite durante quella spedizione, anche e proprio grazie al fatto di essere sceso prima delle altre guide (molte delle quali non riuscirono a tornare indietro).
In cima erano del resto già presenti vari sherpa e diverse guide esperte e comunque il kazako aveva concordato le sue mosse con il capo spedizione della Mountain Madness, Scott Fischer, l’unico di quel gruppo a perdere la vita, dato che i clienti di Anatoli si salvarono tutti.
Nel film vengono esposti molti degli episodi che hanno dato origine a questa disputa, alcuni dei quali sono stati contestati da Krakauer (come il fatto che sia mai avvenuto il colloquio in cui Anatoli gli chiedeva di aiutarlo nei soccorsi, con Krakauer che rifiutava, essendo esausto).
A parte questo punto, la pellicola si mantiene in posizione equidistante tra le due versioni, aiutandosi nella ricostruzione degli eventi anche con i messaggi radio e le testimonianze di altri protagonisti della vicenda.

Il film è in ogni caso interessante ed emozionante, seppur drammatico.
Gli stupendi paesaggi raffigurati derivano da riprese effettuate in parte sull’Everest, in parte in Alto Adige (in Val Senales), per le ovvie difficoltà dovute all’altitudine.
Forse la pellicola pecca nella caratterizzazione di qualche personaggio, che viene presentato in modo superficiale e poco approfondito; ma c’è da dire che l’unica, vera protagonista di quest’opera è la montagna, lei sì rappresentata in tutta la sua imponenza e la sua drammatica imprevedibilità.
La montagna, ma anche la pulsione che porta l’uomo ad affrontarla, oggetto di un interessante dialogo al campo base, nei giorni immediatamente prima della partenza.
Buone, in generale, le prove degli attori: un cast internazionale con il quale – come di solito avviene – vengono abbellite le fattezze dei reali protagonisti delle vicende. Spiccano in particolare le interpretazioni di Josh Brolin e del protagonista Jason Clarke.

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Film godibile ma che si dimentica in fretta / 4 Ottobre 2015 in Everest

L’ho visto al cinema intrigata dalla storia che raccontava. Credo che si poteva fare molto di più con questo film, vista la storia originale che racconta. La caratterizzazione dei personaggi è carente, di molti alla fine del film si stenta a ricordare perfino il nome. I personaggi principali non vengono approfonditi e il film risulta come un racconto quasi privo di emozioni delle vicende che si susseguono. La prima ora e mezza è di preparazione, viene presentata la missione i personaggi ma questi vengono esaminati in maniera piuttosto superficiale e sono abbastanza stereotipati, l’ultima mezz’ora ti tiene incollato allo schermo per il susseguirsi veloce delle vicende. E’ un documentario che racconta della tragedia accaduta sull’Everest che nonostante la drammaticità risulta a mio avviso senz’anima.

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Mi aspettavo di più… / 2 Ottobre 2015 in Everest

Apena finito di vedere il film al cinema in 3D e si, con tutta la pubblicità che hanno fatto qui (Inghilterra), mi aspettavo molto di più.
Mi aspettavo una drammatica storia strappa lacrime e invece per quanto mi riguarda l’ho trovato molto superficiale; secondo me tutto cioé perché non si sono soffermati abbastanza su descrivere i singoli personaggi, in poche parole se uno muore la cosa non ti tocca più di tanto, perché praticamente di lui non sai niente.
Se qualcuno dovesse guardarlo mi faccia sapere cosa ne pensa, mi piacerebbe sapere cosa ne pensate… . ?

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Da vedere in IMAX / 2 Ottobre 2015 in Everest

La montagna può uccidere, ma gli scalatori ci mettono del loro. Questo, in sintesi, il messaggio di ognuno di questi film d’avventura sulle cime più alte del mondo. Ognuno degli scalatori di questa storia ha una sua ragione romantica per sfidare l’Everest, e quindi per non rinunciare neanche se stesse per cascare il mondo, o stesse per infuriare una tempesta glaciale a 8000 metri sul livello del mare. Quindi questi eroi ci provano, ma le condizioni più proibitive che si possano immaginare si abbatteranno su di loro.
Spettacolare in IMAX 3D (secondo solo al trailer di The Walk di Zemeckis che NON vedremo in IMAX alla Festa del Cinema) anche se il grosso del film sono effetti speciali. Un po’ difficile raccapezzarsi coi personaggi, sempre bardati nella loro opprimente attrezzatura (dovevano farli di colori diversi come i Teletubbies…), per cui si distinguono solo i più famosi, che però hanno ruoli marginali.
È un film che nonostante la struttura tipica da thriller d’avventura emoziona più per lo sforzo produttivo che per le sorti dei personaggi (neopapà, poveri, morti, ecc…).
Carino Jon Krakauer (interpretato da Michael Kelly) che fa la palla al piede, da bravo giornalista. A tal proposito: il film non è tratto dal reportage Aria sottile di Krakauer, che anzi ha sbugiardato il film (offeso anche per alcune imprecisioni nel suo ritratto, dice).

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