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Recensione su Everest

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Magari io scendo / 18 ottobre 2015 in Everest

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Una spedizione guidata da un neozelandese, Rob Hall, interpretato da quel tizio a Personalità Zero che faceva l’eroe in quel film dove il protagonista non era l’eroe ma delle scimmie, si appresta, nel 1996, a scalare l’Everest. Ne fanno parte Personalità Zero, lo Scrittore (Krakauer, quello che ha scritto anche il libro Into the wild da cui Sean Penn), Crisi → tizio spaccaballe che fugge dal focolaio domestico per crisi coniugale, Tisi → tizio sfigato che comincia a tossire già a 4000 m, Jap → tizia giapponese che ride sempre come… beh come i jap che ridono sempre, altri useless che non ricordo. Si accordano con un’altra spedizione, guidata da Scott Fischer, guida alpina e alcolista da 8000 m, un Jake Gyllenbruhabruha che somiglia una cifra qui a uno che conosco.
Davanti hanno la montagna, che sembra un Dio da raggiungere e di cui il vento e la neve soffiata sulle creste lasciano percepire il respiro. Un periodo, quello, in cui non c’erano regole, per 70000$ saliva un po’ chi ca**o voleva, nani, ballerine e marroni ramarri, e i vari campi base che costellano l’ascesi e l’ascesa sono zeppi di gente. Perché si tratta di una salita esistenziale, ma commercializzata e customizzata a puntino. Ognuno ha i suoi motivi, la sua sfida con se stesso. Rob, oltre a essere un agnello, l’è propi’n’brav fanciò, e aiuta tutti in continuazione. Pure troppo, e infatti in una decina moriranno per un suo errore di valutazione, fatto per aiutare Tisi a raggiungere il sogno=vetta.
Con la montagna non si scherza, e non si rischia. Una volta sono stato su una montagna molto alta, e non ci fosse stata la corda sarei morto twice. E non so, non so più, cosa spinga le persone a rischiare così tutto, così in una volta sola, per arrivare sopra e vedere che tutto l’hai rischiato ma ormai è sotto. Non penso lo rifarei. Loro lo fanno, vanno ostinati e alla fine perdono. Mentre da un lato il sublime della montagna efficacemente è ricreato, dall’altro le storie dei personaggi, degli omini che le si abbarbicano sopra, sono sciape e indefinite. Per dire, spiace ma mica troppo, che schiattino, sembravano quasi tutti un po’ scemi. And seriously, più si è in alto meno si può rischiare. Menzione speciale per la khazakhissima aiuto-guida Anatoli, che sale per primo e SENZA OSSIGENO O_O perché lui è figo, riscende, e quando arriva la tempesta risale pure per aiutare gli altri, ne salva tre, riscende, e se non l’avessero fermato quello era ancora lì che saliscendeva. Infatti, è talmente figo che è morto sull’Annapurna l’anno successivo. Perché il bello è che più vai su più la montagna respira e vedi tutto intorno/sotto, ma puoi rimanerci anche se non rischi. Il corpo di Anatoli, e di un sacco di altri, non è mai stato trovato.

5 commenti

  1. hartman / 19 ottobre 2015

    Mi hai smontato anche sto film, ma finché mi fai ridere così non potrò biasimarti 😀
    Per curiosità, qual è sta montagna molto alta in cui hai rischiato twice ?

    • tragicomix / 19 ottobre 2015

      @hartman ma lo hai scritto pure tu che la storia sucks! Per vedere solo la montagna basterebbero ottimi documentari, ce n’è
      Era il Cervino, non sono andato molto lontano. Ma taaaanto tempo fa eh

  2. Not Penny's boat / 6 gennaio 2016

    ahahah ho visto il film e non mi è piaciuto recensione stupenda!!!

  3. Not Penny's boat / 14 marzo 2016

    Si anche qui il problema sono i personaggi

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