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Recensione su Django Unchained

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2 febbraio 2013

Tarantino è partito per la tangente e nessuno può fermarlo,il motivo è semplice: dopo aver omaggiato per più di 20 anni il genere, finalmente gira un western tutto suo, e l’appuntamento per i fan è imperdibile.
Il risultato è una vera goduria per gli appassionati, e la sensazione quando calano i titoli di coda è di puro entusiasmo, l’entusiasmo e l’euforia che solo pochi riescono a regalare. Nonostante ciò il film rischia di non rimanere dentro come ci si potesse attendere, con il passare delle ore il ricordo del film si riduce soprattutto alle grandi interpretazioni di Waltz, Di Caprio e Samuel L. Jackson, e alle esageratissime scene d’azione. I motivi sono diversi, partendo dalla trama, che inizia come un western classico con i nostri eroi che vanno a caccia di taglie e si conclude con sparatorie sanguinarie con musica rap di sottofondo . Provate ad indovinare il filo conduttore? Si di nuovo la vendetta, forse è proprio questo tema che sorregge la sceneggiatura a stancare. Per fortuna invece le tematiche ed i soprusi relativi ai neri sono funzionali alla trama e non sono presenti per sensibilizzare lo spettatore, anche se alcuni scene sono davvero forti. L’altro motivo che indebolisce il film, soprattutto nella parte finale, è il poco interesse che suscita proprio il protagonista Django, che non è interpretato male da Jamie Foxx né è privo di spessore, ma che manca semplicemente di interesse e risulta troppo “normale” e poco Tarantiniano. Nonostante questi difetti, sui quali non mi soffermerei nemmeno se non stessimo parlando di Tarantino, il film vola nonostante le tre ore di durata e intrattiene prevalentemente con dialoghi da antologia Tarantiniana e musiche adatte ma che faranno discutere i puristi del genere. Un 7,5 perché a mio avviso leggermente inferiore all’ultima produzione del regista.

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