2012
62 Recensioni su

Django Unchained

/ 20128.11204 voti
Django Unchained

Tarantino in parabola discendente / 12 Maggio 2017 in Django Unchained

Mia particolare valutazione, ovviamente.
Il buon Quentin con Kill Bill e i Bastardi , ha raggiunto il top.
Già questo Django l’ho trovato a tratti un pò pesantino e con un senso di dejavu : soprattuttoper Waltz , il cui personaggio ha una gestulità troppo simile a quella di Hans Landa.
Ma sia chiaro , resta un film godibile e -chiaramente- di piena ispirazione Tarantiniana.

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Tarantella Western / 2 Aprile 2016 in Django Unchained

Quentin prende gli Spaghetti Western e ci fa una bella amatriciana -con sangue di pomodoro. Insomma riprende dal passato e lo presenta a suo modo. Non è il solito western ma è comunque un western.
Il film non mi ha convinto subito -l’ho dovuto vedere tre volte- ma ora lo ritengo un buon film. Bravissimi Waltz e Di Caprio.

La mia non è una recensione, bensì un commento. / 20 Febbraio 2016 in Django Unchained

Django è sicuramente entrato nella mia categoria Filmoni.
La categoria filmoni, per me è quella categoria di film che non trova eguali, va sopra a qualsiasi altra categoria, sono quei film che BOOOOOM! Ma che diamine ho visto?! Questo non è un film, è un… non saprei come descriverlo!
Il mio voto è 8.8, arrotondando per eccesso, nel sistema ho inserito 9. Se lo merita tutto, l’unica pecca è che la durata del film è di 2 ore e 45 minuti, quindi difficilmente me lo rivedo, praticamente vederselo vuol dire dedicargli un pomeriggio, o una serata. Tempo che si può togliere soltanto al weekend.
Solo per questo il voto lo ho fatto scendere a 8.8, però che sia chiaro, non cancellerei nemmeno un minuto delle scene. Il film è assolutamente bello così com’è. Piuttosto allungherei la durata delle giornate!

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Riflessioni su Django Unchained / 8 Gennaio 2016 in Django Unchained

Tarantino piano piano recupera terreno dopo qualche pellicola ambigua, ma certo non siamo al livello dello sperimentalismo delle sue prime pellicole. Un western piacevole e sorprendente, se non fosse che è di Tarantino. Da un nome del genere mi aspetto un capolavoro, non un film molto buono. Comunque sia rimane consigliato.

Il West di Tarantino / 25 Ottobre 2015 in Django Unchained

Cosa dire…E’ un Capolavoro.
Uno dei cast migliori di sempre: Jamie Foxx,Christoph Waltz,DiCaprio e Samuel L.Jackson.
STUPENDO.Sicuramente imparagonabile a “Il buono,il brutto e il cattivo” ed agli altri Capolavori di Sergio Leone.

Tarantino non delude.. / 9 Ottobre 2015 in Django Unchained

Bellissimo, lo consiglio..

E Tarantino mi fece apprezzare il pulp western… / 12 Maggio 2015 in Django Unchained

Questo è l’unico film western che mi garba, ed il merito di Quentin che ha creato il suo personalissimo pulp western.
Non nego che quando ho saputo la notizia che Tarantino avesse girato un film western ero molto scettico della buona riuscita dell’opera e anche quando ho visto il trailer non ero entusiasto… ma poi quando l’ho visto mi sono dovuto piacevolmente ricredere il buon Quentin era riuscito a far apprezzare un genere che schifavo, mettendo in questo film i suoi classici dialoghi e delle belle scene di azioni pup western come SOLO lui poteva fare… più che buona anche la parte comica dei sacchetti sulla testa che risate in quella scena 🙂

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21 Aprile 2015 in Django Unchained

Gran film, con uno stratosferico Christoph Waltz e un Leonardo DiCaprio che aggiunge un capitoletto alla leggenda dal cinema, con una scena in cui si ferisce sul set ma continua a recitare come se nulla fosse, inserendo nella trama la ferita (e lasciandoci nel dubbio se quello che sparge sulla faccia di Kerry Washington sia veramente il proprio sangue).
Film che però non raggiunge il livello di capolavori assoluti come Pulp Fiction e Kill Bill; mancano qui le intersezioni temporali dei film precedenti, e soprattutto la lunghezza, che non è poca ma che non basta a far distendere armoniosamente la vicenda; il finale è veramente troppo affrettato (pare che Tarantino avesse materiale per un film molto più lungo; sarebbe interessante vedere un Director’s cut).
Incomprensibili le polemiche (soprattutto americane) sul razzismo del film, solo perché vi abbonda la parola “nigger” (che negli USA costituisce, come si sa, un vero tabù). Nel film gli unici inferiori – al limite dell’animalesco – sono solo molti dei personaggi bianchi.

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16 Settembre 2014 in Django Unchained

Certe parti sono veramente fantastiche, tipo quella dei sacchetti in testa ahahahah
A mio avviso l’ultima parte è stata allungata un pò troppo, però per il resto mi è piaciuto

17 Agosto 2014 in Django Unchained

Non so cosa scrivere. Spero che il voto vi permetta di intuire il mio giudizio 😀

13 Marzo 2014 in Django Unchained

Non c’è un film del Maestro che non mi abbia fatto impazzire, ma questo è certamente entrato nella mia top 3.
B-E-L-L-I-S-S-I-M-O
Speravo non finisse mai. E poi la bravura degli attori mi ha lasciato a bocca aperta, non che non sapessi già quanto fossero meravigliosamente abili, ma è stata una riconferma piacevolissima.
Azione, dramma e comicità di alternano in questo che per me è ormai un must del cinema odierno.

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Bellissimo film. / 26 Febbraio 2014 in Django Unchained

Un altro grandissimo film, forse unico difetto la lunghezza (3 ore e passa), ma merita assolutamente almeno una visione!

10 Dicembre 2013 in Django Unchained

Esagerato e maniacale come sempre, Tarantino riprende i temi dell’amore e della vendetta trasportando nella cornice spettacolare del western il tema del razzismo e della schiavitù. Inutile dire che è tutto straordinario come sempre, imprevedibile (tranne nel finale) e denso di colpi di scena. Scenografia incantevole, splatter coreografato magistralmente e un attore su tutti: Christoph Waltz.

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5 Dicembre 2013 in Django Unchained

Quel ruffiano di Tarantino non sbaglia un colpo (o quasi).
Ennesimo bel film sfornato da questo (a suo modo) genio fanatico, fondamentalista del suo ego.
Dico ruffiano perchè il film strizza l’occhio un pò a tutti (leggasi: a tutti i mercati): italiani e americani in primis, tedeschi, francesi.
La prima parte è sensazionale, almeno fino alla morte di “Big Daddy” compresa. Poi inizia leggermente a calare, fino a farsi prendere la mano dallo splatter, esagerando un pò (volutamente, è chiaro) nella sparatoria finale, che manco quando si faceva la conserva per l’inverno si vedeva così tanto tomato juice.
Punti forti della pellicola, oltre alla suddetta prima parte, che è davvero eccezionale per ritmo, humour e invenzione:
– un Christoph Waltz francamente magnifico (anche se gran parte del merito andrebbe ascritto al personaggio che interpreta e al doppiatore);
– una sceneggiatura arrembante, soprattutto nei dialoghi della prima parte;
– alcune scene memorabili, come il conciliabolo tra gli adepti di un ku klux klan ante litteram; pungente satira del razzismo (e dello schiavismo, come in tutta la pellicola), in perfetto stile Tarantino, quello dei dialoghi tanto surreali quanto veritieri nella paradossalità della situazione che vanno a schernire;
– la ricerca stilistica dei B-movies western anni ’70, soprattutto italiani, da sempre celebrati dal regista, che danno quel tocco di piacevole nostalgico retrò (a cominciare dalla prima inquadratura dei titoli di testa, fino allo sconfinamento nel kitsch, con le irresistibili sputacchiate da mezzo litro);
– una buona colonna sonora (dal Dies Irae di Verdi, durante l’assalto degli incappucciati, all’omaggio a Trinità nel finale… oddio, canzone di Elisa a parte).
Non mi sono invece piaciuti più di tanto:
– l’interpretazione di Di Caprio, che quando fa il cattivo, a mio avviso, non convince più di tanto (ma inizio a credere di avere qualcosa di personale contro di lui);
– a tratti Jamie Foxx, che alterna momenti riuscitissimi ad altri in cui si atteggia a mero mobilio (molto più incisivo Sam Jackson per quelle poche volte che appare);
– la lunghezza forse eccessiva;
– questo fatto di aver voluto ricreare una anthology tarantiniana, convogliandola in un film western (dialoghi alla pulp fiction, racconto di aneddoti/leggende alla kill bill, ecc.);
– la summenzionata esagerazione nello sconfinare nello splatter (ma che ci volete fare, il ragazzo non cambierà mai); nulla di paragonabile, tuttavia, allo stile dell’amicone di Quentin, Rodriguez, che dello splatter sembra ormai aver fatto una vomitevole ragione di vita, nonchè una sua personalissima catarsi: Tarantino ha almeno il “buon gusto” di concentrare tutto in una singola scena, scelta peraltro (parzialmente) giustificata dalla sparatoria da showdown.
Ciò detto, il giudizio complessivo è tuttavia più che buono, anche perchè gli elementi positivi sono ben più incisivi e penetranti del leggero retrogusto amarognolo infuso da quelli negativi.
Provaci ancora, Quentin.

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Bello / 6 Ottobre 2013 in Django Unchained

Tutti i canoni del “fare cinema” di Tarantino, ovvero citazioni ad altre pellicole, inquadrature particolari, dialoghi arguti, sangue in eccesso e via dicendo, applicati ai canoni del cinema western. Il risultato è una pellicola pulp, genere prediletto e ormai consacrato da parte del regista, che strizza l’occhio ai popolari film a base di revolver e cavalli (andando anche a tributare alcune produzioni del nostro paese, come i capolavori di Sergio Leone).
Il film si lascia vedere senza intoppi, donandoci un Christoph Waltz in grande forma (anche se, a mio parere, una spanna leggermente sotto di quello ammirato in Bastardi Senza Gloria). Mi è piaciuto molto, inoltre, il personaggio di Calvin Candle interpretato da DiCaprio, molto carismatico e in grado di bucare lo schermo.

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18 Settembre 2013 in Django Unchained

In generale, il film non mi è dispiaciuto. Certo, è un film di Tarantino, quindi se si va a vederlo si dovrebbe in linea di massima avere un’idea di cosa potrà offrire (splatter e assurdità varie).
La recitazione è piuttosto convincente, anche perché è affidata a due premi Oscar. Inutile dire che Christoph Waltz monopolizza l’attenzione. Qualcuno mi disse che secondo lui “la voce del tedesco non è da tedesco, è da gay”. Questo dipende dal doppiaggio, ovviamente, ma si è sentito di peggio, in ogni caso. Non male anche DiCaprio, Kerry Washington abbastanza ininfluente, pollice decisamente su per Samuel Lee Jackson.
Il vero difetto del film è il quantitativo spropositato di errori, perlopiù storici. Naturalmente la giustificazione base è “è Tarantino”. Sì, è Tarantino, ma questa è, per l’appunto, una scusa, e come tale non dovrebbe essere abusata. Alcune cose sono di poco conto, ma proprio per questo potevano essere cambiate senza incidere sulla trama. Altre sono decisamente gravi (la guerra civile è iniziata nel 1861, non nel 1860, per dire il caso peggiore, ma anche l’uso della dinamite anni prima della sua invenzione solleva diversi dubbi). Tuttavia questo è pur sempre un western, non uno storico. E oltretutto è un film, non un documentario. Perciò si può sorvolare.
Il pregio maggiore è sicuramente l’abbondanza di citazioni, cosa che però non so quanto possa accattivarsi il pubblico non appassionato del genere. Però è davvero un continuo ammiccare, tra canzoni tratte da vecchi spaghetti western, citazioni a “L’ultimo mandingo” e “Lo chiamavano King”, per non parlare degli occhiali da sole (introdotti in America settanta anni dopo, ma vabbé) presi dal Charles Bronson di “Sfida a White Buffalo”. Per un fanatico come me c’è da andare in brodo di giuggiole.
La storia in sé non è male, ma più che il soggetto direi che è la sceneggiatura a essere meritevole. Il finale è stranamente banale, ancora di più se si considera che si tratta di un film di Tarantino, che ci ha abituati alle sorprese.
Analizzandolo come western e non come film in generale, senza dubbio rientra tra quelli che sacrificano la realtà alla spettacolarizzazione. Ci può stare. L’unico elemento a mio avviso un po’ stonante è il fatto che in certe scene si è optato per una più credibile difficoltà dei personaggi a colpire il bersaglio (la precisione all’epoca era tutt’altro che buona), mentre in altre si riesce a fare stragi come niente. Insomma, è un po’ “Open Range” e un po’ “Pronti a morire”.
Apprezzabile la ripresa della tematica “blaxploitation”, che dai tempi di “Posse – La leggenda di Jesse Lee” latitava nel genere, meglio ancora in quanto è stata fusa con le vicende di cacciatori di taglie (come in “Non predicare, spara”?).
A fine visione, la sensazione è stata di soddisfazione e spero che tutto questo aumenti la scarna percentuale di western che giungono nelle sale italiane.

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15 Settembre 2013 in Django Unchained

Buona produzione peccato per la scelta della non produzione di una colonna sonora sfociata in un tremendo scopiazzamento qui e la tra altri film e altro…peccato

Rivalutato / 2 Settembre 2013 in Django Unchained

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Questo film lo vidi al cinema e rimasi abbastanza soddisfatto, poi acquistai il dvd e lo riguardai, rimanendo inaspettatamente deluso. Infatti al cinema stavo molto incazzato per colpa della gente che canticchiava “django, django” a c…o, di quelli che parlavano, e ridevano per dare piu senso alla spesa del biglietto, quindi pensavo che nonostante mi fosse piaciuto, vedendolo con calma a casa mi sarebbe piaciuto molto di piu. Ed invece, dopo averlo visto in dvd, mi sono reso conto che la mia previsione era troppo ottimista, infatti ho rivalutato in negativo il film, se al cinema gli avevo dato un 8,5/9, adesso è un 8 pieno. Tra i difetti che ho riscontrato: la scena del tentato agguato da parte di Don Johnson e dei suoi uomini, con la gag dei sacchetti, mi è sembrata molto forzata e inutile anche se abbastanza divertente e c’è stato un brusco taglio che ha spezzato la scena, non capisco se sia voluto (e in tal caso, il motvo); Il personaggio di Waltz sembra la copia di Hans Landa (che io ho apprezzato tantissimo), una minestra riscaldata; Non mi sono piaciute per niente le “allucinazioni” di Django che vedeva la moglie ogni tanto in vari luoghi, evitabilissime; Se questo voleva essere un omaggio agli spaghetti western per quanto mi riguarda ha fallito, è poco polveroso, poco epico, assenza di veri duelli, Morricone sprecato per una canzone a mio giudizio penosa; M a la cosa che davero non mi è andata giu è stata la scena in cui Waltz uccide Di Caprio, mettendo nella m…a Django e la moglie e causando la propria morte. Non aveva nessunissimo motivo per sparargli e combinare tutto questo casino, è stata una decisione forzatissima per giustificare la sparatoria, davvero una scelta di basso livello. Poi Sinceramente Tarantino mi ha stufato con questa sua peculiarità di “citare”, sto iniziando a rivalutare anche lui (anche se comunque “Le iene” e “Kill Bill volume 2” rimangono per me 2 grandissimi capolavori…. e “A prova di morte” la defecata di una lumaca). Comunque globalmente rimane un bel film, ho apprezzato molto la fotografia, le ambientazioni, soprattutto quelle innevate, la sceneggiatura in alcuni punti, e le sparatorie nel finale abbastanza gradevoli.

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Il Top di Tarantino / 30 Luglio 2013 in Django Unchained

A mio modesto parere in questo film Tarantino ha raggiunto il Top. Con molti riferimenti al grande Sergio Leone e con una trama avvincente secondo me è il più bel film realizzato da Quentin…

28 Maggio 2013 in Django Unchained

Con Bastardi senza gloria ho scoperto Tarantino, con Django l’ho imparato ad amare… Le tre ore volano, l’adrenalina scorre, bellissima colonna sonora, e fa anche riflettere… Cast come al solito spettacolare…

28 Maggio 2013 in Django Unchained

1 film di Tarantino che mi è piaciuto / 19 Maggio 2013 in Django Unchained

In questo caso il “sangue e la me**a” dei film di Tarantino ci sta tutto, calcolando la vendetta truce del povero Django, il sangue pulp mi pare non urti troppo. La storia è molto bella. Azzeccati gli attori, e bravissimo il tedesco. L’omaggio a Trinità, a fine film, esalta, così come le citazioni della musica tedesca.
Per una volta mi è piaciuto tantissimo Tarantino! (Forse anche per merito degli omaggi agli spaghetti western)

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Tra sangue e cotone / 17 Maggio 2013 in Django Unchained

“Non è proprio un western, è più un southern”. Tarantino sa bene che non bastano polvere, pistole, sceriffi e cavalli per fare un western, nemmeno se si tratta di uno spaghetti. E, infatti, se Django Unchained è ascrivibile a un qualche genere, beh, quel genere non può essere altro che “un film di Quentin Tarantino”.

Ennesima antologia di citazioni e ispirazioni rinvigorite dalla singolare poetica del regista americano, Django è la storia di uno schiavo nero (come Dumas) che, liberato dal bounty killer tedesco King Schultz (Christoph Waltz), si reca dal latifondista Calvin Candie (un Leonardo DiCaprio sottilmente folle) per liberare la moglie Broomhilda. E, come se non bastasse, sulla sua strada non troverà solo redneck e schiavisti, ma anche un perfido Samuel L. Jackson, nei panni di un anziano servo nero che però fa il tifo per i bianchi.

Corbucci, Wagner e blaxploitation (ma anche Leone e Fulci) sono le fonti più immediate cui attinge Quentin per narrare nuovi episodi di vendetta e violenza. Ed è una violenza tutta diversa da quella canonica à la Tarantino, perché in Django viene raffigurata attraverso due regimi espressivi differenti.

Da una parte, le morti assurde, esagerate, sopra le righe, accompagnate da torrenziali fiotti di sangue, davanti alle quali è ancora possibile lasciarsi andare a una grottesca risata. Ma gli occhi cavati, le lacerazioni, le braccia spezzate, le sferzate inferte agli schiavi, sono, forse per la prima volta, torture e supplizi inferti anche al pubblico. Stavolta non si può ridere. Il dolore che passa attraverso lo sguardo di Django si trasmette anche allo spettatore. Gli schiavi malmenati, imprigionati, uccisi non sono personaggi che muoiono per svolte più o meno assurde della trama, come accadeva a Marvin in Pulp Fiction. Sono personaggi che muoiono per l’ignoranza e l’ottusa stupidità degli altri (basti guardare la scena dedicata al quasi-Ku Klux Klan).

Qua e là il film di Tarantino zoppica, è vero. Non è sempre brillante come Pulp Fiction, né ha l’immensa forza e consapevolezza cinematografica che trasudava da Bastardi senza gloria. Al montaggio non c’è più, purtroppo, la compianta Sally Menke, e il ritmo complessivo ne risente. Anche le scelte musicali, pur gradevoli e azzeccate, sembrano essere meno dirompenti. Forse perché il contrasto tra le immagini e la colonna sonora, stavolta, vuole essere affidato solo al rap di Black Coffins e ad Unchained, potente mashup di Tupac e James Brown.

Ma, alla fine, tra adrenalinici massacri, dinamite (quella sì, presa dagli spaghetti western) e puri momenti tarantiniani come la lectio magistralis di DiCaprio sulla frenologia, la bilancia continua a pendere dalla parte di un Quentin che, seppur un poco appesantito, sa ancora regalare momenti esplosivi.

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21 Aprile 2013 in Django Unchained

Non potrei scrivere una recensione migliore di quella che hanno già scritto gli altri. E’ un bel film, andate a vederlo.

Ve la do io la storia! / 16 Aprile 2013 in Django Unchained

Quentin riscrive la storia, a modo suo. Qualcuno ha parlato di razzismo, io parlerei di riscatto. Fare il regista in fondo è anche questo, reinterpretare i fatti e farli andare a modo proprio. La storia è quella di uno schiavo che si affianca a un “dentista” tedesco e insieme diventano cacciatori di taglie (e bianchi, volendo). Le musiche sono a di poco spettacolari e i dialoghi da oscar. Se non lo avete visto, aspettate che finiscano i titoli di cosa. C’è una hidden scene che fa da ciliegia alla storia….

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Quentin: ancora strepitoso / 1 Aprile 2013 in Django Unchained

Ci tenevo a specificare che quando seppi del progetto su questo film ne rimasi estasiato …pensai: sono felice che Quentin faccia un film western…proprio lui che ha sempre amato i film di Leone e Corbucci….uno spaghetti-western…fantastico !!!
e poi sono sempre stato un fanatico di Django.
Però tutti gli spin-off e i film vari (tra cui anche un sequel) che erano stati fatti prima del capolavoro targato Quentin non mi avevano molto entusiasmato (ok alcuni erano abbastanza fatti bene ma non ai livelli di Corbucci).
Andai al cinema a vedere Django Unchained aspettandomi molto ed ero anche abbastanza emozionato: alla fine del film ne sono rimasto molto molto soddisfatto, soddisfatto ma anche consapevole che dare un parere al film dopo averlo visto (o addirittura scrivere una recensione) sarebbe stato azzardato e forse non avrei saputo essere abbastanza critico. Ho fatto passare abbastanza tempo (da allora ho anche scaricato il film e l’ho rivisto più volte oltre), adesso ho scelto di parlarne.
Il film a parer mio è stupendo ! Un altro capolavoro di Tarantino e addirittura migliore rispetto ad altri che ha fatto anni fa e forse per certi versi anche il migliore di tutti.
Il film emoziona dall’inizio alla fine…ogni singola scena è fatta benissimo e i personaggi sono strepitosi (su tutti forse ancora il grande Waltz che stavolta interpreta un cacciatore di taglie che è il dr.Schultz).
Io penso a tre tipologie di pubblico che hanno visto Django Unchianed:
gli appassionati di film western che sono andati perché volevano vedere un western all’italiana di questi tempi come venisse sviluppato e io penso che questi spettatori siano rimasti soddisfatti.
Poi un’altra tipologia di pubblico sono i fan di Tarantino e sono andati a vedere Django Unchained perché era un film che il maestro aveva sempre voluto realizzare e probabilmente erano ansiosi di vedere come era il film (anche questi sono rimasti soddisfatti).
La terza categoria di pubblico è probabilmente la più vasta ed è rappresentata dai soliti spettatori che vanno solo perché vogliono vedere un film per perdere tempo (a parer mio è una cosa tristissima ma ahimè in Italia è un fenomeno diffusissimo), comunque anche questi la maggior parte sono rimasti entusiasti a parte i soliti criticoni che, o non capiscono niente di cinema oppure criticano ma in realtà sotto sotto piace anche a loro e criticano come pregiudizio nascondendosi senza rendersene conto dietro loro stessi.
Django Unchained è un film che appassiona e come elemento che forse non a tutti può piacere è il sangue (io amo il sangue e le morti nei film se usati come elemento estetico e di spettacolo), per il resto il film è assolutamente per tutti…gli attori sono straordinari e la storia è molto piacevole ma soprattutto il montaggio delle scene e come è raccontata la storia sono le cose più belle di questo film.
Oltre ovviamente ad uno strepitoso artista che è Ennio Morricone che fa sempre bellissime opere artistiche !
Django Unchianed è un’opera unica fondamentalmente per due motivi:
è un film western ma più Tarantiniano
è un film Tarantiniano ma più western.
Quando vengono mischiate più opere si crea un mix cult che ti prende e ti porta a vivere il film molto intensamente ed è quello che è avvenuto in Django Unchained di Tarantino. Criticare è semplice come lo è trovare tutti gli aspetti negativi di un uomo ma qui stiamo parlando di puro spettacolo artistico e quindi bisonga trovare motivi molto validi per criticare.
Si può pensare ciò che si vuole io ho ben motivato perché reputo questo film un capolavoro assoluto del cinema nei tempi moderni, per me Quentin è stato strepitoso ancora una volta ed ha saputo misurarsi con una cosa simile a ciò che ha sempre fatto durante la sua carriera ma ha anche arricchito la cosa cambiando alcuni aspetti e secondo me ha anche generato ancora un altro modo di fare film…quindi spero che faccia un altro film western in futuro.

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Ma cosa ha di speciale ? / 18 Marzo 2013 in Django Unchained

E’ un film che si vede ma da qui a parlare di capolavoro ne passa. La trama uno schiavo nero o negro che si vendica dei suoi padroni bianchi, giudato dall’amore per la sua donna e dallo spirito di vendetta e qui niente di nuovo (vedi spartacus o il più recente gladiatore). Bella la fotografia ed anche la colonna sonora come pure gli attori ma il resto nella norma. Tarantino è un bel furbacchione !

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1 Marzo 2013 in Django Unchained

Diciamo da subito che è un capolavoro alla Tarantino.
Diciamo da subito che per me non è equiparabile a PF o KB (di un tintinino superiori). Detto ciò, è inutile non affermare che ci si trova davanti a un grandissimo film che si presta ad esser rivisto interminabili volte. Le musiche sono superlative, la recitazione di Di Caprio e di Foxx sono da oscar ma la parte grandiosa è quella di Samuel Jackson (dio quanto lo amo!). Il prodotto è molto hollywoodiano, facendo un po’ storcere il naso a chi amava il Tarantino underground, fiotti di sangue a destra e a sinistra, ma di certo il film merita tantissimo.

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23 Febbraio 2013 in Django Unchained

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Mi sento un po’ mainstream a dover parlare di un film così mainstream e in un momento così mainstream, ma mi hanno proposto di andare e non me la sono sentita di dire di no. Tanto più che eravamo davanti al cinema con lo schermo più bigga, e ho accompagnato gli altri e mi son messo più davanti del davanti e affanculo tutta la gente che ci poteva essere in sala. Serio, stare davanti ha solo dei pregi.
Django è uno schiavo nel Texas ante-guerra civile americana, liberato da un cacciatore di taglie, simpatico, erudito nella sua lingua appresa sui libri e tedesco. Schultz lo libera, e Django si unisce a lui. Insieme, dopo un inverno di “addestramento” passato a sforacchiare carcasse sopra i monti e sotto la neve, vanno a recuperare la django’s wife, schiava in una piantagione, di proprietà, sia la schiava sia la piantagione, di un DiCaprio coi neri denti di tabacco. Già che ci sono sputo.
Questo è, l’estetica dei film tarantiniani sta ancora in forma grazie, e l’omaggio agli spaghetti-western italiani galleggia, letteralmente, nei litri di sangue che si sentono schizzare e fuoriuscire dai corpi di chi incrocia i nostri eroi. Quasi diventa un combattimento marino, a tratti 😀
C’è un inserto comico, un dibattito che si apre all’interno dei gggiovani kukluxklanner sull’opportunità e utilità o meno dei cappucci bianchi, che stravince su tutto con la sola forza del dialogo. E in effetti la forza dell’intero film proprio in questo sta, non tanto nei combattimenti o nella storia in sé, quanto nella costruzione dei personaggi. A questo proposito il dottor Schultz e il borioso schiavista Candy sono da un lato prove di scrittura a livello di sceneggiatura, e dall’altro prove di bravura mostruosa, da parte di Leo, s’era detto, e di Christoph Waltz. Il quale, figurati, quasi era già simpatico impersonando una SS, pensa ora che sta pure coi buoni. Finisce che nel confronto il protagonista, il Django di Foxx, quasi scolorisce, che detto di un nigga, come si apostrofano tutti in continuazione, è bizzarro al limite del razzista, ma tant’è.
C’è un buco di sceneggiatura verso la fine, ma chissenefrega, per due motivi. Il primo è che proprio in quel momento compare Tarantino, e chiunque se ne compiace (noi di più ancora perché invecchiando lui è sempre più uguale al nostro amico P I N O); e il secondo è che stai aspettando la chiusura sanguinolenta del tutto, per cui le chiacchiere ormai stanno a zero. Anche perché, dopo che sono morti Schultz e Candy, la storia non va avanti che per inerzia verso la finale vendetta. C’è anche Samuel Jackson, che io sono tonno e non me l’ero data, o perché recita molto bene o perché è truccato altrettanto, e morirà di botto, e passa Franco Nero, con la pipa in bocca (no, forse senza pipa) giusto per essere omaggiato e dire che lui lo sa come si scrive.

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da usare a scuola : come libro di testo / 20 Febbraio 2013 in Django Unchained

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

– mai fidarsi delle apparenze: credi che sia un tutore dell’ordine (sceriffo), invece è un delinquente
-ci sono molti modi per commerciare in carne umana, e non è detto che l’accettazione sociale li renda meno riprovevoli.
– si può essere molto diversi e apprezzarsi senza pregiudizi (il cacciatore di taglie e lo schiavo negro)
– i razzisti del kukluxklan non sono solo stupidi, sono anche ridicoli ( la storia dei cappucci fatti in casa, amplificata da quella del film di Corbucci)
– non basta essere della stessa razza per avere gli stessi interessi: lo schiavo di casa Samuel Jackson si sente partecipe solo delle sorti di candyland e del suo padrone (come un cane ammaestrato)
– non basta eliminare il padrone e i suoi guardiani, è meglio far esplodere il sistema.
Mi sembra che questi siano i messaggi di Tarantino, inseriti in una scenografia bellissima e espressi da attori magnifici.

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Il Tarantino che ti aspetti. / 18 Febbraio 2013 in Django Unchained

Tarantino al western “s’ha da fa” e cosi Quentin si presta stavolta al Cinema di genere, spinge sulla commedia, triplica gli ettolitri di succo di pomodoro, ci stuzzica con un secondo tempo brioso, saccheggia se stesso forte di una formula collaudata e accantona il guizzo inventivo, pur di servire quest’operazione. Django Unchained in definitiva è il Tarantino che ti aspetti… Forse fin troppo.

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TARANTINO NN SI SMENTISCE! / 17 Febbraio 2013 in Django Unchained

Tarantino ha gusto, si sa, e conferma questa convinzione ogni volta! un mix tra western e il suo amato genere pulp, che ricorda la carneficina finale di “Le Iene”, l’ottima sceneggiatura di “Jackie Brown” e la folle vendetta di “Kill Bill”. Fotografia stupenda e ambientazioni azzeccatissime… per non parlare della buona scelta nella colonna sonora! Da vedere assolutamente!

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16 Febbraio 2013 in Django Unchained

Molto molto bello. Coniugando estetica pulp ad efficaci omaggi allo spaghetti-western di un tempo, Tarantino mette su una storia coinvolgente, esagerata, surreale ma anche ancorata alla realtà storica. Grandiosi ( e delineati benissimo) personaggi fanno da pilastri al dipanarsi di un canovaccio classico: il salvataggio della donna amata. Ma invece che associare a ciò le solite idee e i soliti risvolti, Tarantino ambienta il tutto ai tempi dello schiavismo sudista, dando una marcia in più alla storia, che dunque diventa un mix vivacissimo di amore, libertà e vendetta all’interno di una cornice storica precisa. Numerose le scene epiche e sinceramente divertenti, tipo quella dello sgangherato gruppo di Ku Klux Klan frenato dai cappucci, unitamente alle scene più forti e perfette per mettere in mostra l’istrionismo di un Christoph Waltz e la bravura immensa di un Di Caprio, derubato ancora una volta dall’ Academy, che nel film è affascinante, pazzo, cattivo e con una delle scene più belle del film. OST atipica ma amalgamata benissimo alla storia, splendida fotografia e la solita bravura di Tarantino alla regia, fanno di Django una goduria per lo spettatore e un’opera riuscitissima, fedele allo spirito tarantiniano.

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da vedere / 14 Febbraio 2013 in Django Unchained

bello! bello! bello! Quentin ormai ha abbracciato la vena western… ironico, attori bravissimi, bei costumi, splatter al punto giusto… unica cosa… durata di tre ore!
da vedere!

10 Febbraio 2013 in Django Unchained

….e il naufragar m’e’ dolce in questo mar-e di citazioni dai classici del western all’italiana!
Avevo un po’ perso il feeling, se cosi’ si puo’ dire, con Tarantino, ma qui torna in cima alle mie preferenze e fa il botto. (!!!)

Lunga vita a Quinto! / 8 Febbraio 2013 in Django Unchained

Cosa posso dire se non che Tarantino è come sempre all’altezza delle aspettative? Una riconferma, neanche ci fosse il bisogno di dirlo. Tarantino si mette alla prova con il genere western, il suo tanto amato western, dando prova di essere perfettamente all’altezza di tanti registi come Sergio Leone o Sergio Corbucci (regista di Django del 1966) per dirne un paio; ovviamente non possiamo che aspettarci una giusta dose di splatter, umorismo e una visione un pò colorita e sopra le righe di ciò che invece doveva essere la condizione degli schiavi a quei tempi.
Il cast è come sempre impeccabile, primo su tutti Christoph Waltz, che Tarantino ha voluto riscattare dandogli un personaggio che è niente di meno che la nemesi di Hans Landa, da ‘cacciatore di ebrei’ diventa infatti il ‘salvatore di schiavi’. E tante sono le citazioni che lui offre ai nostri occhi, dandoci modo di giocare a trovare le attinenze col suo precedente film nonchè con lo spaghetti western in generale (ce n’è una molto sottile che omaggia anche Arancia Meccanica, sapete dirmi qual è?).
Anche i brani musicali scelti a fare da sfondo alle immagini divertono molto, si passa infatti dai classici alla Ennio Morricone (che ha scritto proprio un brano per questo film, interpretato dalla straordinaria Elisa) a James Brown con una scioltezza entusiasmante.
Non mi dilungherò oltre a descrivere gli innumerevoli motivi per cui questo film è un gran film, dico solo che Tarantino è l’unico regista che durante i titoli di coda si becca l’applauso in sala, ci dev’essere un motivo. Lunga vita a Quinto!

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5 Febbraio 2013 in Django Unchained

Stavolta Tarantino rende omaggio al western con una storia incentrata anche (o soprattutto) sul razzismo e la schiavitù prima della guerra civile americana. Buon film con dialoghi come al solito ficcanti (belli i confronti tra Di Caprio e Waltz-Foxx), azione con una buona dose di violenza (però con esplosione di sangue x snaturare un pò l’effetto). Però mi è piaciuto un pò di meno rispetto ad altri film di Tarantino con un paio di eccessi di Di Caprio che non ho molto apprezzato (il “saluto” alla sorella appena ritorna alla piantagione e la reazione dopo avere scoperto il vero scopoo di Waltz e Foxx). Bravissimi invece Christoph Waltz e Jamie Foxx; in uno dei ruoli dei balordi al soldo di Di Caprio troviamo anche Walton Goggins ovvero Shane Vendrell di The Shield. Bellissima la colonna sonora; Tarantino si riserva una parte piccola ma esplosiva.

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Djarantino / 5 Febbraio 2013 in Django Unchained

Tarantino avrà anche smesso di studiare prima di conseguire quello che da noi sarebbe il diploma, ma lui solo sa che diamine di regista è diventato a forza di vedersi film dalla mattina alla sera. Autoalimentandosi diventa portavoce ogni santissima volta che fa un film di se stesso e dell’America. E’ cinema allo stato selvaggio, e Tarantino si diverte così tanto, che se la sente pure di fare autocitazionismo (le iene), e non guasta affatto, anzi, è tutto nella logica di prendere spaghetti western, B-movie, gangster movie e chi più ne ha più ne metta, non risparmiando nemmeno di mettere se stesso. Geniale. Cast veramente incredibile.

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2 Febbraio 2013 in Django Unchained

Tarantino è partito per la tangente e nessuno può fermarlo,il motivo è semplice: dopo aver omaggiato per più di 20 anni il genere, finalmente gira un western tutto suo, e l’appuntamento per i fan è imperdibile.
Il risultato è una vera goduria per gli appassionati, e la sensazione quando calano i titoli di coda è di puro entusiasmo, l’entusiasmo e l’euforia che solo pochi riescono a regalare. Nonostante ciò il film rischia di non rimanere dentro come ci si potesse attendere, con il passare delle ore il ricordo del film si riduce soprattutto alle grandi interpretazioni di Waltz, Di Caprio e Samuel L. Jackson, e alle esageratissime scene d’azione. I motivi sono diversi, partendo dalla trama, che inizia come un western classico con i nostri eroi che vanno a caccia di taglie e si conclude con sparatorie sanguinarie con musica rap di sottofondo . Provate ad indovinare il filo conduttore? Si di nuovo la vendetta, forse è proprio questo tema che sorregge la sceneggiatura a stancare. Per fortuna invece le tematiche ed i soprusi relativi ai neri sono funzionali alla trama e non sono presenti per sensibilizzare lo spettatore, anche se alcuni scene sono davvero forti. L’altro motivo che indebolisce il film, soprattutto nella parte finale, è il poco interesse che suscita proprio il protagonista Django, che non è interpretato male da Jamie Foxx né è privo di spessore, ma che manca semplicemente di interesse e risulta troppo “normale” e poco Tarantiniano. Nonostante questi difetti, sui quali non mi soffermerei nemmeno se non stessimo parlando di Tarantino, il film vola nonostante le tre ore di durata e intrattiene prevalentemente con dialoghi da antologia Tarantiniana e musiche adatte ma che faranno discutere i puristi del genere. Un 7,5 perché a mio avviso leggermente inferiore all’ultima produzione del regista.

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Intrattenimento puro! / 30 Gennaio 2013 in Django Unchained

Ho posticipato a lungo questa recensione e ora la scrivo, al posto di finire la stanza, ah che furbo. Il film di Tarantino che sta facendo parlare tanto ( perché poi io continuo a non capirlo) con Jamie Foxx, Christoph Waltz e Leonardo DiCaprio. Prima di tutto la storia l’ho trovata davvero ben costruita, la sceneggiatura di per se non ha niente di innovativo ma è tenuta benissimo in piedi da una storia interessante ( a tutti piacciono i film sulla vendetta c’mon man) e gli attori sono davvero una manna dal cielo: uno più bravo dell’altro. Io ho adorato Christoph Waltz per esempio, Golden Globe e canditatura agli oscar meritatissimi. Il suo personaggio è divertente, sfacciato e dolce allo stesso tempo. Jamie Foxx in questo film mi convince ad ogni passo che il suo personaggio compie, ti trovi a immedesimarti secondo me ad un certo punto, nella sua figura senza nemmeno accorgertene. Leonardo DiCaprio invece ha dato prova di enorme maturità, un cattivo che fa il cattivo, davvero esemplare. Mi ha incuriosito la figura di Stephen invece ( interpretato da Samuel L. Jackson) non ho ben capito questo personaggio, ammetto che da subito antipatia a pelle, però mi sono applicato e non ho capito bene ( errore mio lo ammetto) se mi sia piaciuta la sua interpretazione e il suo personaggio o meno. Lo riguarderò per capire meglio. Trovo che il tutto sia legato bene anche dalla mano di Tarantino ( io ammetto di essere uno di quei fan urlanti pronto agli schizzi di sangue ad ogni uscita di uno film) e naturalmente non stiamo parlando di qualcosa di profondo: stiamo parlando cinema ragazzi! Puro spettacolo in questo caso davvero godibile. Indimenticabile tra l’altro la stupenda e esilarante scena dei razzisti a cavallo che con i cappucci del Klu Klux Klan cuciti male. Non smettevo di ridere. Geniale.

Insomma stiamo parlando di un film di Tarantino è chiaro aspettarsi certe cose, non è struggente ne magistrale ( anche se il messaggio di base è molto potente e l’america non si dovrebbe dimenticare che avrà sempre le mani macchiate di sangue per colpa di questo massacro razzista) ma è davvero coinvolgente e ti intrattiene, cosa che ultimamente avevo bisogno di vedere in un film. Ultima nota importante: la musica. Io non so come sia venuto in mente a Tarantino di mettere la canzone di Morricone feat Elisa in questo film ma ha davvero stonato a parer mio. Non mi è piaciuta affatto e nemmeno altre scelte del tutto discutibili mi sono piaciute. Corbucci secondo me sarebbe stato in grado di apprezzare questo omaggio di Tarantino, che ha saputo davvero fare un bel film, intenso ricco e spettacolare ( dal punto di vista visivo immensamente). Voto 8/10 per la presenza di Christoph Waltz e il piccolo cameo di Franco Nero ( il Django di Corbucci) e assolutamente andatelo a vedere al cinema.

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Django unchained, un pulp western senza gloria / 29 Gennaio 2013 in Django Unchained

Ma quanto può essersi divertito Quentin Tarantino nel girare il suo ultimo film Django unchained? E’ questa la prima domanda che mi sono posta dopo aver visto i 165 minuti in cui il regista non ha risparmiato nulla, mettendo in scena tutto ciò che più ama.
Prima di tutto un genere che da sempre lo appassiona, il western, o meglio lo spaghetti western (c’è una bella differenza!) omaggiando l’italiano Sergio Corbucci che nel 1966 aveva girato Django interpretato da Fanco Nero, che nella pellicola di Tarantino trova posto in un cameo. Dello spaghetti western ritroviamo sopratutto quei primi piani unici che Sergio Leone per primo ha realizzato e l’impiego della musica completamente fuori dal tempo e dallo spazio che sta accompagnando.
In secondo luogo, Tarantino, così come vuole il western all’italiana, non si è risparmiato sparatorie, morti, violenza, litri di sangue sconfinando nello splatter (voluto) e che abbinato ai dialoghi brillanti, ironici e surreali raggiunge un equilibrio che gli garantisce non solo l’attenzione dello spettatore per quasi tre ore ma anche che questi non si senta male davanti a scene così macabre.
Così come nel western all’italiana la distinzione fra “buono” e “cattivo” è sfumata, e Django, l’eroe della storia si trasforma in un antieroe, e sebbene resti un personaggio positivo non manca anch’egli di cinismo, quel cinismo che contraddistingue i suoi nemici bianchi.
Nel movente invece è un puro western americano, il protagonista lungo tutta la narrazione è mosso da un ideale, quello della vendetta, e dalla ricerca della donna che ama, e il denaro che nella revisione di genere italiana ha un posto centrale, è l’obiettivo che muove gli eventi, in Django unchained è solo un mezzo per raggiungere lo scopo.
A renderlo un film unico, tanto da creare un genere a sé stante, oltre alla commistione con il genere pulp, è la tematica affrontata dalla pellicola, quella dello schiavismo. In un intervista al Daily Telegraph, nel 2007, Tarantino dichiarò che avrebbe voluto girare un western ambientato nel profondo sud degli Stati Uniti, e che avrebbe esplorato uno degli avvenimenti più orribili della storia americana, la schiavitù. Inoltre, dichiarò che avrebbe voluto concentrarsi su questa tematica poiché è notoriamente causa di vergogna nel pensiero comune della società statunitense e per questo motivo nessuno prima di allora aveva mai avuto il coraggio di affrontarla in maniera adeguata.
Credo dunque che Tarantino si sia divertito ed anche gli spettatori in sala, nessuno si è annoiato, in molti hanno riso, ma tutto ciò non basta e non è abbastanza per gridare al capolavoro, perché un capolavoro non lo è. L’intenzione del film è eccellente, il cast altrettanto, la sceneggiatura è brillante ma nonostante questo uscita dalla sala la nostalgia per capolavori quali Pulp Fiction, Le iene e perfino per Bastardi senza gloria è tanta…

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La “D” non si pronuncia … / 29 Gennaio 2013 in Django Unchained

Un western atipico che ammicca volutamente (a cominciare dal titolo) a quello più tradizionale, nel quale si possono cogliere accenni a diverse famose pellicole italiane del passato ed in cui si trova di tutto (comicissima la ridicolizzante sequenza sul Ku Klux Klan e piuttosto divertente il cameo di Franco Nero che fa sillabare a Django la grafia del proprio nome ) prima dello scoppiettante (in tutti i sensi…) e liberatorio gran finale .
Personalmente l’ho guardato senza pormi troppe domande , come se si fosse trattato di un appassionante e lungo videogioco (quasi tre ore che però trascorrono senza accorgersene e questo è di per se un gran merito ) e forse proprio per questo mi è piaciuto . Probabilmente non verrà mai annoverato fra quelli più memorabili della storia del cinema , ma è un film che si fa certamente apprezzare anche in virtù di una splendida fotografia , di alcune bellissime inquadrature oltre che per un’azzeccata colonna sonora .
Sono convinto che Tarantino , che si è ritagliato anche una particina verso il finale, si sia divertito un sacco a girarlo e con lui si siano divertiti anche i componenti del ricco cast , con Waltz e Di Caprio a svettare su tutti , e nel quale ho faticato un po’ prima di riconoscere il peraltro sempre ottimo Samuel L. Jackson.

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29 Gennaio 2013 in Django Unchained

Leggera flessione di Tarantino nel film Bastardi ma qui nulla da dire se non: bentornato!
165 minuti che scorrono come acqua nel fiume. Anche se parliamo di un western con situazioni conosciute e un finale direi banale, non una cosa fuori posto.
Musiche. Fotografia. Attori. Seneggiatura. Non una stonatura.
Ammetto di essere un fan del regista ma non riesce mai a deludermi e neanche questa volta ci è riuscito.
La scena degl’incappucciati è ECCEZIONALE!
Ma anche il suo modo, inconfondibile, di girare un film è ECCEZIONALE!
Capolavoro no ma sicuramente un gran bel film.
Ad maiora!

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Sono persuasa. (cit) / 28 Gennaio 2013 in Django Unchained

L’intermezzo della discussione tra incappucciati è poesia.

28 Gennaio 2013 in Django Unchained

Il dottor Schultz, eccentrico e acculturato ex dentista e ora cacciatore di taglie, compra lo schiavo Django (con la D muta) per uccidere i fratelli Brittle, per poi rendergli la libertà ed aiutarlo a ritrovare sua moglie per liberarla, schiava di qualche possidente negriero.

Quando si parla di Tarantino, non si può che dire che ogni volta ci regala un’opera tecnicamente impeccabile, ben studiata, dalla sceneggiatura, alla fotografia fino alla colonna sonora, piena di citazioni e ritorni ai suoi film precedenti, con cast stellari che esaltano maggiormente il prodotto finito.

Purtroppo però è una cosa vista e rivista, risultato di un attento copia-incolla di elementi “tarantiniani” che tanto amiamo, con ottimi momenti di comicità e ironia (a volte troppo scontata e paleste) e una serie di caratteri brillanti e accattivanti: in questo caso Christoph Waltz ci regala un’interpretazione indimenticabile, perfetta e ironica, mettendo in ombra tutti gli altri attori, tanto da chiederci perchè il titolo non possa essere stato “Il dottor King Schultz e Django”.

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28 Gennaio 2013 in Django Unchained

Wow….fighissimo.
Cast stellare…..Christoph Waltz e Jamie Foxx….belle musiche e ottimo ritmo….l’unica pecca è la sparatoria verso la fine…..un bel pò alla Tarantino.
Ma cmq il film merita 🙂
Ah…è proprio ciccio Tarantino 🙂 Che buffo!
8 e mezzo.

27 Gennaio 2013 in Django Unchained

Tantissime citazioni, una fotografia affascinante, un cast brillante (Christoph Waltz su tutti) ma una sostanza così così. Django coinvolge ma non sconvolge durante i suoi, lunghissimi, 165 minuti. Gli ultimi 25 piuttosto superflui peraltro nella loro deriva splatter, marchio di fabbrica del recente Tarantino, ma che fanno la differenza tra un film piacevole e divertente ed un capolavoro.

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27 Gennaio 2013 in Django Unchained

capolavoro. tipico di tarantino, una rilettura alta e autoriale della merda.
avrebbe i mezzi per fare e rifare pulp fiction che è, va da se, il suo migliore. sarebbe facilissimo. ma credo preferisca fare altro: fare il ca**o che gli pare.

Il film della maturità / 27 Gennaio 2013 in Django Unchained

Premettendo che sono una grandissima fan del Maestro, cercherò di essere quanto più obiettiva possibile. Credo che questo sia il film che sancisce a pieno la crescita del regista: c’è il perfetto equilibrio di tutti gli elementi che da sempre lo caratterizzano – gusto estetico per la violenza, dialoghi a tratti surreali, personaggi forti, vendetta, il confine sottile tra buono e cattivo, tra giusto e sbagliato -, l’omaggio al primo amore ovvero il western italiano, la sua regia peculiare e l’attenzione al paesaggio. Tutto è ben mixato e nulla, a parer mio, diviene preponderante: punto di forza o di debolezza? Dipende dall’occhio di chi guarda. Come caratterizzazione dei personaggi e sviluppo dell’intreccio, però, ho preferito Bastardi. Certamente un film di qualità superiore alla media, con un ottimo cast (dove io credo prevalga nettamente un Di Caprio in formissima, ancor più del fantastico Waltz). Il suo capolavoro a parer mio è un altro, ma affermo ancora una volta con convinzione che Tarantino non delude mai.
Django, sei figlio di una grandissima *BOOOOOOOOM*

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Recensione video / 25 Gennaio 2013 in Django Unchained


Cosa ne pensiamo è detto qui u.u commentate numerosi

25 Gennaio 2013 in Django Unchained

Se Kill Bill è 10, Bastardi senza gloria 9, Django è 8.
Abbassano il voto l’assenza di scene cult e, parere personale, la durata assegnata alle tre fasi del percorso di Django.
Troppo poco spazio alla sua “formazione” di cacciatore di taglie, troppo tempo con Di Caprio.

se te meno… ovvero 7- / 24 Gennaio 2013 in Django Unchained

Se amate Tarantino, ci siete già andati.
Se non l’avete visto, andateci poiché oggi giorno è dura incontrare un regista che in tre ore riesce ad intrattenerci e trattenerci al cinema ma… da qua a CAPOLAVORO, troppa acqua deve passare sotto i ponti.

Mi aspettavo uno spaghetti western. Non è uno spaghetti western.
E’ un film che oscilla fra l’action movie, il comico (non ricordo da quanto la sala non ridesse in quel modo), drammatico e sullo sfondo, ma solo sullo sfondo, c’è lo spaghetti western. La pellicola è piacevole ma allo stesso tempo non mi ha convinto del tutto, e visto che sono molto critico (modo più delicato per non dire rompi coglioni) vi dico sin da subito che non state vedendo un film impegnato, si ok è sullo schiavismo ma ci sono modi e modi per trattare la materia. Quentino da Taranto sceglie la via breve, divertente, action. Ragazzi, la recensione non è ancora iniziata e qualcuno di voi già sta bestemmiando in giapponese, pur non conoscendolo. Andiamo quindi alla trama, senza dirvi troppo e sintetizzando al massimo, possiamo definire Django Unchained la storia di un uomo di colore.. ma di che colore ? Anche il bianco è un colore. Dio se fossi di origini africane, mi incazzerei abbestia ogni volta che si pronunciasse “di colore”.
Dicevo, Django è uno schiavo afroamericano che viene liberato da un crucco meglio noto come Dr. Schultz, dentista di copertura, cacciatore di taglie di professione, è interpretato da C. Waltz.
La parte gli calza a pennello. L’improbabile duo composto da un “negro” e un “tedesco” inizia quella che sarà l’epopea del nostro protagonista dalla D silente. Egli dovrà ritrovare sua moglie, venduta come donna da casa, ma non solo, a Messier Candy meglio noto come Di Caprio. Anche Di Caprio, bravissimo, lo valuto sempre meglio giorno dopo giorno ma la mia standing ovation va a Samuel L. Jackson che interpreta un cattivissimo afroamericano, una specie di braccio sinistro di Messier Candy, suo lecca culo personale. Vorrei farvi notare le espressioni facciali e la sua interpretazione che ci fanno capire come odi i “negri”. Il tutto si intreccia alle citazioni, sparatorie, cavalcate, montagne innevate, battute divertenti in particolare due:
1)”Ma cosa gli fai alle donne”
2) Dopo che Django si veste come un damerino ed entra assieme a Schultz nella proprietà di Big Daddy, schiavista interpretato da Don Johnson egli fa: “Nella mia proprietà i negri non vanno a cavallo”
Quindi in soldoni, a mio avviso Django è un buon film, inquadrature che oscillano fra il buono e l’ottimo, apprezzabilissima la ricerca al dettaglio di Tarantino, ottima la scelta del cast.
Se dovessi dargli un voto direi 7- .
Ora qualcuno sta passando alle bestemmie in cinese ma lasciate che spieghi le mie motivazioni:

1) La colonna sonora.
Ma stiamo scherzando? Mi metti Ennio, venti secondi di J.Cash e poi dai spazio a brani Hip Hop ? Ragazzo, eravamo nel Sud della seconda metà Ottocento non ci aspettiamo che esca 50 cent armato di uzi mentre guida un hammer.

2) Demenzialità.
La scena degli uomini incappucciati e il discorso sui buchi. Vuoi farmi un film divertente, lo puoi fare benissimo. Ti rendi conto che il film e i temi trattati risultano pesanti e lo alleggerisci? Tanto di cappello ma non abusare.

3) Mandingo.
Se tu mi dici Mandingo, io tutto penso tranne omaccioni sudati che fanno lotta greco-romana e vale tudo. Mandingo, io penso a africani con peni grandi come proboscidi. Forse e dico forse che si prendono a pisellate neppure duellassero con spade ma non a combattimenti. In ogni caso sono contento che la scelta non sia degenerata nel porno violento, meno male ma se dici Mandingo che lottano io penso a questo. Come diavolo lottano dei Mandingo. Avrei preferito scene di sesso mandingo-signorina Candy, visto che negli spaghetti western non mancavano,

4) Franco Nero.
HAI FRANCO NERO e come lo usi ? Per una battuta ?
Una battuta ovvia e scontata. E qui mi aggancio al citazionismo, senti la battuta e fai: “Ehi ma io Django di Corbucci, l’ho visto. Io so chi è quello, sono un figo”.

Voto finale 7- , per questo.
Il film poteva essere davvero un capolavoro, avrebbe potuto segnare il ritorno del Tarantino anni ’90 ma non è stato così. Niente di grave eh, è sempre un 7-, la pellicola è godibile, divertente e ti fa passare una bella serata con gli amici ma non mi ha proprio convinto poiché poteva dare di più.
Della serie, il ragazzo è intelligente ma non si applica poiché ha capito quello che vuole il Tarantiniano medio. Io purtroppo e per fortuna sono un fan di Tarantino, ho 21 anni e da anni vedo le sue pellicole, quelle consigliate, quelle prodotte, quelle fatte.
Ora vorrei vedere un Tarantino maturo, voglio un po’ di cambiamento.
DonMax

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TARANTINO E UN’ALTRA CIAMBELLA COL BUCO. MA … / 24 Gennaio 2013 in Django Unchained

“Signori, avevate la mia curiosità… Ma ora avete la mia attenzione”. E’ una delle frasi più celebri del film “Django Unchained” , la nuova fatica di Quentin Tarantino. E quanto a curiosità e attenzione sembrerebbe proprio che questo capolavoro ne abbia fatto il pieno sia da parte del pubblico sia della critica. Eh già ,un capolavoro: su questo è difficile discutere. Ma ,come spesso accade per tutti i “masterpieces “, spesso si tratta di una “targhetta” impegnativa e difficile da portare attaccata.
Tuttavia, andiamo con ordine. Dal punto di vista prettamente tecnico la pellicola è impeccabile ,sfiora la perfezione: la fotografia è ottimale ;i paesaggi e l’ambientazione sono superlativi e oltremodo appropriati per un western che si propone anche di richiamare la tradizione del genere; ma alla vera punta di diamante si collocano il montaggio e le colonne sonore. Fred Raskin ,al montaggio, e Wylie Stateman ,al montaggio sonoro, danno il meglio di loro mettendo in scena espedienti ,tecniche e risultati creativi strepitosi mentre le scelte musicali non potevano essere più azzeccate (a parte Elisa). Con la selezione di un compositore tanto legato al mondo dello “spaghetti western” come Ennio Morricone e con un’alternanza di buoni stili l’esito è scontato. Non stupisce ,pertanto ,che proprio il signor Stateman abbia ricevuto una nomination all’Oscar. Ma tra tutti i nomi legati a questo lungometraggio non è ovviamente il solo ad attendere la statuetta dall’Accademy :come non considerare ,infatti, Christoph Waltz! Già vincitore del Golden Globe, sicuramente è nel cast quello che merita di più grazie alla sua mimica spontanea e alla sua recitazione sui generis. Tra gli attori ,però, anche Leonardo Di Caprio si distingue ,a differenza di Jamie Foxx e Samuel Jackson ,i quali hanno espresso tutte le loro più eccezionali capacità meglio in altre pellicole.
E arriviamo dopo tutto ciò al grande Quentin ,che con qualche scena ci regala pure un cameo dedicato alla sua originale figura e un’uscita di scena “esplosiva”! Tarantino è un regista di primo livello, dietro la macchina da presa è in grado di competere con i big della storia del cinema e con “Django” lo dimostra eccome. Sa omaggiare il western con degli zoom che non si vedevano da un pezzo e sa mantenere una certa continuità con le peculiarità dei suoi precedenti lavori. Cionostante, si può dire che in questo film qualcosa cambi. Qualcuno potrebbe asserire che sia il più “normale” delle opere tarantiniane ,sempre un po’ definite “strane”. E in effetti diverse sperimentazioni che hanno segnato i suoi esordi cedono il passo a talune forme anche troppo classiche per uno come lui. Tali riscontri sono rilevanti soprattutto quando si parla in termini di sceneggiatura. Tra Tarantino regista e Tarantino sceneggiatore ,difatti, vi è una linea ;sottile ma c’è. I dialoghi di “Django Unchained” sono sì accattivanti ,geniali e divertenti ma in alcuni tratti manca loro quel poco in surplus di folle, delirante e provocatorio che connotava per esempio “Bastardi” ma anche “Pulp Fiction” o ”Le iene”. Non è ,comunque, una macchia nera ,solo una macchietta per quanto riguarda il bianco copione di Quentin. Allo stesso modo, di macchietta si può parlare in merito a certe aspettative che non sono state soddisfatte. E’ il caso dell’irriverente protagonista ,dal quale forse ci si sarebbe attesi un maggiore approfondimento della sua psicologia ,della sua storia e del suo comportamento. Restano scarsamente motivate alcune sue trasformazioni troppo repentine ,come quella da schiavo liberato a spaccone ammazza-tutti, e restano vagamente mostrati tratti di umanità o emozioni ,che magari si potevano accentuare. Copensano il tutto ,ad ogni modo, il personaggio dell’affabile e caricaturale dottor King Shultz e quello dell’enigmatico e prevaricatore Calvin Candie.
Restando sempre sulla sceneggiatura (Golden Globe), si può concludere ,quindi, affrontando l’aspetto tematico del film. Qual è il tema? Qual è la morale? Qual è il messaggio? Rispondere a queste domande è sempre qualcosa di ostico quando si parla della farina del sacco di Tarantino ,un cineasta che in realtà si confronta di continuo con un solo e medesimo motivo di base nei suoi film: il bene e il male. Il regista di “Django” ha costantemente ben presente chi sono i buoni e chi i cattivi ,nelle sue storie i due si scontrano e confondono ma alla fine sono i buoni che hanno la meglio e ottengono il loro riscatto. In quest’ultima pellicola si aggiunge ,inoltre, la tematica della schiavitù ,delle impensabili e crudeli condizioni cui i neri erano costretti nel passato ma la sensazione che qualcosa manchi è presente. Forse una maggiore attenzione per l’intero aspetto del “sottotesto” ,potremmo dire, e del significato profondo dell’opera. E questo è un peccato ,ancora più grande se si considera quanto effettivamente migliore possa essere considerata la prima parte del lungometraggio rispetto alla seconda e quanto ,forse anche a causa dell’eccessiva lunghezza di 165 minuti, il finale si perda in sottili ridondanze ,incongruenze nell’intreccio e sproporzione di unilaterale e poco funzionale violenza.
Le interpretazioni su “Django” ,tuttavia, possono e devono essere moltissime ;e questo è un pregio del film ,quello di incoraggiare dibattiti in materia cinematografica tra la gente. La critica è ,infatti, più che buona complessivamente. Sono giusto alcune semplici osservazioni senza le quali nulla impedirebbe al nostro Quentin di intascare tutte le meritate “10 stelle”. E “Django” sarebbe stato un perfetto candidato considerando i progressi del regista in questa direzione. E’ anche questo ,come tutti gli altri titoli della sua filmografia, una ciambella riuscita col buco e con un buco dalla circonferenza precisissima ,da geometra! Ma forse manca quel pizzico di zucchero per soddisfare un palato raffinato.

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23 Gennaio 2013 in Django Unchained

bellissimo davvero!! e fantastici gli attori

7.5 / 21 Gennaio 2013 in Django Unchained

I Bastardi senza gloria non mi erano piaciuti. Questo Django, invece, fa una figura assai migliore. Evito di dilungarmi sulla cura maniacale che Tarantino profonde nella ricerca della migliore estetica, selezionando le inquadrature, innovandole con l’aggiunta di tecniche e di stili in uso ad un certo cinema italiano (in questo caso pesca a piene mani dalla tradizione del western di serie B italiano e, non a caso, Django è il remake di un film con Franco Nero, che qui offre una simpatica e amichevole partecipazione), montandole alla perfezione.
Django Unchained è un film che va visto in sala e va gustato soprattutto per le qualità estetiche. Tarantino è comunque un buon narratore e un miscelatore di generi e storie decisamente orignale e la sua capacità di tener viva l’attenzione per oltre 2 ore e mezzo,questa volta senza perdersi – troppo – in manierisimi eccessivi, rende bene.
Gli interpreti sono la punta di diamante: Chrisoph Waltz su tutti. Il suo personaggio merita un inchino. Divertente ed espansivo è il migliore del cast. Ma fanno un’ottima figura anche Leonardo Di Caprio, Samuel L. Jackson e Jamie Foxx.
L’unica cosa da sottolineare è che si tratta di puro intrattenimento. Sebbene voglia omaggiare gli spaghetti western, rimane un film giocoso, senza alcuna pretesa intellettuale. Decisamente fuori luogo pensarlo come un candidato all’Oscar. Forse un premio alla regia Tarantino lo meriterebbe, o magari alla sceneggiatura. Ma Django, come pure i Bastardi senza gloria, va preso come un film pulp, qualcosa di simpaticamente grottesco, un revival di genere. Un film con cui ridere e spassarsela, rifinito con cura e interpretato alla perfezione. Tutto qui.

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Django Unchained! / 21 Gennaio 2013 in Django Unchained

Ho sentito gente dire che questo è l’ennesimo film di Tarantino sopravvalutato, solo perché Tarantino è abbastanza famoso da riuscire a suscitare euforia nella gente solo mettendo il suo nome su una locandina.
Beh, sopravvalutato un par di balle, giovani.
Questo, più che altro, è l’ennesimo capolavoro di Tarantino. Lui è proprio come il vino, più invecchia e più migliora e non smette mai, e sottolineo mai, di stupire il pubblico.
Sì, è vero “quando la sala è piena il film fa schifo”, ma Tarantino è l’eccezione che conferma la regola, perché siamo talmente in tanti ad adorarlo che non ci mette molto a riempire le sale dei cinema di tutto il mondo.
Inoltre, è geniale anche per questo, perché perfino gli stupidi capiscono che, in ogni caso, quasi tutte le cose che portano il suo nome meritano attenzione e ammirazione.
La cosa che più mi ha colpito in questo film è stata l’interpretazione di DiCaprio. Giuro che mi veniva da piangere e ridere insieme, non l’avevo mai visto così raggiante. La sua recitazione era impeccabile, tutto quello che faceva era in perfetta linea con il suo personaggio. E’ stato geniale.
E’ la prima cosa che mi ha colpita perché, lo ammetto, non è mai stato tra i miei attori preferiti, né avevo così considerazione e interesse nei suoi confronti, nonostante mi sia piaciuto molto in qualche film di Scorsese.
Penso che Tarantino abbia tirato fuori il meglio di lui.
Per quanto riguarda Jamie Foxx e Christoph Waltz, nulla da dire, impeccabili come sempre. Sembravano davvero molto affiatati, non poteva uscirne che una coppia perfetta.
Che dire ancora? Questo film non annoia, ti tiene incollata allo schermo dall’inizio alla fine.
Credo che sia proprio uno di quei film che non ti stancheresti mai di guardare. Le battute e i dialoghi sono geniali, la fotografia e le inquadrature altrettanto, tutto è come deve essere. Per non parlare della sorpresa verso la fine, ogni volta che lo vedo cimentarsi in certi ruoli mi scappa la risata.
In conclusione, questo è un film da 9. Geniale Tarantino, come al solito.

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Il solito Tarantino / 20 Gennaio 2013 in Django Unchained

Appunto: il solito. Citazionismo spinto, copia-incolla postmoderni (qualcuno lo avvisi che il postmoderno è diventato postvecchio), battute fulminanti a raffica che neanche Entico Mentana, gente che rimbalza in giro quando gli spari, cazzeggio in allegria. Regia perfetta fino al manierismo. Trama banale. Il nuovo giocattolo di Quentin si chiama Storia o, per chi preferisce, storia. Ma si può giocare con tutto rendendolo stiloso? Anche con la shoa? Con lo schiavismo? Secondo Quentin, sì. Secondo me, mica tanto. Ogni volta che esce un suo film alla gente schizza l’ormone a mille. Sarà vero che le sparatorie girate con stile fanno vendere. Ma non è abbastanza.

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La “D” è muta / 19 Gennaio 2013 in Django Unchained

Opera numero dieci di Quentin Tarantino come regista, il film è un omaggio ai cosiddetti “spaghetti western” (western all’italiana, realizzati da metà anni ’60 a fine anni ‘70), da cui riprende anche il nome del personaggio principale, interpretato da Franco Nero per la regia di Sergio Corbucci nel 1966. La pellicola ha tutti gli elementi “Made in Tarantino”: ironia talvolta sottile talvolta esagerata, dialoghi e situazioni pungenti, personaggi smussati con l’ascia e orgasmi di violenza; tutto ciò al servizio di un’ottima sceneggiatura (scritta anch’essa da Tarantino, ça va sans dire) in cui i protagonisti e i caratteristi sguazzano beati come limoni tra le cozze ognuno portando avanti il suo percorso, circondati da un’atmosfera western allo stesso tempo ricercata nei costumi e kitsch nei modi. In mezzo a fiumi di sangue nuotano i due protagonisti Jamie Foxx (che vinse l’Oscar nel 2005 impersonando Ray Charles), nei panni di uno schiavo scatenato (letteralmente) cazzuto e tenero, combinazione che lo rende allo stesso tempo un eroe e un bastardo, trasformandolo da Cappuccetto Rosso a lupo famelico, e Cristoph Waltz (Oscar nel 2010 per il gerarca nazista Hans Landa di “Bastardi senza gloria”), ironia e raffinatezza al vetriolo unite a sorrisi da cobra, per la seconda volta il regista del Tennessee gli cuce addosso un personaggio sfaccettato e mai banale. All’angolo opposto di questo ring polveroso troviamo Leonardo DiCaprio, che interpreta un ruolo la cui visione è consigliata a tutte le persone che di lui hanno nella testa solo “Shutter Island” (ottimo film fin per carità, ma perché così osannato dal pubblico a dispetto di tanti altri non si capisce bene) o peggio ancora il Jack di “Titanic” (sì, si fida di te!): come schiavista razzista e psicotico è una meraviglia e un divertimento per gli occhi, per di più se ci aggiungiamo la spalla d’eccezione Samuel L. Jackson, vecchio nero più razzista dei bianchi stessi. Dopo “Jackie Brown”, omaggio alla blaxploitation, Tarantino esplora un altro sottogenere a lui personalmente molto caro, e lo fa prendendo in prestito inquadrature (primi piani intensi alla Sergio Leone, tra le altre cose), situazioni e piccole chicche sceniche o di montaggio; il risultato è un ottimo film, divertente e godibile, nonostante il genere di appartenenza non sia più nelle sue decadi migliori. Da segnalare la fotografia di Robert Richardson (3 Oscar della categoria sul groppone) e le musiche, nella scelta delle quali il buon Quentin immagino si sia divertito un sacco.

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19 Gennaio 2013 in Django Unchained

Alla fine ha prevalso la curiosità, e me lo sono visto pure io. Devo ammettere che mi sono divertito un sacco nella prima metà, molto più di quanto credessi; la scena dei bifolchi razzisti e dei loro cappucci bianchi è strepitosa. Poi litri di sangue come al solito, che secondo me un po’ guastano la bellezza del film. Sì, lo so, è chiaro che a Tarantino piace, che è il suo marchio di fabbrica e tutto il resto, ed è pure chiara la vena ironica; ma desplatterare un poco le sue pellicole a mio avviso le migliorerebbe (ne guadagnerebbe la tensione, un po’ come avviene per gli horror). Christoph Waltz eccezionale, Foxx convincente, molto bravi anche gli altri.

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19 Gennaio 2013 in Django Unchained

Parlare di schiavismo in America , argomento tabù , è prova di grandissimo coraggio.
Il film pienissimo di citazioni è stupendo.

Tarantino non delude / 18 Gennaio 2013 in Django Unchained

Tarantino si cimenta per la prima volta nella regia di uno ‘spaghetti western’, riuscendo a non deludere le aspettative del pubblico. Il film rappresenta un tributo alla pellicola di Sergio Corbucci, anche se dell’originale ‘Django’ risulta esserci ben poco a partire dalla trama drasticamente modificata e dalla scelta di ambientare la nuova storia in un contesto temporale inusuale, ovvero gli anni precedenti alla guerra civile americana, dando al regista la possibilità di esplorare uno dei soprusi più terribili della storia degli Stati Uniti, la schiavitù.

Particolarmente indovinate risultano le scelte dei vari attori, sia principali che secondari. La sbalorditiva interpretazione dell’austriaco Christoph Waltz, già diretto dall’eclettico regista in ‘Inglorious Bastards’, si amalgama perfettamente con la versatilità di Leonardo di Caprio. Decisamente positiva anche la performance di Jamie Foxx, alle prese con il difficile compito di non cadere nell’ombra dei due eccezionali attori, pur essendo il protagonista. Merita una menzione anche Samuel L. Jackson, già interprete in Pulp Fiction e Jackie Brown, apparso per un cameo in Kill Bill vol. 2 e come voce narrante in Bastardi senza gloria,

Ultimo traguardo nella costante evoluzione artistica delle opere di Tarantino, ‘Django unchained’ si rivela perfettamente in linea con lo stile dei film precedenti. Il regista statuniteste dimostra ancora una volta la straordinaria capacità di fondere tragedia e commedia, abusi e divertimento, attraverso scene surreali e dialoghi stupefacenti riuscendo a non confondere o annoiare lo spettatore, condannando e deridendo allo stesso tempo la violenza.

Un unico interrogativo rimane nell’aria una volta finiti i titoli di coda: com’è possibile che Leonardo di Caprio ancora non abbia vinto un Oscar?

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17 Gennaio 2013 in Django Unchained

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Geniale. Sceneggiatura perfetta, regia strepitosa, attori in stato di grazia.
C’è tutto Tarantino e anche qualcosa di più; esilerante, emozionante, nulla è scontato e banale, neanche come viene affrontato il tema della schiavitù, ed è tutto confezionato alla perfezione.
Parecchie scene cult, ma su tutte vorrei ricordare quella [spoiler]dei sacchetti con i buchi [/spoiler] 😆 😆 😆
Personaggi scritti egregiamente, anche nei loro eccessi: grandissimo il personaggio di Waltz, che nella prima parte regna incontrastato e anch’io fatico a considerarlo non protagonista; mefistofelico e sadico DiCaprio, bravissimo; menzione speciale a Samuel L. Jackson; leggermente sotto a questi Fox, che però fa il suo ed entra bene nella parte.

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