Control

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Control

Biopic sulla vita di Ian Curtis, cantante dei Joy Division morto suicida a soli 23 anni. 1973. Il diciassettenne Ian vive in un sobborgo nei pressi di Manchester e coltiva il sogno di sfondare con la sua band. Oppresso dall'epilessia, di cui soffre, cerca di conciliare il suo male con la vita privata, ma con scarso successo. L'inaspettato e grandioso successo dei Joy Division, lungi dall'essere di aiuto, finirà con l'acuire il senso di disagio profondo del giovane.
scimmiadigiada ha scritto questa trama

Titolo Originale: Control
Attori principali: Sam RileySamantha MortonAlexandra Maria LaraJoe AndersonJames Anthony PearsonToby Kebbell, Craig Parkinson, Harry Treadaway, Matthew McNulty, Andrew Sheridan, Robert Shelly, Richard Bremmer, Tanya Myers, Tanya Myers, Martha Myers Lowe, Mary Jo Randle, Ben Naylor, Margaret Jackman, John Cooper Clarke, George Newton, David Whittington, Angus Addenbrooke, Nicola Harrison, June Alliss, Tim Plester, Herbert Grönemeyer, Laura Chambers, Joseph Marshall, Monica Axelsson, Lotti Closs, Joanna Swain, Eady Williams
Regia: Anton Corbijn
Sceneggiatura/Autore: Matt Greenhalgh
Fotografia: Martin Ruhe
Costumi: Julian Day
Produttore: Iain Canning, Anton Corbijn, Orian Williams
Produzione: Gran Bretagna
Genere: Drammatico, Musica, Biografico
Durata: 121 minuti

Finalmente un biografico come si deve! / 29 Agosto 2017 in Control

Forse il migliore biopic che abbia visto finora.
Lo affermo innanzitutto per della fedeltà alla storia vera originale, senza fronzoli o spunti o invenzioni cinematografiche, tant’è che se si fa confronto tra gli attori che interpretano Ian Curtis e Annike Honorè, con le rispettive controparti reali hanno una ottima somiglianza fisica (troppo spesso si vedono film biografici o su storie vere, anche buoni, ma in cui le fattezze dell’attore non azzeccano proprio per nulla…adesso che preparano un film su Freddie Mercury vedeste quanto poco gli somiglia quello che lo interpreta!!!).

Non un banale omaggio per i fan dei JD che si limitano a celebrare il mito di Ian Curtis è il racconto della sua vicenda esistenziale di lui in quanto essere umano, della fragilità e angoscia sue che sono anche di tutti gli uomini.

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He’s lost control / 5 Marzo 2014 in Control

L’uso del bianco e nero (che dà quel tocco vintage) è stata una mossa vincente per ricostruire la malinconia di Ian Curtis e farci tornare con la mente negli anni ‘70.
Quelli in cui è nato il punk e le icone underground, come Bowie o i Sex Pistols, spopolavano nella sfera musicale inglese, facendo sognare milioni di persone in tutto il mondo.

E non importa se esistevamo già o no, tutti attraverso la musica abbiamo potuto vivere quegli anni di trasgressione e novità. O almeno immaginato di esserci.

Ma Anton Corbijn ha voluto raccontarci una storia in particolare, quella di Ian Curtis, cantante e frontman dei Joy Division. Dell’uomo prima del mito.

Ci sarà data l’opportunità di ripercorrere insieme ai protagonisti la breve storia di questo gruppo nato e morto col suo creatore. Dalla formazione alla fama, fino al triste epilogo che diede un taglio alle loro carriere in pieno decollo dopo il successo di Closer (1980). Carriere che fanno solo da sfondo al percorso psicologico del protagonista, interpretato da un Sam Riley eccezionale. Perfetto nel suo ruolo da romantico problematico.

Il tutto senza tralasciare mai il lato umanamente instabile del giovane Ian. Senza mai abbandonarlo nel suo sguardo basso e schivo, nella sua fragilità, nel suo disagio dilaniante. Affonderemo insieme a lui nella depressione, centimetro dopo centimetro. Ci faremo divorare dai suoi problemi d’amore, dall’epilessia, dalla (op)pressione data dal successo. Dall’incontrollabilità di tutti questi fattori combinati.

Corbijn presenta una storia lineare, senza troppi pregi e difetti che deve tutto il suo charme oscuro ed emotivo alle note e alle parole di questo psicolabile che ha fatto la storia della musica. E che meriterebbe un posto in ogni collezione musicale che si rispetti.

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12 Dicembre 2012 in Control

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Oh, questo è il film su Ian Curtis dei Joy Division. Innanzitutto ho capito che, a parlare dei Joy Division, si acchiappa un sacco tra le ragazze con un po’ di cervello. Una roba impressionante. Ma non è il nostro tema, perché il film è bello anche al di là dei Joy Division, primo lungometraggio di un videomaker e fotografo che si esprime per lo più in b/n. La storia è quella che è, il successo da giovani, quando erano poveretti e sfigati, lui si sposa giovanissimo con una cozza. Poi ovviamente si mette a scopare con una groupie belga e se ne innamora (giustamente, perché è assai meglio della moglie). Ma è proprio questa la situazione che finisce col dilaniarlo, conteso tra i due amori e le sue frequenti crisi di epilessia. Le tappe successive, depressione e poi suicidio la notte prima della partenza della loro tournée negli USA, sembrano un percorso quasi obbligato, per un cantante di successo che era debole dentro e non ha saputo ripararsi dal bene e dal male che gli è piovuto addosso. Resta il fatto che a conoscere i Joy Division diventi automaticamente più figo.

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L’amore ci farà a pezzi / 16 Giugno 2011 in Control

Uno dei peggiori film della stagione, se non il peggiore in assoluto, anche più di “The Tourist”, è stato “The American”, con George Clooney (forse ho anche scritto una recensione, ma non me lo ricordo). E vedendo questo “Control”, mi sono chiesto, se Corbijn non avesse preso una botta in testa prima di girare “The American”, perchè, mentre quello era una schiefezza senza senso, “Control” è decisamente un gran bel film. Ben girato, in un bianco e nero che ne esalta il fascino (belle le inquadrature dei concerti, decisamente anni 70) con una bella colonna sonora (guai altrimenti!) e con un cast decisamente in stato di grazia, a partire da Samantha Morton, ma anche Sam Riley.
La storia si incentra sul vissuto famigliare di Curtis, sulla sua relazione con la moglie Deborah (autrice del libro da cui il film è tratto) e con l’amante Annick. Viene evidenziato il carattere introverso, indeciso e fragile di Curtis, in pratica Corbijin ritrae l’uomo e non il mito.
Gradevole e sincero, si guarda d’un fiato.
Ho subito scaricato la discografia dei Joy Division, che purtroppo per me, non conoscevo molto.

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