Recensione su Che - Guerriglia

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11 Febbraio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

La seconda parte dell’ingombrante opera bicefala di Soderbergh sulla vita del Che barra Benicio del Toro. Film faticoso, perché è troppo lungo, e di sconfitta. Dopo aver vinto a Cuba, il Che potrebbe starsene lì a sollazzarsi, e invece no. Fa ciaociao con la manina a Fidel Barba e se ne va a portare la compagna Rivoluzione nelle foreste e campagne della Bolivia. Insieme a lui, un manipolo di rivoluzionari del suo gruppo storico, gente per cui altra vita non sembra essere più possibile, e nuove reclute, da addestrare e accudire. Come finisce è noto, non solo il potere in Bolivia ma anche più su, gli Stati Uniti che foraggiavano i Fascismi di Sudamerica, nessuno vuole un’altra Cuba. Quindi ci si fa in quattro perché no: e infatti no, i contadini lo seguono poco, non aiutano, le reclute sono asine, viene tradito, invecchia, sputacchia e tossicchia per l’asma. Poi non si capisce ma sembra che questi rivoluzionari siano tipo in 18, che si dividono in gruppetti e giocano a nasconderella per tutto il film con le forze governative. Che alla fine vincono, e il sogno, e il Che, vengono catturati e uccisi, con una interessante soggettiva finale in cui noialtri finiamo riversi a terra insieme al protagonista. Però che fatica per seguire le gesta, del resto assai poco eroiche, della guerrilla nascosta nella foresta, sono sia esplicative di un percorso destinato al fallimento, sia troppo poco cinematografiche da volerci stare dietro per più due ore. E tra spettatori e regista non vedo perché mai questo dovrebbe essere un problema dei primi, oh.

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