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Recensione su Caramel

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14 aprile 2011

Nadine Labaki, regista e interprete, costruisce un microcosmo vitale, aperto, un piccolo esperimento sul campo di integrazione tutto al femminile. Sceglie il minimalismo della vita quotidiana del crocevia politico fra i più caldi della terra, Beirut, e, in forma di commedia, ignorando i massimi sistemi della politica mondiale, rappresenta la convivenza delle diverse anime di un popolo in equilibrio fra innovazione e conservatorismo, fra fedi diverse e non necessariamente incompatibili.

Ma soprattutto riesce nella rappresentazione dell’universo femminile in tutte le fasi dell’età, dalle più giovani alla ricerca dell’amore o alle porte del matrimonio, alle donne con una complicata vita sentimentale, all’età matura che non si arrende alle rughe, al corpo che cambia e recita costantemente un ruolo che non è più il suo, alla vecchiaia, con tutte le responsabilità, le rinunce e i rimorsi che ne seguono.
Colorato e vitale il film ha il suo cardine in un istituto di bellezza (che diviene mezzo di seduzione o di vendetta) attorno al quale gravitano tutte le donne, la ragazza maschiaccio che sta scoprendo la sua fascinazione per le donne; la musulmana fidanzata che appena fuori dall’oasi di tolleranza del salone deve esperire un procedimento di occoltumanto del suo corpo per non offendere la sensibilità dei suoceri; la donna che ama un uomo sposato e dipende da incontri furtivi e dal tempo rubato ad un’altra donna; la signora divorziata con figli che insegue un ricordo di giovinezza che non le appartine più, tra accorgimenti estetici e falsificazioni continue; la smemorata signora anziana che vaga per le strade cercando le lettere di un amante perduto; la sorella di quest’ultima che sacrifica la sua possibilità di felicità personale con un uomo per non smettere di accudirla.

Risulta un film piacevole, leggero, ma non banale. Segnalo il rispetto reciproco delle donne per i riti delle religioni a cui appartengono, il desiderio di europeismo visto come tolleranza (chissà ancora per quanto), la toccante scena della madre della ragazza in procinto di sposarsi che la prepara alle nozze.

In tutto il film è il corpo delle donne, il loro ruolo, i loro desideri che vengono sondati, fra opposte tensioni di tirannia sociale, ma anche di regole codificate ormai interiorizzate e tentativi delle donne stesse di conquistarsi spazi di libertà

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