Recensione su Brotherhood - Fratellanza

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24 Aprile 2011

Il film è interessate e sobrio, la regia è algida e l’ambientazione è di sicuro effetto. Quello che manca a mio parere è un quadro più profondo della cellula nazi, molto poco sappiamo dell’ideologia che li riunisce. E’ pur vero che la manovalanza picchiatrice è accomunata da una istruzione approssimativa, dalle difficoltà economiche e dall’emarginazione sociale: in questo quadro è assolutamente naturale trovare un nemico semplice e banale quale l’immigrato, l’obiettivo della maggior parte delle azioni del gruppo.
L’omossessualità quindi è quella devianza dalla norma definita più che dall’ideologia nazista dall’insieme di regole rassicuranti, miranti all’ordine e alla purezza della vita borghese che tiene insieme tutti i ragazzi.
L’intento del regista era mostrare come l’amore nasca in ambienti che lo negano per principio, ma il gruppo più che il male totale sembra un insieme di persone bisognose di aiuto, così marginalizzate da riscoprire un credo estremista e assurdo per non affogare.
Infatti è la disoccupazione, la droga, la solitudine e una rabbia repressa che sembra unirli, sono senza obiettivi e senza meta, così è gioco facile per i caporioni neonazi tenerli in pugno, dar loro un senso di appartenza attraverso la costruzione di un gruppo compatto e solidale e circoscrivendo regole chiare e sicure.
Il protagonista vi si accosta dopo il suo allontanamento dall’esercito, ma la sua curiosità è molto frenata, anche qui i suoi lampi di inventiva riguardanti le azioni antiimmigrati sono messi in atto per conquistare il compagno o per sfidare se stesso, mai sembra in verità condividere fino in fondo un credo nazista che non viene mai discusso o problematizzato e che i più neanche conoscono bene (i tatuaggi sembrano solo dei segni di riconoscimento fra bande)
Se c’è un senso allo svolgersi della storia la troverei nell’idea che la violenza porterà sempre violenza: i due uomini si amano in maniera affettuosa, sembra un idillio rosa che nonostante le difficoltà ha modo di trovare una via di uscita, eppure sarà la prima violenza del film, come un corto circuito illogico, a dare una svolta tragica.

L’ambientazione è molto bella, una natura aspra, la fatiscenza delle periferie, tutto un quadro di normalità quasi banale

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