Pietà

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Pietà

Uno strozzino viaggia per il Paese, riscuotendo denaro per conto terzi. Un giorno, una donna gli si presenta, dicendo di essere sua madre.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: 피에타
Attori principali: Cho Min-sooCho Min-sooLee Jung-JinLee Jung-JinWoo Ki-HongWoo Ki-HongKang Eun-jinKang Eun-jinHeo Joon-seokHeo Joon-seokKwon Yul, Jin Yong-uk, Yoo Ha-bok, Kim Jae-rok
Regia: Kim Ki-dukKim Ki-duk
Sceneggiatura/Autore: Kim Ki-duk
Colonna sonora: Park In-young
Fotografia: Cho Young-jik
Costumi: Ji Ji-yeon
Produttore: Kim Woo-taek, Kim Soon-mo
Produzione: Corea del Sud
Genere: Orientale, Drammatico
Durata: 104 minuti

Dove vedere in streaming Pietà

7 Febbraio 2014 in Pietà

Tre giorni per digerirlo e ore e ore a meditarci.
Il film è durissimo, esplicito, come le vite che racconta.
L’adesione al realismo, la denuncia dei lati più nascosti della società sudcoreana – che può benissimo essere la nostra – e il non censurare le peggiori bassezze morali che stanno in noi, il tema della crudeltà della prevaricazione sono tutti motivi per vederlo.
Imperdibile.

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Sporca nebbia / 30 Ottobre 2013 in Pietà

Sull’altare del dolore vengono sacrificate le umane emozioni. Queste emozioni sono diverse fra loro, ma nella loro intima ragione celano tutte la stessa essenza.
Vendetta, pietà, in questa pellicola sono due facce della stessa medaglia, ed entrambe tradiscono le loro intenzioni, come se perdessero di vista il loro scopo. Eppure si compiono, e nel loro tragico epilogo lasciano una sorta di turbamento, di fugace smarrimento. Come se fosse stata solo sporca nebbia.

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Un film che fa riflettere / 18 Ottobre 2013 in Pietà

Film con una trama davvero bella ed accativante, diretto bene e con bravi attori sopartutto la protagonista. Però mi c’è qualcosa che non mi torna e che quindi non mi fa gridare al capolavoro

24 Giugno 2013 in Pietà

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Pietà è un film che ha nell’equilibrio il suo valore più grande. Inizialmente ero un pò freddo nei confronti del lavoro di Kim Ki Duk e non per mancanza di stima nei confronti del regista quanto perchè c’è una forte tendenza orientaleggiante che muove le giurie della Mostra del cinema di Venezia. Invece, Pietà è un’opera che funziona come un carillon, armonica in tutte le sue parti, a cominciare dagli interpreti i cui volti sono più che perfetti per i ruoli.
Il tema della famiglia che si dissolve e si ricompone travalica i legami di sangue, mette in rilievo gli affetti ed i sentimenti, demolisce le asprità e la crudeltà e si incastra perfettamente con quello della vendetta.
Come se non bastasse, il riferimento all’impoverimento sociale e ad una crisi che costringe ad un crescente indebitamento i piccoli artigiani trova sbocco nell’umanità di questa “anomala” famiglia. E’ molto bella la scena in cui il protagonista sale in cima ad un palazzo e contempla la città in cui i grandi grattacieli si ergono sopra la baraccopoli. Anche la metafora del cibo è funzionale, credo, a questo tipo di discorso e viene usata in maniera molto sottile.
Contrariamente ad altri, questo film entra nell’animo con gentilezza, si fa spazio e si imprime nella mente che a posteriori rimugina sui due personggi che potrebbero benissimo essere le due figure della Pietà di Michelangelo.

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13 Dicembre 2012 in Pietà

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Kim Ki-Duk è un mio idolo e quindi sono di parte. L’inizio, con la scritta “il 18° film di Kim Ki-Duk”, lascia scappare inarrestabile uno “sticazzi?”, poi per fortuna il film vale davvero la pena, ha vinto a Venezia dando merda agli italiani ecc. Polemiche ecc, io gli italiani li ho visti, facevano schifo. Allora, c’è questa specie di killer cattivissimo che, per conto di un usuraio, va dai poveracci a spezzargli le ossa se quelli non possono restituire i prestiti. E ha un gran lavoro, ogni giorno storpia qualcuno, e lo fa umiliandoli e facendoli soffrire, nessuna pietà. Finché non si trova di fronte una tipa che dice di essere sua madre, che lo abbandonò in fasce, ed è tornata per stare con lui. Lui per essere sicuro che sia davvero lei le dice: “se sei mia madre lasciati stuprare”. Lei si lascia stuprare, quindi bingo. Cominciano una felice vita madre figlio. Ma. Ve lo spoilero? Bah, nì, insomma, alla fine muore chiunque, il killer è vittima di una macchinazione atta a metterlo nelle stesse condizioni di dolore e disperazione in cui metteva lui i poveracci, e il film si conclude con una scena buia e bellissima di un camion su un’autostrada di notte che lascia una lucida e silenziosa scia di sangue dietro di sé. Whoa! Le emozioni sono esasperate al limite, la vendetta e la riparazione del male sono il filo rosso che tiene legato il maiale, ehm, cioè, l’insieme. Il tutto in una città sudcoreano non meglio identificata, ma arrugginita e cadente, che mostra i postumi della sbornia industriale, in cui il tessuto sociale sta implodendo e la gente non ce la fa a campare. Cowabunga! AmicaP si è alzata e ha sostenuto che il film non andasse vietato ai minori di 14, bensì di 42.

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