2015

Blackhat

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Blackhat
Blackhat

Un criminale informatico, Nicholas Hathaway, collabora con i servizi speciali americani e cinesi per sgominare una banda di cyber-criminali che si estende da Hong Kong a Giacarta e che intende coinvolgere il resto del globo.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Blackhat
Attori principali: Chris HemsworthLeehom WangTang WeiViola DavisHolt McCallanyAndy On, Ritchie Coster, Christian Borle, John Ortiz, Yorick van Wageningen, Tyson Chak, Brandon Molale, Danny Burstein, Archie Kao, Abhi Sinha, Manny Montana, Spencer Garrett, William Mapother, Adrian Pang
Regia: Michael Mann
Sceneggiatura/Autore: Morgan Davis Foehl
Colonna sonora: Harry Gregson-Williams, Atticus Ross, Leopold Ross
Fotografia: Stuart Dryburgh
Costumi: Colleen Atwood, Stacy Horn
Produttore: Michael Mann, Jon Jashni, Thomas Tull, Eric McLeod, Alex Garcia
Produzione: Usa
Genere: Azione, Thriller, Poliziesco
Genere:
Durata: 133 minuti

The Ghost / 11 Agosto 2015 in Blackhat

Il cinema di Mann si evolve in maniera esemplare, non avendo più niente da dimostrare il regista di Chicago se la prende comoda all’inizio delineando i contorni della vicenda per poi ingranare la quinta sfrecciando libero e selvaggio come se fosse impegnato a scorrazzare sulle highways americane facendo piazza pulita di tutti i colleghi per quanto riguarda il genere action, dimostrando ancora una volta di essere se non il numero uno sicuramente qualcuno che su un ipotetico podio ci sta’ alla grande dando punti a colleghi più giovani che dovrebbero studiare i suoi film per carpirne i segreti.
Impegnatosi stavolta con un soggetto dal sapore “moderno” (si parla di hacker) l’autore non tradisce il suo stile ellittico e fiammeggiante parlando ancora una volta al cuore dello spettatore descrivendo le scelte che i protagonisti sono di volta in volta costretti a fare realizzando ancora una volta sequenze mirabili ,come spesso ci ha abituati l’azione si sposa con il pensiero,la fusione di questi due elementi risulta perfetta facendosi irresistibile arrivando a metà film con due sequenze dove i protagonisti sono alle prese con sparatorie che sono da vedere e sentire godendosi una volta di più uno spettacolo difficilmente eguagliabile che non delude nemmeno nella resa dei conti finale,semmai è l’incipit che non risulta particolarmente intrigante rendendo l’approccio alla pellicola problematico,una pecca che scalfisce appena un’opera densa e compatta,il risultato finale è ottimo ,le ultime inquadrature geniali ,insomma siano di fronte a una perla preziosa nella filmografia del regista americano.

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Noioso / 29 Luglio 2015 in Blackhat

Davvero davvero noioso, mi sono addormentata a metà.

Il Mann Sufficiente / 21 Luglio 2015 in Blackhat

Frettoloso, con qualche momento di stanca e qualche forzatura di troppo, non è insomma il solito granitico Mann che però non manca di regalare anche attimi di piacere ai suoi irriducibili.

15 Marzo 2015 in Blackhat

La noiosissima storia è quella di un hacker capace di muovere illegalmente milioni di dollari da un conto bancario all’altro, ma il cui obiettivo finale è causare via software disastri hardware su cui speculare in borsa per guadagnare miliardi. Siccome è un hacker incompetente, che sa fare tutte queste cose ma non sa semplicemente rendersi anonimo, si circonda di un gruppo di mercenari raccattati un po’ a vanvera che però è capace di sterminare la task force congiunta di FBI e esercito cinese che gli sta alle costole. Nella esauriente trama appena descritta non ho citato il protagonista, Chris Hemsworth. Per dire.
D’altro canto la regia di Michael Mann e la dedizione incrollabile, sua e dei suoi QUATTRO montatori, verso i noiosi destini di questa gente salvano la baracca. Molto suggestiva la rappresentazione grafica della transizione degli impulsi digitali elettronici nanoscopici in energia meccanica macroscopica, in particolare nella lunga scena iniziale muta in cui la incontriamo per la prima volta.

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14 Marzo 2015 in Blackhat

Probabilmente anche voi vorrete andare a vedere l’ultimo di Mann, quasi sicuramente lo avrete già fatto. Michael Mann eran sei anni che non faceva un film, Michael Mann ci ha abituati al meglio del meglio, basterebbe Manhunter da solo per far capire a chi non ha visto nulla di Mann quanto il regista ci sappia fare. Quando entri in sala per vedere un film di Michael Mann entri in silenzio, quasi fossi in chiesa. Tu a Michele Manna gli porti rispetto se no Micheluzzo guarda come vado in macchina KABOOOM (cit. Il Padrino parte uno).

Il punto è che Michael Mann è da sei anni che non fa film e si vede, tanto. La trama è semplic.. no, non è semplice per niente. Il film si apre con il computer di un cyber criminale, si sviluppa attorno al cyber criminale che ha usato il pc come veicolo per realizzare un attentato (l’esplosione di una centrale nucleare in Cina) e termina con lo scontro finale fra buoni e cattivi. I buoni però non sono così buoni, il protagonista dell’opera (Thor) è un ex-studente ed ex-galeotto che viene assoldato dai servizi segreti americani e cinesi. Il team internazionale collabora assieme per sventare il piano cospirativo del criminale. Per disturggere un hacker viene chiamato un altro hacker, uno con la mente di Adrian Lamo ed il corpo di.. Thor, appunto.
Ora, la prima parte è difficile da seguire. L’ho capito dove vuole andare a parare il regista che tra l’altro è uno minuzioso, attento al dettaglio, attento anche e soprattutto al linguaggio. La sua è quasi un’ossessione, a me piace il cinema di Mann, ma una delle cose che rende il film difficile è proprio quel linguaggio ricercato e se non avete dimestichezza con il linguaggio usato dagli hacker almeno la prima parte vi prenderà parecchio male.
Oltretutto l’attenzione è minata dall’oscurità della scena. Voglio dire, di budget t’è costato 70 milioni di dollari.. e pagala l’Enel cristiddio.
Il buio che pervade la scena metterà a dura prova la vostra concentrazione.
A livello di regia la seconda parte va molto meglio della prima, molto meno monotona e più frizzante.
Mi ha spiazzato, non capisco il perché della scelta, la prima parte è un susseguirsi di mezzibusti che ti fanno dire: ok, sembra un film per la televisione.
Si, c’è la scena d’azione, il combattimento in un ristorante cinese ma come si muove la mdp non ti fa capire nulla. Poi però arrivi alla seconda parte, una seconda parte con delle sparatorie fighissime che riportano la tua mente a Heat e ti verrebbe di gridare, di piangere, di urlare di gioia.
Non fai in tempo a metabolizzare quanto sia figa quella scena che un altro colp di scena da durello cronico si piazza di fronte ai tuoi occhi.
L’estasi dura poco e sopraggiunge nuovamente l’amarezza. Non parlo della storia d’amore (telefonatissima, tanto che appena li vedi sai come andrà a finire fra loro) fra lui e lei ovvero fra Thor e la sorella dell’amico di Thor cheavrà pure pensato “mi sa che era meglio lasciarlo in galera”, parlo della battuta recitata pure con un certo pathos mentre si scopre che sta per essere inondato un villaggio. Thor l’hacker buono dice: i bambini, le vecchie, i cani del villaggio moriranno.
Per quale ca**o di motivo metti in mezzo i cani ? Perché Thor dovrebbe dire certe cose.
Io ragazzi Mann in Blackhat l’ho visto poco, il film si riprende nel finale ma arrivaci al finale.
Arrivaci.
Il film personalmente non lo consiglierei a uno che mi chiede un film di Mann da vedere, qualcosa m’ha ricordato Thief ma è da parecchio che non lo rivedo, c’è una cosa certa.. se vi aspettate di vedere un film d’azione alla Heat o alla Collateral rimarrete abbastanza delusi. Preparatevi invece ad un film sull’hacking dove l’attenzione si concentra non sull’azione in sé ma sul linguaggio ricercato. Carellate di termini appropiati e di bestemmie del Don insomma. Qualcuno lo ha definito noir cibernetico, io mi sono fermato alla laurea triennale e non so neppure cosa voglia dire noir cibernetico. Chi l’ha detto sembra John Milius quando dice che è fascista zen.
DonMax

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