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Recensione su Baby Driver - Il genio della fuga

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Juke-box alla nitroglicerina / 22 dicembre 2017 in Baby Driver - Il genio della fuga

Per la serie recuperi 2017 in zona cesarini, ho visto anche Baby Driver di Wright. Ne avevo sentito elogi a destra e a manca, soprattutto da un pubblico giovane, e a esser onesti partivo un po’ prevenuto; mi sembrava a naso un prodotto confezionato astutamente per gasare i millennials. Di fatto un po’ lo è, con l’utilizzo esondante della colonna sonora che sempre più nel cinema contemporaneo si configura come uno stock di compilation vintage sparate a getto, tipo juke-box. Wright addirittura arriva a contestualizzarne l’utilizzo smodato con il particolare problema uditivo del protagonista, intuizione piuttosto azzeccata, per cui vediamo il bravo Ansel Elgort sempre con auricolari e i-pod acceso. Il regista ci regala una grandiosa sequenza sui titoli di testa, dove le lyrics di Harlem shuffle di Bob & Earl trovano geniale riscontro in graffiti e insegne durante la camminata danzante di Baby. Che dire delle scene di inseguimento; spettacolari, curatissime e attente a giocare un po’ in frenata un po’ in accelerazione con l’equilibrio tra verosimiglianza ed esagerazione, addensate all’action alla nitroglicerina. Oltre all’ottima parte del protagonista, ho trovato eccezionale Jamie Foxx – assolutamente da riproporre nei panni del gangster, secondo me è perfetto – e molto brava la splendida Lily James.

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