2017
12 Recensioni su

Baby Driver - Il genio della fuga

/ 20177.1170 voti
Baby Driver - Il genio della fuga

sarebbe un 7,5 / 22 Aprile 2019 in Baby Driver - Il genio della fuga

tecnicamente adoro Wright, anche se questo Baby viene confezionata alla grande ma con contenuti un po mosci. Comunque promosso.

Che ficata!!! / 11 Luglio 2018 in Baby Driver - Il genio della fuga

Azione e godimento allo stato puro.
Storia originale, action e colonna sonora stupendi, bravi gli attori!
Forse prende la piega di una sorta di Bonnie e Clyde ma un pizzico di storiella d’amore ci voleva a addolcire in contrasto la perfetta dinamicità della trama.
Non vi dico altro, ma non perdetevelo!
Un altro film da 7!

CHE MUSICA!!!! / 5 Marzo 2018 in Baby Driver - Il genio della fuga

Baby è un portento nella guida e viene ingaggiato per fare l’autista per rapine.
Ma l’intreccio è più complesso di quello che potrebbe essere.
Molto carino e bravi gli interpreti. La stessa storia è articolata in maniera perfetta.
Ma su tutto è la colonna sonora che è fantastica.
Praticamente mi sono scaricato tutti i brani.
Fichissimo!!!
Ad maiora!

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Originale / 28 Febbraio 2018 in Baby Driver - Il genio della fuga

Un ottimo film, originale ed incalzante. La regia procede a ritmo di musica, le canzoni non abbandonano mai lo spettatore (fino allo sfinimento, si può dire). Ho apprezzato la trovata del regista per giustificare l’ipertrofia musicale che caratterizza il film: Baby è affetto da un problema uditivo, dovuto ad un incidente in cui ha perso anche la madre, cantante. Per ovviare a tutto ciò ascolta costantemente musica, che gli allevia il dolore fisico e dell’anima. Inoltre ho amato l’atmosfera, ce gioca su due piani opposti: Un astratto romanticismo ed una rude realtà criminale.

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Pazzesco! / 16 Gennaio 2018 in Baby Driver - Il genio della fuga

Film molto bello. Con un cast niente male, e con una colonna sonora meravigliosa.

Juke-box alla nitroglicerina / 22 Dicembre 2017 in Baby Driver - Il genio della fuga

Per la serie recuperi 2017 in zona cesarini, ho visto anche Baby Driver di Wright. Ne avevo sentito elogi a destra e a manca, soprattutto da un pubblico giovane, e a esser onesti partivo un po’ prevenuto; mi sembrava a naso un prodotto confezionato astutamente per gasare i millennials. Di fatto un po’ lo è, con l’utilizzo esondante della colonna sonora che sempre più nel cinema contemporaneo si configura come uno stock di compilation vintage sparate a getto, tipo juke-box. Wright addirittura arriva a contestualizzarne l’utilizzo smodato con il particolare problema uditivo del protagonista, intuizione piuttosto azzeccata, per cui vediamo il bravo Ansel Elgort sempre con auricolari e i-pod acceso. Il regista ci regala una grandiosa sequenza sui titoli di testa, dove le lyrics di Harlem shuffle di Bob & Earl trovano geniale riscontro in graffiti e insegne durante la camminata danzante di Baby. Che dire delle scene di inseguimento; spettacolari, curatissime e attente a giocare un po’ in frenata un po’ in accelerazione con l’equilibrio tra verosimiglianza ed esagerazione, addensate all’action alla nitroglicerina. Oltre all’ottima parte del protagonista, ho trovato eccezionale Jamie Foxx – assolutamente da riproporre nei panni del gangster, secondo me è perfetto – e molto brava la splendida Lily James.

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Il voto sarebbe un 7.5 / 19 Settembre 2017 in Baby Driver - Il genio della fuga

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Bel film con un sapiente mix di musica, azione e storia d’amore.
Già dal prologo si capisce che Baby (l’ottimo Ansel Elgort visto nel romantico “Colpa delle stelle” oltre che nella serie di Divergent) non è un “normale” pilota di fughe per rapine; mentre aspetta che i complici effettuino il colpo, ascolta musica con l’ipod quasi ballando in auto. Ma appena i ladri escono dalla banca, lui si dimostra un perfetto autista per le fughe.
Dopo un incidente stradale avuto da piccolo che ha portato alla morte dei suoi genitori, Baby ha un fastidioso fischio alle orecchie che copre con la musica. Purtroppo qualche guaio giovanile lo porta nelle grinfie di un boss criminale, Doc, che vista la sua abilità alla guida lo “assume” come autista per le fughe.
Tutto cambia quando Baby si innamora di Deborah (Lily James), una cameriera di un locale, e sogna insieme a lei un futuro migliore.
Il film segue quasi il ritmo di una macchina in fuga; si accelera spesso con l’azione, per poi rallentare (qualche volta un pò troppo) con scene più tranquille di vita quotidiana come quelle con Baby e Deborah oppure Baby e il padre adottivo, Joseph. Alcuni momenti divertenti con Baby che ascolta (o legge sulle labbra) ogni parola anche se sembra assorto nella musica, oppure la scena della scelta sbagliata della maschere (Michael Myers e Mike Myers, persone leggermente differenti); altri momenti più violenti e drammatici con una seconda parte a tutto gas.
Doveroso sottolineare la splendida colonna sonora.
Nel resto del cast da citare Jamie Foxx nei panni del Pazzo, Jon Hamm in quelli di Baddy e l’affascinante Eiza Gonzalez in quelli di Darling. C’è anche Flea, il bassista dei Red Hot Chili Peppers, un componente delle bande delle rapine.

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Prevedibilità con Ritmo / 15 Settembre 2017 in Baby Driver - Il genio della fuga

Manca solo il jazz di Chazelle nelle orecchie del Baby (molto) Drive(r) che fugge taciturno, romantico e all’occorrenza incazzevole come un Kingsman nel Wright con forte deja vù, proverbiale prevedibilità e dal ritmo sincopato che diverte chi si accontenta.

Azione e musica al massimo, ma non solo! / 11 Settembre 2017 in Baby Driver - Il genio della fuga

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Partiamo con decisione: sto film è un’autentica bomba. E’ la storia di un giovane ragazzo, “Baby” (Ansel Elgort, davvero bravo, mi sono ricreduto) che si ritrova costretto a saldare un debito con una banda, il cui capo è Doc (Kevin Spacey, sontuoso come sempre). Ora, “Baby”, ha un problema: da piccolo è stato vittima di un incidente stradale nel quale ha perso i genitori e sente continuamente un rumore nelle orecchie, così, per non sentirlo, si spara continuamente la musica 24 ore su 24, portando spesso la gente, in particolar modo i rapinatori con i quali lavora, a domandarsi se sia normale. La risposta è semplice: non è normale, è un mostro, e infatti ha sempre lavorato come autista per le assurde e pazzesche fughe che i ladri devono compiere dopo le varie rapine, un talento straordinario. Dopo i primi due lavori visti nel film, “Baby” ha saldato il suo debito con Doc, e l’incontro con una giovane ragazza, Debora, che fa la cameriera (Lily James) sembra essere l’inizio di una svolta nella sua vita. Ma Doc torna a farsi sentire, così come i membri della banda, e la storia è tutt’altro che finita, anzi, da lì comincia il bello. Un film pazzesco, la dimostrazione di come andrebbe fatto un action: veloce, rumoroso, ironico, senza però tralasciare la caratterizzazione dei personaggi (il “Pazzo” interpretato da Jamie Foxx è da urlo) e scene più serie ed emotive. Merce rara al giorno d’oggi un action così, che promuovo praticamente a pieni voti. Stupende le auto, bella la colonna sonora (Brighton Rock e Radar Love ragazzi, giusto per dirne due). A tratti pare quasi di vedere GTA fatto a film, è sensazionale come cosa. Divertimento garantito, due ore passate via lisce come l’olio. Consigliato alla grande!

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Musical sui generis / 11 Settembre 2017 in Baby Driver - Il genio della fuga

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

(Sette stelline e mezza)

Film d’azione divertente e originale, in puro stile Wright, insomma.
Inseguimenti automobilistici spettacolari accompagnati da una colonna sonora quantomai pervasiva, capace di dettare il ritmo delle azioni come se si trattasse di un musical. Quello appena passato è stato l’anno di La La Land, che ha riportato in auge il genere. Wright lo ha riletto in maniera ancora più pop di Chazelle e ci ha preso in pieno.
Non vi è mai capitato di immaginare la vostra vita accompagnata proprio dalla canzone che state ascoltando in quel preciso momento? A me sì e, da oggi, grazie a Baby Driver, mi sento meno sola, nel praticare saltuariamente questo innocuo gioco musical-geek.

Il film fila come una scheggia e, se proprio devo trovargli un difetto, confesso che non mi è piaciuto granché proprio il suo protagonista: troppo giovane e non solo per via dell’età del suo interprete (Ansel Elgort, classe ’94), che, anzi, potrebbe essere un valore aggiunto se avesse una specie di -pardon- utilità.
Benché, a dispetto della sua giovinezza, la sua vita sia stata segnata da eventi terribili, narrativamente parlando Baby è un ragazzino incolore, con scarsa identità. Non è un tizio (davvero) taciturno come Ryan Gosling in Drive o Ryan O’Neal in The Driver, giusto per citare due personaggi sulla carta molto simili a questo, a partire dalla professione.
Insomma, a eccezione dell’amore per Debora, a cui si abbandona senza scrupoli di sorta, il suo non è uno status quo che cambia, perché non c’è niente da cambiare. Baby non si evolve, il ragazzo è solo coinvolto in una serie di eventi sopra le righe (rapine, sparatorie, carcere), ma lui non cambia di una virgola. Buono era e buono rimane fino alla fine, senza mai mostrare ombre di sorta rispetto al quadro iniziale.
Intorno a lui, invece, tutti mostrano dei mutamenti, sia positivi che negativi: Doc (Spacey) rivela di avere un cuore d’oro; Pazzo (Foxx) diventa sempre più pazzo; Buddy (Hamm) “esplode”; ecc.
Ecco, mi è parsa una (calcolata?) ingenuità che mi ha lasciato un po’ di amaro in bocca.

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Armonia tra film e colonna sonora / 8 Settembre 2017 in Baby Driver - Il genio della fuga

È un film valido su tantissimi aspetti, ma quello che colpisce di più è il ritmo del film che si amalgama alla colonna sonora, dove ne trova le fondamenta.
113 minuti che non fanno mai annoiare, dove anche i piccoli dettagli contano e ripagano per l’attenzione. Purtroppo nella sala cinematografica dove sono stato non hanno colto l’essenza del film, e mi hanno tranciato i titoli di coda. (No, non ci sono scene post-credits, ma è uno di quei film che va vissuto fino alla fine)

I personaggi sono personaggi, hanno carattere, hanno una forma, ed abitano bene questo film. Anche se il film chiude l’arco narrativo, spero vivamente in un sequel… anche se Edgar Wright, non sembra esserne il tipo; impossibile biasimarlo: molto meglio un singolo film ben fatto, che una trilogia forzata per spremere i portafogli.

La violenza c’è, ma non è invasiva e dominante. I sentimenti tornano ad essere puri ed innocenti, dove uno sguardo, un bacio, vale più di mille inutili scene di sesso.

Tecnicamente molto piacevole da guardare: gli inseguimenti, un buon piano sequenza, l’uso dei colori, sono di altissimo livello (anche se non sono assolutamente un esperto, la pellicola vibra di meticolosità e ricerca del bello). Ultimo ma non ultimo, ci sono un’infinità di inquadrature che andrebbero appese in una galleria d’arte.

C’è da dire che la versione italiana fa perdere un po’ di armonia tra la musica ed i dialoghi. È costante lo sforzo tra ascoltare il parlato in italiano, cercare di leggere il labiale e dedurre il dialogo originale, e contemporaneamente seguire il testo della colonna sonora in inglese. È uno di quei film che, più degli altri, va visto (o rivisto) in lingua originale.

Essendo un film curato così bene fin nei minimi dettagli, non credo sia inappropriato interpretare alcuni accorgimenti come dei piccoli e sottili omaggi ad uno dei Manga/Anime più amati dagli appassionati del mondo dei motori, Initial D.
Per chi non conoscesse l’opera, è incentrata sul mondo delle corse illegali giapponesi attraverso i passi di montagna (anche se non compare mai il fattore “polizia”), enfatizzando la tecnica del drifting (a supervisionare l’opera, nientemeno che il Drift King, Keiichi Tsuchiya).
Il film apre con una Subaru WRX di seconda generazione. Il padre del protagonista di Initial D e, verso la fine della serie, anche il protagonista stesso, guidano una Subaru WRX (ma di prima generazione). In realtà, l’auto centrale dell’opera giapponese, guidata dal protagonista, è la Toyota Sprinter Trueno AE86, che non compare nel film. Ora, seguitemi nella mia follia: in una unica inquadratura, viene immortalato il protagonista che fissa una Subaru BRZ in miniatura. La vettura è stata sviluppata assieme a Toyota, che ha realizzato anche la gemella GT86 (tipicamente si differenziano dal colore della carrozzeria, il blu è tipicamente Subaru, il rosso, Toyota). Monta un “semplice” motore boxer 4 cilindri da 2 litri aspirato che sviluppa “solo” 200 cavalli su trazione posteriore. Ruote strette e leggera, è perfetta per le corse in downhill, ed è un chiara evoluzione ed omaggio della storica AE86, diventata leggenda proprio con Initial D.
Altro indizio, il protagonista di Initial D inizia fin da 13enne a consegnare il Tofu con la sua AE86; Baby, è così bravo alla guida perché inizia a guidare fin da quando “la sua testa riusciva a vedere oltre il cruscotto”. Insomma, i richiami ci sono, molto velati, ma ci sono. Manca soltanto chiedere direttamente al regista!

Il mio voto è stato 9, principalmente perché ho sentito la mancanza dell’inquadratura della tecnica Heel-and-Toe nello scalare le marce, e… beh, l’unica auto a cambio manuale è stata la WRX. Per il resto, un ottimo film. Correte (rispettando il codice della strada) a vederlo!

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Un altro cinema di genere è possibile. / 13 Agosto 2017 in Baby Driver - Il genio della fuga

Scene di inseguimento già culto; un film d’azione fatto musical; un teen movie per teen non deficienti; una scrittura profonda e non lineare sia per il protagonista sia per il cast di supporto; nessun nudo e molto poco sangue, sempre nascosto.

Un altro cinema di genere è possibile.

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