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Recensione su Affetti & dispetti (La nana)

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23 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Questo è un film cileno che ha fatto successone al Torino Film Festival, a cui non c’ero l’anno scorso (sniff, sob), e anche in un sacco di posti altrove.
É una storia di interni, la casa dove vivono i protagonisti, una famiglia benestante e progressista della borghesia cilena con la loro cameriera tuttofare, su cui s’accentra tutto. Il film finisce per essere sia un’analisi su quella che inevitabilmente diventa una dialettica servo-padrone (ma che ca**o sto dicendo?) sia uno scavo nell’animo della protagonista, talmente calcificata nel suo ruolo da non lasciare più entrare niente e nessuno, che siano persone o emozioni, in quella che è la sua routine. Notare che il regista ha fatto in modo di girare il tutto nella casa in cui è cresciuto.
Raquel è una quarantenne proprio brutta e, vivendo lì da vent’anni, conosce tutti i segreti della casa, di ogni componente così come dell’aspirapolvere, è una colonna portante, nonostante il suo basso rango. Sta muta e lavora. Ma il lavoro finisce per sopraffarla, e i suoi momentanei problemi di mal di testa e svenimenti costringono la madre di famiglia, che pure le vuole un monte così di bene, a cercare un’altra inserviente da affiancarle. Non l’avesse mai fatto, qua si teme che il film viri all’horror e che la nana dia fuoco a tutta la casa con le persone dentro. Raquel disinfetta tutto quello che le nuove venute toccano, le chiude fuori casa fingendo di non accorgersene, una porta un gatto e ma lei lo scaglia fuori dal recinto. MEEEEEEEOW!
Sfugge un po’ perché la madre di famiglia le perdoni qualsiasi cosa, ok che è una di famiglia ma dei limiti mi sa che ci sono e son prima. Alla fine arriva finalmente una cameriera che riesce a sfondare il muro chiuso di Raquel, estraendola a forza a vivere di nuovo, ridere, sorridere, cinguettio di uccellini, felicità, lalalà. La dimostrazione vorrebbe essere che ritornare a correre, molto alla fine, si può. Non so se crederci ma l’intento è lodevole 🙂

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