2009

Io sono l'amore

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Io sono l'amore
Io sono l'amore

La famiglia Recchi, tipicamente alto-borghese, caratterizzata da relazioni interne distaccate, per lo più formali, fortemente gerarchizzate e ordinate secondo ruoli e posizioni definite, viene investita da una serie improvvisa di novità, piccole, incidentali o macroscopiche che siano. Ne deriverà una destabilizzazione profonda, dalle conseguenze estreme.
wigelinda ha scritto questa trama

Titolo Originale: Io sono l'amore
Attori principali: Tilda SwintonFlavio ParentiEdoardo GabbrielliniAlba RohrwacherGabriele FerzettiMarisa Berenson, Pippo Delbono, Diane Fleri, Mattia Zaccaro, Maria Paiato, Waris Ahluwalia, Honor Swinton Byrne
Regia: Luca Guadagnino
Sceneggiatura/Autore: Luca Guadagnino, Barbara Alberti, Ivan Cotroneo, Walter Fasano
Colonna sonora: John Adams
Fotografia: Yorick Le Saux
Costumi: Antonella Cannarozzi
Produttore: Tilda Swinton, Marco Morabito, Luca Guadagnino, Alessandro Usai, Francesco Melzi d'Eril, Massimiliano Violante
Produzione: Italia
Genere: Drammatico, Romantico
Durata: 120 minuti

Che angoscia! / 27 Dicembre 2012 in Io sono l'amore

Una delle (tante) terribili prove del cinema italiano (perché, perché, spiegatemi perché siamo (così spesso) tanto incapaci!):
– trama da melodramma della peggiore qualità, con incrocio tra Flaubert (non ci vuole un cervellone per capire che è da qui che viene la scelta del nome di Emma (Bovary)) e Lawrence (“L’amante di Lady Chatterly”, tanto per cambiare, che evidentemente sembra essere l’unico cliché disponibile per le “donne bene” quando rifiutano di stare al contratto stipulato dalla formalità e dalla famiglia legittima – che barba!… ah, ovviamente l’amante l’abbiamo “mediterraneizzato” e al posto di fargli fare il guardiacaccia gli abbiamo fatto fare il cuoco! [ahahah – se ci penso…])
– temi di una banalità e stereotipia spaventosa (non li cito nemmeno, basta immaginare il peggio per ciascuno di noi, e sicuramente verrebbe confermato)
– intreccio con “salti narrativi” ingiustificati che rendono ancora più assurdo l’assurdo tematico, ma che fanno sicuramente molto “film fuori dagli schemi” [ma “fuori” siamo noi che lo abbiamo visto – dai gangheri)
– silenzi imbarazzanti per inappropriatezza e scelte linguistiche terrificanti (un concentrato di accenti bizzarri e poco identificabili (ma Tilda, su! direi che la Russia l’hai vista giusto in cartolina!) e un tocco di “english” qua e là per dare il tono (sospetto) di un nord internazionale (e fascista considerando la font usata per le grafiche): ma dai…)
– condimento di un po’ di riprese azzardate e estetizzate al punto giusto, così fa molto film d’autore…
– e facciamo che soprassiedo sul commentare i riconoscimenti che sembra aver ricevuto
🙁

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19 Dicembre 2012 in Io sono l'amore

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Film richiestomi da mia madre perché era stata a Milano e aveva visitato la villa in cui si svolge. É la storia allargata della famiglia Recchi, ricca famiglia dell’alta borghesia di una Milano innevata e grigia fin dalle inquadrature iniziali. Milano sucks. E la borghesia altrettando sucks, ovviamente il freddo e la monotonia la fanno da padroni anche nei rapporti formali che sottendono le dinamiche della famiglia, dove tutto va come deve andare e nessuno può sgarrare. La madre Emma (Tilda Swinston), russa che ha sposato Tancredi (già quello si chiama Tancredi, più che pirla non può essere), è l’unica a mostrare segni non dico di debolezza ma di normalità. Tipo ad esempio… sentimenti? Insieme a lei anche due dei figli, una che si scoprirà lesbica e il minore, che non vuole seguire le orme del padre ma aprire un ristorante sopra Sanremo con un amico suo cuoco. Costui è l’elemento disturbante del tutto, uno scugnizzo piuttosto basso che vivifica sia l’amico Gianluca sia Emma, di cui finisce per essere amante, guidandola in una specie di ricaduta nel mondo della natura (dicotomia campagna vs città). Quando Gianluca scopre tutto si incazza, inciampa e muore. Dramma, famiglia che perde il rampollo, Emma abbandona la casa tra lo scandalo generale e va a scoparsi il suo cuoco sulle colline liguri. Il ritratto di una borghesia al tempo stesso alta ma piccolapiccola è molto ben delineato, capisco che qualcuno potrebbe citare Il Gattopardo di Visconti ma non avendo visto il film io me ne sto, l’opulenza della casa è tutta facciata per coprire un vuoto emozionale che Emma sarà la prima a scoperchiare nel modo più doloroso. La conclusione è che non si può andare avanti così, e che quei borghesi devono morire (quasi) tutti tra atroci sofferenze. Va da sé che l’unico che muore era pure l’unico simpatico, e sposato una fighissima nobilgnocca con la evve moscia, la coppia peggio assortita dell’universo.

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pretenzioso / 2 Giugno 2012 in Io sono l'amore

a Venezia lo abbiamo (giustamente) fischiato.

Buon film sulla apparente tranquillità della borghesia italiana. / 26 Maggio 2011 in Io sono l'amore

I soldi fanno la felicità ? sembra proprio di no a vedere questo film dove quasi ogni componente della famiglia si sente inadeguato dal ruolo che ricopre e quindi è triste. La famiglia è retta da un equlibrio pronto a saltare al primo imprevisto … una gara di canottagio persa …

Io sono l’amore / 1 Febbraio 2011 in Io sono l'amore

La famiglia Recchi, come entità unica, è la protagonista perfetta di Io sono l’amore: ricca sfondata, snob, elegante, melodrammatica. E così è il film di Luca Guadagnino, che racconta le vicende di questa famiglia dell’alta borghesia milanese proprietaria di una affermata ditta del settore tessile. Il film inizia con una cena per festeggiare compleanno del nonno, patriarca che ha fondato la fabbrica che ha fatto la fortuna della famiglia e che ha deciso che è giunto il momento di passare il testimone a suo figlio Tancredi e al nipote Edoardo. Questa scelta sarà l’inizio di una serie di eventi che stravolgerà per sempre la vita dell’intera famiglia.

Come scritto poco sopra, “Io sono l’amore” è un film snob e altero che racconta una storia che, a voler essere cattivi, è poco più di un melodrammone da soap opera pomeridiana, ma lo fa con un’eleganza e una cura per l’immagine che fanno soprassedere sui limiti della trama. Anche il cast è in gran forma, con una Tilda Swinton, che parla un “perfetto” italiano con accento russo, nel ruolo della madre della famiglia bravissima come al solito. E poi c’è la colonna sonora, invadente, ma anche splendidamente in sintonia con il film.
“Io sono l’amore” è un film esteticamente e stilisticamente meraviglioso. Non mi ha coinvolto molto emotivamente, e qui forse è colpa mia e del mio cuore di pietra, ma è stato comunque un gran piacere da guardare. Di film girati così bene non ce ne saranno mai abbastanza.

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