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Recensione su A Beautiful Mind

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25 dicembre 2012

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Allora. Ah, il fatto che Russel Crowe, per interpretare tutta la vita del matematico John Nash, ne fa uscire uno studente 19enne penoso e vecchissimo. Ma dai, Russell all’uni? Il giovane, secondo lui, lo si interpreta tenendo le chiappe strettissime, tipo quando hai paura che ci possa sempre essere qualcuno dietro pronto ad aprirti un ombrello nel culo. Poi un po’ migliora, a parte alcune ridicolaggini tipo l’ombrello visto nelle stelle del cielo (devo essere un genio matematico per quello? -.-), pur se l’atmosfera passa da descrittiva dell’America del dopoguerra a quella di un dramma psicologico. Con le persone che non esistono, MINCHIA SENTO LE VOCIIIII!, le realtà che in realtà non son realtà e tutto. La sintesi: questo è un genio sfigatissimo e introverso che pensa solo alla matematica, si scopa e sposa la sua studentessa più supermegagnocca (qualcuno prego mi invii la bambola gonfiabile di Jennifer Connelly, Jennifer ti ho sempre amata, fin dai primi film con Dario Argento. E ormai sei pure vecchia ma non mi importa, ti amo lo stesso), impazzisce, manie di persecuzione, ripercussioni su lavoro famiglia, ricovero, ristabilimento della normalità, nobel per una teoria elaborata quand’era pischello.
Non è che la vera biografia di Nash non sia stata rispettata, solo che ne han cancellato pezzi interi enormi ai loschi fini del romanzone ignorante che occhieggiasse al’”oh, siamo così smart, a guardare un film su di un matematico!”.

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