2014

The Imitation Game

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The Imitation Game
The Imitation Game

Basato su una biografia scritta da Andrew Hodges. Ad Alan Turing, crittografo, si deve la decifrazione del Codice Enigma adottato dai nazisti durante la Seconda Guerra Mondiale.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: The Imitation Game
Attori principali: Benedict CumberbatchKeira KnightleyMatthew GoodeRory KinnearAllen LeechMatthew Beard, Charles Dance, Mark Strong, James Northcote, Tom Goodman-Hill, Steven Waddington, Ilan Goodman, Jack Tarlton, Alex Lawther, Jack Bannon, Tuppence Middleton, Dominik Charman, James G. Nunn, Charlie Manton, David Charkham, Victoria Wicks, Andrew Havill, Laurence Kennedy, Tim van Eyken, Viv Weatherall, Miranda Bell, Tim Steed, Bartosz Wandrykow, Lese Asquith-Coe, Hayley Joanne Bacon, Ingrid Benussi, Nicholas Blatt, Jack Brash, Ancuta Breaban, Alex Corbet Burcher, Grace Calder, Richard Campbell, Daniel Chapple, Lisa Colquhoun, Alexander Cooper, Leigh Dent, Esther Eden, Sam Exley, Ben Farrow, Mike Firth, Hannah Flynn, James Gard, Guna Gultniece, Benjamin Hardie, Oscar Hatton, Luke Hope, Vera Horton, Vincent Idearson, Denis Koroshko, Debra Leigh-Taylor, Stuart Matthews, Amber-Rose May, Samantha Moran, Adam Nowell, Joseph Oliveira, Harry Leonard Parkinson, John Redmann, David G. Robinson, Alice Tapfield, Mark Underwood, Nicola-Jayne Wells, Josh Wichard
Regia: Morten Tyldum
Sceneggiatura/Autore: Graham Moore
Colonna sonora: Alexandre Desplat
Fotografia: Óscar Faura
Costumi: Sammy Sheldon
Produttore: Nora Grossman, Graham Moore, Ido Ostrowsky, Teddy Schwarzman
Produzione: Gran Bretagna
Genere: Drammatico, Thriller, Guerra, Storia, Biografico
Genere:
Durata: 113 minuti

the “compliance” game… / 21 Agosto 2018 in The Imitation Game

Vi ricordate quando eravate bambini, non così bambini da non capire nulla ma nemmeno troppo grandi per capire proprio tutto? Di fronte a qualche avvenimento apparentemente fuori dalla vostra portata cognitiva chiedevate ai vostri genitori: “perche?” e vi veniva risposto qualcosa come: “perché si” o “non puoi capire” o “shh shh guarda e stai buono”. Quando dico “non così bambini da non capire nulla” intendo che intuivate che la risposta laconica dei vostri genitori voleva dire che pensavano che non avreste capito la loro spiegazione e che non valeva la pena darvela.

“The imitation game” è uno di quei film che mi fa sentire di nuovo bambino ma nel senso spiacevole appena descritto.

E’ un film che mi fa sentire stupido o meglio che mi fa pensare che chi ha studiato e realizzato la pellicola pensa che sia uno stupido e che non mi meriti niente di più di quello che mi propina e mi fa domandare come il bambino in cui mi trasforma: “perché?”.

Perché un film tratto dalla storia vera di un genio deve per forza rappresentarlo come tormentato, malato, mezzo pazzo quando, come in questo caso, non esistono prove evidenti che Turing fosse davvero così turbato?

Perché deve esserci inevitabilmente una storia d’amore anche quando non c’era motivo alcuno di esserci e nella realtà della storia non ha avuto la rilevanza che vogliono dargli nel film?

Perché bisogna per forza metterci tutti, ma proprio tutti, i clichè e stereotipi di questo genere di film? 1) genio incompreso con difficoltà relazionali 2) storia d’amore travagliata “ma insieme supereremo le difficoltà” 3) antagonista che disapprova ma poi riconosce il vero genio e lo stima 4) il protagonista che proprio non riesce a “svolgere la matassa” ma poi un personaggio inutile dice una stupidaggine e: “Grande Giove! Ho capito!”.

Il film è così indulgente verso la stupidità che lui stesso ci attribuisce da ripetere tre volte nel corso del film il suo roboante motto “a volte sono le persone da cui nessuno si aspetta nulla che riescono a fare quello che nessuno immaginava”, così, giusto nel caso vi fosse sfuggito!

La sceneggiatura inoltre, in alcuni casi, si permette delle uscite talmente spaccone e fuori luogo che credevo di poterle sentire solo da Stallone nella serie dei “mercenari” come quando il mega capo di una divisione supersegreta (così segreta che al gruppo di matematici, perfetti sconosciuti, appena convocati viene svelata subito, cosa che ci fa pensare che non resterà segreta molto a lungo se la rivelano ogni volta che vogliono fare colpo su qualcuno) chiede a Turing se sa quanti soldati sono morti nella guerra in corso e aggiunge subito dopo: “3 solo durante la nostra conversazione” poi guarda l’orologio e aggiunge “oh eccone un altro”…eh?!?

E sorvoliamo pure sul nome dato alla macchina da Turing che nel film hanno voluto fosse quello del suo amore infantile finito tragicamente, vi prego…

Non sono un accanito sostenitore della verità e rigore scientifico o narrativo a tutti i costi se le esigenze cinematografiche vogliono che certi fatti vengano cambiati o inventati di sana pianta; quando servono a realizzare una bella storia e un bel film ben vengano! ma mi fa imbestialire quando questi vengono inventati o travisati per trasformarli in qualcosa di così banale e inutile.

Benedict Cumberbatch è uno straordinario attore e anche in questo film fa una meravigliosa interpretazione che da sola merita la visione ma spero sinceramente che qualcuno lì fuori gli proponga qualcosa in cui possa osare di più, in pellicole che escano un po’ dai binari del consueto per regalarci qualcosa di davvero unico.

Ma soprattutto perche Morten Tyldum, regista norvegese del film, ha realizzato qualcosa di così convezionale? Guardatevi, se non l’avete già fatto, “Headhunters” dello stesso regista e ditemi se pensate che sia lo stesso regista.

Io credo che la risposta sia un’immaginaria scena tagliata di un altro film dove “l’uomo che fuma” dice al regista “potresti portarti a casa qualche bel premio con questo film, non fare caz**te” e voit là ecco accontentata l’accademy con quanto di più tradizionalista si poteva fare e in questo è stato fatto un ottimo lavoro; una volta letto il manuale de “la perfetta pellicola americana per il cinema americano” il risultato è ineccepibile.

Peccato perché è comunque un bel film, piacevole, divertente e a tratti commovente e decisamente ben interpretato dal protagonista Cumberbatch, dalla comprimaria Keira Knightley (anche se non altrettanto profondamente secondo me) e tutti gli altri attori (Charles Dance!).

Avrebbe potuto essere molto di più, avrebbe potuto osare di più nel raccontare la travagliata omosessualità del protagonista e soprattutto gli strazianti e dolorosi mesi successivi alla sua condanna per tale “crimine” come era considerato in quegli anni. Avrebbe potuto affidarsi a stratagemmi narrativi più fini e originali senza appoggiarsi sulle solite convenzioni. Certo mi rendo conto che se ammiccava troppo alla guerra avrebbe finito per entrare in territorio “American sniper”, se stuzzicava intorno al genio e la sua storia avrebbe cozzato contro “The theory of everything” e non andava bene…

Certo il film nelle primissime scene e verso la fine butta lì due indizi che fanno tragicamente sorridere sapendo il metodo utilizzato da Turing per togliersi la vita, ma il film avrebbe potuto indulgere un po’ di più su questo aspetto anche correndo il rischio di renderlo più drammatico.

Per questo motivo chi cerca qualcosa di insolito e affascinante resterà un po’ deluso, chi invece vuole un altro motivo per adorare Benedict o per spegnere il cervello e godersi un’altra storia “accontenta masse” sarà più che soddisfatto.

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The Imitation Game / 13 Novembre 2016 in The Imitation Game

Il biopic incontra il film storico nell’opera del regista norvegese Morten Tyldum tratta da una biografia sul pioniere dell’informatica Alan Turing. Una sceneggiatura intricata ma avvincente (premiata con l’Oscar), che va spesso oltre i limiti della verosimiglianza storica, permettendo tuttavia nella sostanza di comprendere uno degli aspetti meno noti (ma fondamentali) della strategia bellica: la decifrazione delle comunicazioni del nemico, che consente di predisporre difese adeguate o attacchi mirati.
Non si può negare che il film vada spesso a sfociare nell’iperbole, con i riferimenti a Dio e al controllo umano sulla vita e sulla morte, che pare affidato ad una fantomatica stanza dei bottoni pilotata dai servizi segreti.
La pellicola assume così un taglio aggiuntivo da spy-story, che se non altro contribuisce a rendere affascinante il soggetto (minando, di contro, qualsiasi pretesa di storicità).
La prima cosa che si deve fare dopo aver visto un film come questo è sicuramente quella di riconciliarsi immediatamente con la Storia (quella con la s maiuscola), andando a documentarsi su come andarono (o si suppone siano andate) effettivamente le cose. Altrimenti il rischio è quello di farsi contagiare dalla patologica spirale del complottismo e farsi sommergere la mente dal bombardamento di cliché (genio matematico = asociale, pressoché autistico).
La storia di Turing permette di affrontare anche il tema – solo per certi versi secondario – dell’omosessualità e della sua persecuzione legale, avvenuta fino a qualche decennio fa anche in Paesi civili come l’Inghilterra.
Per il resto, si assiste alla solita deriva rosa, immancabile in alcune produzioni, con la bella di turno nel ruolo di una donna sicuramente straordinaria per l’epoca ma non di sicuro per le doti estetiche, come invece devono aver ritenuto i responsabili del casting. Ma del resto non è una novità e finché il mercato chiederà questo così continuerà ad essere.
In tale aspetto e nella somiglianza tra protagonisti la pellicola è assimilabile ad un’altra produzione britannica, uscita lo stesso anno, La teoria del tutto di James Marsh, con la differenza che quest’ultimo si è concesso qualche momento autoriale che sembra mancare in The Imitation Game, il cui regista è impegnato esclusivamente ad accompagnare lo svolgimento delle vicende con un approccio tradizionalista, attento soltanto a far orientare lo spettatore nell’abusato incastro di flashback e flashforward.

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Valanga di stereotipi / 10 Luglio 2016 in The Imitation Game

Come dev’essere un genio matematico? È ovvio: autistico, insensibile allo humour, incapace di stringere amicizie e di lavorare in gruppo, troppo conscio del proprio valore, in lotta con le autorità. Questa valanga di stereotipi sommerge la vera personalità di Alan Turing, senza dubbio eccentrico ma non fino a questo punto. La verità storica viene del resto sistematicamente distorta nel film, seguendo una tendenza preoccupante del cinema contemporaneo; e il risultato è probabilmente meno drammatico dei fatti come si sono svolti. Chi può trovare convincente anche solo per un attimo l’episodio (inventato di sana pianta) del collaboratore di Turing con il fratello a bordo della nave in procinto di essere affondata? O la selezione dei crittografi per mezzo di un cruciverba (che c’entra pochino con la crittografia)?
A parte le invenzioni, la sceneggiatura risulta insulsa e fiacca, con le scene dell’infanzia che non aggiungono nulla alla trama, o buchi clamorosi, come la lettera a Churchill (in buona parte anch’essa inventata) che non viene minimamente sfruttata a fini drammatici: parte in un fotogramma, e in quello successivo ha già sortito il suo effetto.
Dal disastro si può salvare la performance di Cumberbatch – con la consapevolezza che però si tratta appunto di un tour de force mirato a strappare l’applauso, non a costruire un personaggio artisticamente credibile. Coi clichés, del resto, non si fa arte.

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Televisivo / 1 Maggio 2016 in The Imitation Game

Non cinema.

Alan Turing / 9 Febbraio 2016 in The Imitation Game

padre dell’informatica e colui che contribuì a scoprire il funzionamento della macchina Enigma, la macchina con la quale i tedeschi inviavano messaggi criptati alle truppe. Il film ricostruisce in maniera eccellente la storia di Alan incentrata sull’attività di crittografo al servizio del governo britannico. Senza di lui la guerra sarebbe andata avanti per almeno altri due anni con qualche decina di milioni di morti in più.

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