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Recensione su Outlander

/ 20147.761 voti

I had no idea where this journey would lead me, what opportunity might present itself. / 24 ottobre 2015 in Outlander

Prima stagione: 8

Un grande stereotipo della “letteratura” harmony è la figura del rude guerriero scozzese innamorato perso della propria donna. Sulla carta Outlander si presenta proprio così.

Il telefilm (prodotto da Starz) segue le sfighe di Claire Beauchamp, infermiera ai tempi della seconda guerra mondiale che, dopo aver toccato una misteriosa pietra, si ritrova catapultata nella Scozia del 1743.
Qui farà la conoscenza del clan dei MacKenzie, tra cui il giovane Jamie, il quale sappiamo diventerà il suo interesse amoroso in quanto unico protagonista con il viso di un angelo e il corpo di un modello.
Sullo sfondo di questa storia d’amore troviamo la rivolta dei Giacobiti e la vita nel castello di Leoch.
O almeno, così per la prima metà della stagione.

Sono rimasta piacevolmente sorpresa da questa serie. Si presenta come un harmony, ossia storia d’amore passionale e prevedibile, con inoltre il fattore dello scozzese in kilt, e io ero alla ricerca di qualcosa di leggero che mi accompagnasse nelle settimane tra un episodio della seconda stagione di The Leftovers e l’altro. Purtroppo ho visto tutti e sedici gli episodi in tempo record, quindi attualmente sono al punto di partenza con l’aggravante che oltre a voler vedere di più di The Leftovers ho bisogno di un’altra stagione di Outlander.

Ma come mai ho fatto fuori una stagione in così poco tempo?
Ebbene, perché Outlander non è un harmony.

In primo luogo è una serie molto curata dal punto di vista estetico. Ogni episodio è davvero girato in Scozia e la ricostruzione del 1743 è credibile, così come i personaggi secondari, tutti scozzesi barbuti, massicci, con la faccia piena di cicatrici. Non sembra finta come invece spesso capita con queste serie televisive (e come, secondo me, è capitato con Black Sails, altra serie della Starz che aveva una fotografia troppo patinata che rendeva irreale il tutto).

Ma soprattutto, dopo che viene coronato il sogno d’amore dei due piccioncini è come se la serie capisse di aver chiuso un capitolo e di potesse finalmente sviluppare situazioni più articolate, spingendosi verso scelte narrative impensabili per un prodotto che dovrebbe basarsi solo su una storia d’amore.
La tensione cresce fino a culminare nel finale di stagione, episodio che raggiunge vette che mai mi sarei aspettata. Non esagero nel dire che non ho mai visto in una serie televisiva immagini così crude e una situazione così disturbante.

In conclusione, una serie che offre molto di più di quello che promette.

Consiglierei di recuperarla se non fosse che questa storia è basata su una serie di libri. Dopo la visione dell’ultimo episodio ho preso la decisione di spoilerarmi l’intera saga e ho letto i riassunti su wikipedia. Non l’avessi mai fatto. Se questa stagione a primo acchito pare un harmony la prossima sembrerà una soap opera. Ho fiducia negli autori, ma dubito possano fare miracoli se non stravolgendo completamente la trama.

Facciamo così, ci riaggiorniamo nel 2016, a fine seconda stagione.

PS: volevo chiamare la recensione “Sotto il kilt… niente” ma era meglio non assecondare l’aria di harmony che traspare da questa serie. Comunque sappiate che ci ho pensato.

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