Recensione su WALL•E

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17 febbraio 2011

Lungometraggio super-commovente, per la dolcezza con la quale sono trattati i sentimenti umani dei robot, che non sono le solite macchine da combattere…
È l’ennesimo capolavoro capace di cambiare il modo in cui viene imitata non solo la realtà, ma anche i movimenti della macchina da presa.

Wall•E è l’ultimo robot rimasto sulla terra dopo che gli umani l’hanno abbandonata perchè invasa dai rifiuti. Si sono dimenticati di spegnerlo e lui da 700 anni continua a fare quello per cui è stato costruito: comprimere e ammassare rifiuti. Non parla ma si fa capire molto bene a gesti e attraverso una gamma di suoni espressivi. È un robot animato come un animale antropomorfo, un piccolo Charlot: operaio alienato che sogna un domani migliore collezionando cianfrusaglie umane e guardando il cielo stellato. E quando dal cielo questo domani migliore arriva sotto forma di un altro robot, Eve, più moderno e programmato per cercare vita sulla Terra, Wall•E lo insegue sull’astronave madre. Lì sarà un portatore sano e inconsapevole di caos e anarchia assieme agli altri “devianti” della società, cioè i robot difettosi.

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