I'm Here

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I'm Here

Lui è molto timido, non ha amici e lavora in una biblioteca, lei è una tipa festaiola, creativa. Si vedono, si piacciono, decidono di stare insieme. Nulla di strano, se non si trattasse di due robot.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: I'm Here
Attori principali: Andrew GarfieldSienna GuilloryLyle KanouseNancy MunozAnnie HardyDaniel London, Michael Berry Jr., Aska Matsumiya, David Kramer, Nathan Johnson, Jason Barclay, Christopher Wonder, Richard Penn, Quinn Sullivan
Regia: Spike Jonze
Sceneggiatura/Autore: Spike Jonze
Colonna sonora: Sam Spiegel
Fotografia: Adam Kimmel
Produzione: Usa
Genere: Drammatico, Romantico, Fantascienza
Durata: 30 minuti

“saremo due dolcissimi robot compagni di una tenera odissea” / 25 Aprile 2014 in I'm Here

Eggià! credo che la mia recensione si possa riassumere tutta in questa frase tratta da una canzone.
Mi ha colpito questo mediometraggio; tutto quello che si doveva dire compresso in 30 minuti, senza robe superflue per annacquare il contenuto.
Sogni, sacrifici, spensieratezza e amore amore amore…
Ci servono dei robot a ricordarci l’umanità? a scaldarci il cuore?
Che tenerezza!

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Robotica umanità / 18 Marzo 2014 in I'm Here

Una bel corto di trenta minuti prodotto dal visionario Spike Jonze. Il regista, con quest’opera, si aggiunge a quella ristretta cerchia di inventori di universi futuristici, che siano essi utopici, distopici o semplicemente particolari. E’ proprio il caso di I’m Here. Un futuro dove umani e robot vivono insieme e dove questi ultimi sono talmente ben integrati nel “nostro” mondo da aver sviluppato un incredibile sviluppo sotto il punto di vista dell’umanizzazione. I robot qui lavorano, guidano macchine, hanno appartamenti e si divertono. Ma sono talmente simili a noi umani da potersi sentire soli o addirittura innamorati.
La storia è forse la più semplice (e drammatica) delle relazioni amorose, ma colpisce comunque lo spettatore. Non tanto per l’atipicità dei protagonisti, quanto per la poetica e la delicatezza della narrazione. Aspetti molto cari a Jonze, che infatti li riprenderà qualche anno dopo per dare alla luce il lungometraggio Her.
Trenta minuti di malinconia, amore e tanta (non è una battuta) umanità. Consigliato.

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L’amore ai tempi dei robot. / 17 Marzo 2014 in I'm Here

Uno dei principali pregi di Jonze sta nel rendere accettabile un universo in cui vigono codici e convenzioni diverse dalle nostre: per far questo, ovviamente, ricorre ad un patrimonio iconografico familiare e ad un dosato e sapiente uso di elementi tecnologici vintage. Ma ciò con cui sa giocare meglio per rendere appetibile un dato contesto sono i sentimenti: le storie di coppia di Spike Jonze sono vere e proprie favole e, si sa, è difficile resistervi, a qualsiasi latitudine e in qualsiasi epoca esse vengano proposte.
Questa delicata storia di sentimenti tra intelligenze artificiali ne è l’ennesima, felice conferma.

Andrew Garfield si produce, qui, nella sua interpretazione migliore. Lo dico senza ironia. Anzi, no: sono un po’ ironica.

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13 Agosto 2013 in I'm Here

“I’m here” di Spike Jonze (2010)
” Cosa stai sognando? ”
” Cosa intendi? Io non posso sognare. ”
” Ma certo che puoi farlo. Devi solo volerlo fortemente. ”

Splendido. Splendido. Splendido.

Lo ammetto…sono arrivato decisamente tardi perché questo mediometraggio scaturito dalla fantasiosa mente di Spike Jonze (Essere John Malkovich, Il ladro di orchidee, Nel paese delle creature selvagge) è uscito nel 2010, sponsorizzato dalla Absolut Vodka.

In ogni caso… fidatevi, di rado si incontra un qualcosa di così bello e così intenso in tutta la sua leggerezza, semplicità e sensibilità.
Non una semplice storia d’amore. Per quanto mi riguarda, la storia d’amore più originale e deliziosa che abbia visto dai tempi di “Eternal sunshine of the spotless mind…” Il tutto condensato in 30 minuti di splendore, estremamente intensi, accompagnati da una colonna sonora eccezionale.

Siamo in un mondo in cui i robot convivono con gli essere umani, vanno al lavoro, girano in macchina con la musica a tutto volume, vanno ai concerti e soprattutto come gli essere umani sono in grado di provare sentimenti. Il protagonista così è proprio un buffo robot di nome Sheldon (interpretato da Andrew Garfield che gli presta corpo e voce), che fatta eccezione per quella scatola dalle fattezze di vecchio computer che si ritrova al posto della testa, ha tutti i connotati per essere considerato uno come tanti, un tipo ordinario, un po’ introverso ed imbranato, che di mestiere fa il bibliotecario e vive la sua routine senza troppi alti ne bassi. Ma i suoi occhioni tristi e sognanti bucano sin da subito lo schermo, forse meglio di quanto qualsiasi attore in carne ed ossa avrebbe potuto fare. (e non è semplice rendere un robot così tanto ‘umano’, così vero).
Questo mediometraggio di 30 minuti, per me, ha tutto ciò che rende un opera filmica straordinaria… immagini dal grosso impatto visivo, una bellissima storia, malgrado la sua estrema semplicità, e quell’atmosfera malinconica che rende il tutto più magico ed al tempo stesso più reale.

Si, perché malgrado i protagonisti insoliti, che danno quel leggero tocco di surrealismo, ciò che ci troviamo di fronte agli occhi risulta pienamente reale, sincero, vero!
Per questo motivo è difficile non restare coinvolti ed allo stesso tempo affascinati.
Con me forse è più facile fare centro, essendo il sottoscritto un inguaribile romantico, ma dubito che questo ‘filmino’ possa risultare freddo anche a chi di sensibilità non ne ha certo da vendere.
Sinceramente non so nemmeno come Spike Jonze sia riuscito a creare questa magia, quali sono le scelte che hanno reso questo cortometraggio così pieno di poesia.
Quei 30 minuti volano in piena leggerezza, commuovendo, emozionando…
Già l’incipit è straordinario… con lo sguardo di Sheldon perso fuori dal finestrino dell’autobus che vale più di molte parole… Si capisce che avrebbe soltanto bisogno di qualcuno con cui condividere emozioni e bei momenti.
Lo ritroviamo così più tardi con quel suo sguardo sognante a fissare un aereo che vola alto nel cielo, con la speranza, in quel momento irrealizzabile, di essere lui sul quell’aereoplano diretto non si sa dove, basta da qualche altra parte, per fuggire da una quotidianità dove non sembra esserci spazio per la felicità, ma solo per la malinconia…per quel triste senso di insoddisfazione e di incompletezza.
Questo è lo scenario iniziale, che puntualmente cambia con l’arrivo di lei, un’altra robottina, che a differenza di lui appare più esuberante ed estroversa. Per Sheldon, lei rappresenta proprio quell’aereoplano con cui mandare a farsi fottere la solitudine e partire verso un viaggio che ridia senso a tutto…

Da lì in poi si dipana una storia toccante ed a sprazzi tristissima che pone l’accento sulla bellezza del “donarsi agli altri per amore, senza chiedere niente in cambio”. Tutto questo, senza quel buonismo fastidioso e quella retorica che abbonda in molti film… qui è tutto più genuino. E magico. Scusatemi se insisto su questa parola… ma questa è la sensazione.
La scena di loro due nel bosco è sensazionale. Vuoi per la bellissima fotografia, vuoi per la perfetta canzone di sottofondo… ma è soltanto una delle tante che compongono questo gioiello. Poesia che non ha bisogno di versi, ma solo di immagini. Peccato quindi che duri così poco (anche se in questo sta forse la sua grandezza).

Se come me ve lo siete perso, recuperatelo per favore. Fatelo per il vostro bene. 😉

http://frammenticinemavittoriomorelli.blogspot.it/2013/08/im-here-di-spike-jonze-2010.html

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29 Gennaio 2013 in I'm Here

Cortometraggio di Spike Jonze, prezioso e curato. Mi ha interenerita moltissimo, quasi piangevo.

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