Recensione su I'm Here

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13 Agosto 2013

“I’m here” di Spike Jonze (2010)
” Cosa stai sognando? ”
” Cosa intendi? Io non posso sognare. ”
” Ma certo che puoi farlo. Devi solo volerlo fortemente. ”

Splendido. Splendido. Splendido.

Lo ammetto…sono arrivato decisamente tardi perché questo mediometraggio scaturito dalla fantasiosa mente di Spike Jonze (Essere John Malkovich, Il ladro di orchidee, Nel paese delle creature selvagge) è uscito nel 2010, sponsorizzato dalla Absolut Vodka.

In ogni caso… fidatevi, di rado si incontra un qualcosa di così bello e così intenso in tutta la sua leggerezza, semplicità e sensibilità.
Non una semplice storia d’amore. Per quanto mi riguarda, la storia d’amore più originale e deliziosa che abbia visto dai tempi di “Eternal sunshine of the spotless mind…” Il tutto condensato in 30 minuti di splendore, estremamente intensi, accompagnati da una colonna sonora eccezionale.

Siamo in un mondo in cui i robot convivono con gli essere umani, vanno al lavoro, girano in macchina con la musica a tutto volume, vanno ai concerti e soprattutto come gli essere umani sono in grado di provare sentimenti. Il protagonista così è proprio un buffo robot di nome Sheldon (interpretato da Andrew Garfield che gli presta corpo e voce), che fatta eccezione per quella scatola dalle fattezze di vecchio computer che si ritrova al posto della testa, ha tutti i connotati per essere considerato uno come tanti, un tipo ordinario, un po’ introverso ed imbranato, che di mestiere fa il bibliotecario e vive la sua routine senza troppi alti ne bassi. Ma i suoi occhioni tristi e sognanti bucano sin da subito lo schermo, forse meglio di quanto qualsiasi attore in carne ed ossa avrebbe potuto fare. (e non è semplice rendere un robot così tanto ‘umano’, così vero).
Questo mediometraggio di 30 minuti, per me, ha tutto ciò che rende un opera filmica straordinaria… immagini dal grosso impatto visivo, una bellissima storia, malgrado la sua estrema semplicità, e quell’atmosfera malinconica che rende il tutto più magico ed al tempo stesso più reale.

Si, perché malgrado i protagonisti insoliti, che danno quel leggero tocco di surrealismo, ciò che ci troviamo di fronte agli occhi risulta pienamente reale, sincero, vero!
Per questo motivo è difficile non restare coinvolti ed allo stesso tempo affascinati.
Con me forse è più facile fare centro, essendo il sottoscritto un inguaribile romantico, ma dubito che questo ‘filmino’ possa risultare freddo anche a chi di sensibilità non ne ha certo da vendere.
Sinceramente non so nemmeno come Spike Jonze sia riuscito a creare questa magia, quali sono le scelte che hanno reso questo cortometraggio così pieno di poesia.
Quei 30 minuti volano in piena leggerezza, commuovendo, emozionando…
Già l’incipit è straordinario… con lo sguardo di Sheldon perso fuori dal finestrino dell’autobus che vale più di molte parole… Si capisce che avrebbe soltanto bisogno di qualcuno con cui condividere emozioni e bei momenti.
Lo ritroviamo così più tardi con quel suo sguardo sognante a fissare un aereo che vola alto nel cielo, con la speranza, in quel momento irrealizzabile, di essere lui sul quell’aereoplano diretto non si sa dove, basta da qualche altra parte, per fuggire da una quotidianità dove non sembra esserci spazio per la felicità, ma solo per la malinconia…per quel triste senso di insoddisfazione e di incompletezza.
Questo è lo scenario iniziale, che puntualmente cambia con l’arrivo di lei, un’altra robottina, che a differenza di lui appare più esuberante ed estroversa. Per Sheldon, lei rappresenta proprio quell’aereoplano con cui mandare a farsi fottere la solitudine e partire verso un viaggio che ridia senso a tutto…

Da lì in poi si dipana una storia toccante ed a sprazzi tristissima che pone l’accento sulla bellezza del “donarsi agli altri per amore, senza chiedere niente in cambio”. Tutto questo, senza quel buonismo fastidioso e quella retorica che abbonda in molti film… qui è tutto più genuino. E magico. Scusatemi se insisto su questa parola… ma questa è la sensazione.
La scena di loro due nel bosco è sensazionale. Vuoi per la bellissima fotografia, vuoi per la perfetta canzone di sottofondo… ma è soltanto una delle tante che compongono questo gioiello. Poesia che non ha bisogno di versi, ma solo di immagini. Peccato quindi che duri così poco (anche se in questo sta forse la sua grandezza).

Se come me ve lo siete perso, recuperatelo per favore. Fatelo per il vostro bene. 😉

http://frammenticinemavittoriomorelli.blogspot.it/2013/08/im-here-di-spike-jonze-2010.html

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