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Recensione su L'assassinio di un allibratore cinese

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Uno dei migliori Cassavetes di sempre / 2 giugno 2011 in L'assassinio di un allibratore cinese

“Sono solo pezzi di carta”. Così Cosmo Vitelli, il protagonista di questo splendido film di Cassavetes, definisce i soldi. Che questi ultimi siano soltanto “pezzi di carta” è vero, anzi verissimo. Peccato però che a causa di questi famosi “pezzi di carta” si possa anche morire. Soprattutto se ti capita di contrarre un debito di gioco con un gruppo di mafiosi. Vero, Cosmo Vitelli? Hai voluto fare il gradasso, eh? E pensare che volevi solamente spassartela per festeggiare il tuo nuovo locale da quattro soldi che, tra l’altro, hai appena finito di pagare. Volevi divertirti, cosa assolutamente legittima, ma hai commesso un errore. Un semplice, piccolissimo sbaglio che però rischi di pagare a caro prezzo. Già, proprio così: è buffa la vita, eh? Ti credevi un grande giocatore di poker, e invece ti ritrovi con una pendenza di 23 mila dollari. Tanto devi alla mafia. E adesso sono affari tuoi, amico. Visto che non hai la grana necessaria per saldare il debito, ti tocca sbrigare un lavoretto per rimetterti in pari. Mica un lavoretto qualunque però, eh no, sarebbe troppo facile. Ti tocca un lavoro sporco, il più ingrato che ti potesse capitare: devi ammazzare un boss della mafia cinese. E se non lo fai, beh, peggio per te. Ti consiglio di fare attenzione, Cosmo, perché ho la sensazione che i tuoi “amici” ti vogliano fregare. Quindi, stai in campana. Guardati le spalle, perché ti potrebbe arrivare una pallottola nella schiena proprio quando meno te lo aspetti. Ah, dimenticavo: buona fortuna, Cosmo. Un poliziesco? Forse. Un noir? Può darsi. Un gangster movie? Probabile. Un melodramma? Anche. In realtà “L’assassinio di un allibratore cinese” è tutte queste cose messe assieme. Cassavetes, da grande anarchico del cinema qual era, mescola i generi più disparati per poi mandarli all’aria, con l’obiettivo di realizzare un’opera sperimentale, perfettamente coerente con la sua idea di cinema indipendente, libera cioè da ogni schema precostituito. Cassavetes, poi, trova nello straordinario Ben Gazzarra – che praticamente compare in ogni singola inquadratura del film – un complice perfetto per mettere in scena la deriva esistenziale di Cosmo Vitelli, un proprietario di un modesto nightclub che finisce stritolato da un meccanismo diabolico dal quale, probabilmente, ne potrà uscire solo con la morte. Insomma, si tratta di un film eccezionale, diretto da un regista geniale, qui in autentico stato di grazia, oltre che interpretato da un attore, il succitato Ben Gazzarra, fenomenale. “L’assassinio di un allibratore cinese” è un film sovversivo, selvaggio, girato con uno stile di regia caotico che se ne infischia delle regole: il risultato è un’opera maledettamente affascinante che spiazza continuamente lo spettatore, il quale non può far altro che rimanere folgorato da questa pellicola che fa del nichilismo la sua bandiera. Da vedere assolutamente nella versione integrale di 130 minuti, meritoriamente recuperata da “Fuori Orario”. Grande Cassavetes.

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