Recensione su Suspense

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I fantasmi (non) esistono / 6 Luglio 2020 in Suspense

Miss Giddens (Deborah Kerr) trova lavoro come istitutrice di due bambini, Miles (Martin Stephens) e Flora (Pamela Franklin), che, dopo aver perso entrambi i genitori, vivono in una grande casa di campagna di proprietà del loro zio (Michael Redgrave), un uomo ricco e spesso assente che non ha la minima intenzione di occuparsi dei suoi nipoti. Durante lo svolgimento del suo incarico, la donna si troverà ad avere a che fare con i fantasmi di un giardiniere, Peter Quint (Peter Wyngarde), e un’istitutrice, Miss Jessel (Clytie Jessop).
Prendendo ispirazione da “Il giro di vite”, il celeberrimo e inquietante racconto di Henry James pubblicato nel 1898, Jack Clayton dirige un horror gotico straordinariamente ambiguo (i fantasmi sono reali o sono frutto dell’immaginazione della protagonista?) e genuinamente spaventoso (fa molta più paura di tutti gli horror contemporanei messi assieme), oltre che di grande eleganza formale.
L’ambiguità che permea l’intera vicenda è una delle carte vincenti della pellicola: che sia una storia di fantasmi o un ritratto di una mente malata, “Suspense” (1961) è un film indimenticabile che lascia un segno indelebile nella memoria dello spettatore.
Sceneggiato con cura e precisione da William Archibald, John Mortimer e Truman Capote, “Gli innocenti” (come recita il titolo originale, “The Innocents” per l’appunto, molto più bello ed efficace di quello italiano) turba nel profondo (le apparizioni degli spettri fanno venire la pelle d’oca) ed è girato con una maestria tecnica notevole.
Il regista britannico supera se stesso utilizzando magnificamente il formato CinemaScope, con cui realizza inquadrature tanto affascinanti quanto angoscianti che creano un’atmosfera lugubre e minacciosa esaltata dalla magistrale fotografia in bianco e nero di Freddie Francis.
Alla splendida riuscita dell’operazione contribuiscono in maniera determinante l’ottimo cast guidato dall’eccellente Kerr, che riesce a rendere tutte le sfumature del suo personaggio passando dalla dolcezza alla follia con una naturalezza stupefacente, la sofisticata colonna sonora di Georges Auric, che comprende la malinconica nenia “O Willow Waly” cantata da Isla Cameron, e le pregevoli scenografie di Wilfred Shingleton, che donano al film un fascino sinistro. Tra un inizio e un finale da antologia, le scene memorabili non si contano.
Una delle più belle è quella in cui Miss Giddens sente bussare contemporaneamente a tutte le porte della casa, una scena che fa venire i brividi ancora oggi.
A quasi sessant’anni dalla sua uscita, “Suspense” mantiene intatta la sua straordinaria bellezza. In tanti lo hanno citato, omaggiato e imitato (basti pensare a “The Others”, 2001, di Alejandro Amenábar e a “The Orphanage”, 2007, di Juan Antonio Bayona), ma nessuno è mai riuscito ad eguagliarlo.
Nel 1962 passò in Concorso al Festival di Cannes, ma incredibilmente non vinse nessun premio, neanche quello per la Miglior Attrice (che venne assegnato ex aequo a Katharine Hepburn e Rita Tushingham, rispettivamente per “Il lungo viaggio verso la notte”, 1962, di Sidney Lumet e “Sapore di miele”, 1961, di Tony Richardson).
Dal testo di James sono state ricavate numerose trasposizioni cinematografiche e televisive, tra cui “Improvvisamente, un uomo nella notte” (1972) di Michael Winner, “Presenze” (1992) di Rusty Lemorande e “In a Dark Place” (2006) di Donato Rotunno, ma la versione firmata da Clayton rimane insuperabile. Uno dei massimi vertici del cinema horror.

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