Recensione su Il Grande Gatsby

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G G / 18 Maggio 2013 in Il Grande Gatsby

Tratto dall’omonimo romanzo di Francis Scott Fitzgerald del 1925, a cui è molto fedele, questo film è un imponente spettacolo visivo (budget di 104 milioni di dollari, per andare sul sicuro) che nonostante punti più agli occhi che alla testa e non sia di certo un capolavoro riesce a non dimenticarsi per strada l’ABC dell’arte cinematografica. La regia e la sceneggiatura di questa ode alle bevande alcoliche sono dell’australiano Baz Luhrmann (Romeo + Juliet sempre con DiCaprio protagonista, il sopravvalutato Moulin Rouge, la palla Australia), che ridendo e trincando riesce ad essere come già detto molto fedele al romanzo, aiutato dal suo ridotto numero di pagine e dalla durata della pellicola (140 minuti circa). Sostenuto dalla bravura degli attori il nostro prode riesce a mostrare allo spettatore lo spirito di Gatsby, personaggio eccezionale con le debolezze che ogni essere umano ha (e che solo gli abitanti di Vulcano possono evitare), rendendolo un personaggio molto sfaccettato e complesso, che attira l’attenzione dello spettatore anche quando non presente sulla scena.

Tra gli attori ovviamente DiCaprio spicca su tutti. Lontani anni luce i tempi in cui dava vita al piattissimo Jack Dawson, ritrova Crocodile Dundee alla regia dopo 17 anni e interpreta il suo Gatsby in maniera veramente ottima, riuscendo a dare un senso a ogni minimo gesto o smorfia. Attraverso i suoi occhi possiamo capire cosa sta dietro al personaggio, volendone sempre sapere di più e cercando di carpire quali sono le sue vere intenzioni, attirati a lui come uno scozzese al whisky. Tobey Maguire, ex Spider-Man nella “non imperdibile” trilogia di Raimi, è pacioccoso il giusto e anche lui perennemente con un bicchiere in mano, con il suo Nick in continua balia degli eventi che lo toccano senza mai esserne veramente il protagonista, quasi uno spettatore non pagante. Carey Mulligan già in Drive con Ryan Gosling e in Shame con Michael Fassbender è Daisy (“Sono contenta che sia una bambina. E spero che sia stupida: è la miglior cosa che una donna possa essere in questo mondo, una bella piccola stupida.”, una sua battuta iniziale leggermente modificata nel film), che si aggiunge alla masnada degli alcolisti.

Per quanto riguarda la ricostruzione storica ci sono alcuni anacronismi, a cui nessuna pellicola ambientata nel passato, seppur curata, riesce a scampare. Qui abbiamo infatti un Empire State Building già ultimato (in realtà la sua costruzione iniziò nel 1930) e l’Ulisse di James Joyce stampato (romanzo sì pubblicato nel 1922 ma a Parigi, negli Stati Uniti arriverà nel 1936). Questi sono nel complesso del film particolari minori, un po’ come avviene ad esempio in Django Unchained con, per citarne una, la presenza degli occhiali da sole, che arriveranno in America nel 1929, cioè ben 71 anni dopo l’anno in cui la pellicola è ambientata. Per intenderci, non siamo ai livelli dei jeans in Ben-Hur.

Capitolo “musica”: la colonna sonora è imponente, ben utilizzata all’interno del film e mai buttata lì a casaccio tanto per sfruttare il Dolby. Qual è il problema? Che è curata dal famoso rapper Jay-Z ed è hip hop. Qui vale più o meno lo stesso discorso degli errori storici, ma al contrario: un conto è se la presenza di contaminazioni riguarda film in cui questo aspetto non ha importanza data la natura stessa della pellicola (ad esempio lo stesso genere musicale de Il grande Gatsby è stato inserito in un film come L’uomo con i pugni di ferro, di disimpegno, casinista e tendente al trash), un altro è se un fattore molto importante per rendere allo spettatore l’atmosfera del film come l’onnipresente jazz dei “Roaring Twenties” viene sostituito da un elemento ultramoderno. In questo modo le feste nella casa di Gatsby diventano simili alle moderne discoteche, ma lo spirito che ci sta dietro non è lo stesso per via di diversi fattori, come l’età media più alta data la presenza di persone di ogni annata o il ceto sociale elevato di queste feste. Una pecca non da poco.

In conclusione non è il capolavoro a cui molti urlavano ma Il grande Gatsby è comunque una pellicola buona, con una buona fotografia, un’ottima interpretazione da parte degli attori e una fedeltà al romanzo apprezzabile. Peccato per la colonna sonora, che è armonica nel film come un eschimese in Gabon, ma tappandosi un po’ (tanto) le orecchie si può passare oltre.

4 commenti

  1. Lenore Beadsman / 18 Maggio 2013

    Ero dubbiosa anch’io per le scelte hip-hop della colonna sonora, ma a film visto, non mi sono dispiaciute per niente. Bisogna considerare sicuramente che è stata una scelta “furba”, con il crescente pubblico che ascolta il genere. E poi “Watch the throne”, album che contiene “Church in the wild”, è stato uno dei miei album preferiti del 2011! Detto ciò, però devo dire che “Love is blindness”, interpretato da Jack White è in assoluto il pezzo migliore.

    • mat91 / 18 Maggio 2013

      A me le canzoni in sè non sono dispiaciute, solo che in un film ambientato in questo periodo sentire questo tipo di musica mi ha un po’ spiazzato. Magari avrei preferito una sorta di revisione/remix delle musiche mantenendole però molto più vicine al jazz

  2. Lenore Beadsman / 18 Maggio 2013

    Sì, hai ragione, probabilmente sarebbe funzionato meglio il tutto, ma con il pezzo di Beyoncé, per esempio, l’hanno fatta questa operazione! Se hai notato viene suonato anche al piano..

    • mat91 / 18 Maggio 2013

      Vero, ed è presente anche una canzone charleston vera e propria se non sbaglio. Mi sarebbe però piaciuto che fosse stata la regola e non l’eccezione.

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