2013

Il Grande Gatsby

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Il Grande Gatsby
Il Grande Gatsby

Dall'omonimo romanzo di F.S.Fitzgerald. Durante una calda estate nel New Jersey, Nick Carraway, agente di borsa a New York, affitta una casetta sul limitare di una baia su cui si affaccia anche la principesca villa del misterioso quanto facoltoso Gatsby. E' l'occasione per Nick di incontrare dopo tempo sua cugina Daisy, sposata col giocatore di polo Tom Buchanan.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: The Great Gatsby
Attori principali: Leonardo DiCaprioTobey MaguireCarey MulliganJoel EdgertonElizabeth DebickiIsla Fisher, Jason Clarke, Amitabh Bachchan, Callan McAuliffe, Adelaide Clemens, Steve Bisley, Richard Carter, Vince Colosimo, Max Cullen, Mal Day, Charlize Skinner, Brendan Maclean, Kate Mulvany, Kahlia Greksa, Garrett William Fountain, David Furlong, Daniel Gill, Iota, Barry Otto, John O'Connell, Ben McIvor, Brian Rooney, Gemma Ward, Goran D. Kleut, Denning Isles, Ryan Cooper
Regia: Baz Luhrmann
Sceneggiatura/Autore: Baz Luhrmann, Craig Pearce
Colonna sonora: Craig Armstrong
Fotografia: Simon Duggan
Produttore: Lucy Fisher, Baz Luhrmann, Catherine Knapman, Catherine Martin, Jay-Z, Barrie M. Osborne
Produzione: Usa, Australia
Genere: Drammatico, Romantico
Durata: 143 minuti

Un’occasione persa / 27 Gennaio 2017 in Il Grande Gatsby

Il film parte molto bene, ma finisce per perdersi nella seconda parte. Come sempre, Baz Luhrmann dà il meglio di sé nelle sequenze di musica e ballo. Molto buona la colonna sonora e la prova attoriale di DiCaprio, che mette troppo in ombra i colleghi, in particolar modo Toby Maguire e Carey Mulligan. Ottimi invece Edgerton e Debicki. In sostanza, un’occasione persa per riportare sullo schermo un grande capolavoro della letteratura americana, dopo la prima deludente trasposizione del 1974, con Robert Redford e Mia Farrow.

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La speranza è un cocktail classico e moderno / 27 Gennaio 2017 in Il Grande Gatsby

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Accolto in modo freddo a Cannes 2013, dove è stato il film d’apertura del festival, e criticato da più parti in modo negativo, a me “Il Grande Gatsby”, invece, è piaciuto. Film fazioso sì, ma coerente. Ricco di orpelli, ma che non lo rendono stucchevole, anzi, emotivamente coinvolgente.

Tratto dal romanzo omonimo, uno degli apici della letteratura americana anni ’20, di Francis Scott Fizgerald, il film di Baz Lurhmann è essenzialmente Gatsby: il film ruota su di lui, fin dall’inizio, quando resta dietro il palco, fuori dall’inquadratura, non lo vediamo, ma ne sentiamo parlare; e poi, a maggior ragione, quando entra in scena e diventa vero mattatore dell’azione narrativa, degli snodi della vicenda, dei cambi di ritmo e tono. Perché dietro a questo enigamtico protagonista, interpretato quasi in modo “neoclassico” per la storia del cinema da uno struggente Leonardo di Caprio, si nasconde il segreto più antico del mondo, forse scontato, ma certo scontatamente necessario: l’amore. Ed è così, di fatto, che Luhrmann firma, come sua consuetudine, una poderosa storia d’amore. Che non solo vuole farsi guardare, tanto è pulita e ricca di coinvolgimenti visivi l’esteriorità de Il grande Gatbsy, quasi fosse una chiesa barocca, ma anche involontariamente e in modo naturale farsi altro di più, entrando nelle cripte dell’animo umano, affinché lo spettatore possa scandagliare le sue intimità, teorizzate appunto dalle perfette equazioni dell’amore, e fare i conti con il proprio passato e il proprio presente, tempo di amanti, in quanto persone che amano. Di fatto dietro a tutto quello che Jay Gatbsy fa, dietro a ogni minimo e singolo suo gesto, si nasconde ogni dettaglio e particolare della sua amata, la dolce Daisy (un’ottima e atipica Carey Mulligan): costruisce il suo immenso castello nella riva opposta rispetto a dove abita lei, a Long Island, e organizza feste alle quali partecipano tutti gli abitanti di New York, aspettando il giorno che fosse comparsa proprio lei; si fa amico il cugino, un prezioso Tobey Maguire, per orchestrare un incontro con lei; si fa impostore, arrivando a deturpare la sua anima, per trovare i soldi fondamentali per apparire qualcuno a suoi occhi. Tutto per lei, per poter rivivere quel passato che l’ha visti insieme, prima della separazione forzata causata dallo scontro mondiale. Luhrmann è esagerato, è lucido, sia nella meticolosa perfezione dell’immagine, sia nel processo creativo del film, in quello che vuole, in quello che desidera lasciare a noi. È coraggioso, perché ambizioso, è un dj che alla console mixa il classico con la modernità, e non mi riferisco solo alla stravagante colonna sonora del film. È maestro: scopriamo pagine d’antologia, in particolar modo nella prima parte quando Gatsby non compare, ma viene suggerito ed evocato da ogni inquadratura del regista australiano, come fosse un’entità divina, che possiede il fascino dell’eroe di un racconto epico.

È talvolta predicatore: con noi e per noi. Perché l’ultima inquadratura è dedicata a quella luce verde, simbolo quanto mai esplicito di speranza, che per Gatsby non solo era il segno identificativo della casa di Daisy, ma anche faro di un nuovo passato, che si fa presente e poi futuro, con la sua donna amata; di più, era motore delle sue giornate, lumicino di salvezza quotidiano. E seppur noi conosciamo il destino amaro a lui riservato, quei squilli di un telefono fino a quel momento muto di un silenzio assordante, sono stati per Gatsby motivo di una morte felice. Il faro per noi resta acceso. E allora come Gatsby tendiamo la mano ogni giorno, verso la speranza che si fa Sogno, il nostro sogno. E “continuiamo a remare, come barche controcorrente”.

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Siamo sicuri che a F. Scott Fitzgerald non sarebbe piaciuto? (e chi può dirlo)… / 8 Ottobre 2016 in Il Grande Gatsby

Il grande Gatsby di Luhrmann è infarcito di anacronismi e dell’esuberante euforia stilistica tipica del regista australiano.
L’età del jazz si trasforma così nel trionfo della dance music e dell’hip hop (tributo ad uno dei produttori, il rapper Jay Z) e i celebri Gatsby parties sembrano richiamare la movida agostana di Ibiza, con buona pace per lo stile dei roaring twenties.
Scelte discutibili, ma chiaramente volute e che innegabilmente rendono il film originale e movimentato.
Con buona pace di Francis Scott Fitzgerald (a cui magari uno scompiglio del genere sarebbe anche piaciuto), il regista ci mette davvero molto del suo, soprattutto nella prima parte, incluse corse in auto esagerate, sempre alla ricerca dell’iperbole e della spettacolarizzazione.
Il film diventa così videoclip secondo una tendenza ormai inevitabile nel cinema contemporaneo, almeno quello che è mosso da mere logiche di profitto o di ricerca estetica che non ha timore di sfociare nel kitsch.
La seconda metà della pellicola si normalizza leggermente e viaggia verso un finale drammatico, gestito discretamente.
Un Di Caprio superiore alla media delle sue interpretazioni (finalmente un ruolo adatto a lui), accompagnato però da comprimari soltanto modesti.
Curiosa la quasi contemporaneità di uscita con un film di struttura abbastanza simile ma di risultato artistico diametralmente opposto: La grande bellezza di Sorrentino.

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Mi ha colpito / 10 Ottobre 2015 in Il Grande Gatsby

Anche se il romanzo è tutt’altra storia devo dire che mi ha colpito la scelta dello stile, dei colori.. voglio dire che è un film che non annoia, per me ci sta un 8..

Wow / 20 Luglio 2015 in Il Grande Gatsby

Visivamente eccessivo, folle e tragico: è il tipico Baz Luhrmann. Ed io lo amo.