Recensione su The English Teacher

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7 maggio 2014

Produttore esecutivo e regista nel mondo delle serie Tv, Craig Zisk compie il suo debutto cinematografico con “The English teacher”, una diluizione di romanticismo d’altri tempi e commedia nel dramma di una donna portata da una serie di scatenati eventi a risalire la china e a (ri)scoprire in se stessa un’alleata fidata e volenterosa. L’ispirazione prende piede dalle esperienze degli sceneggiatori Dan e Stacy Chariton, veterani bovaristi (come un po’ tutti gli appassionati di letteratura, no?) in un mondo che spesso costringe a scappatoie di ogni genere. Il fulcro di tutto sono i libri, fonte di profonda felicità ma anche mesto blocco per la protagonista. Julianne Moore, interprete elegante quanto eclettica, si è innamorata fin da subito della sceneggiatura e del suo personaggio, con il quale ha instaurato una profonda empatia. La sua Linda è un’idealista convinta, forte dei suoi obiettivi, ma anche un’adulta che ancora trattiene in sé l’ingenuità e l’illusione infantile che ci si possa rifugiare compulsivamente nella dimensione dei romanzi. Un’illusione, a dirla tutta, darwinianamente un po’ scomoda.

Linda trova il modo di accoccolarsi tra pagine scritte decenni o secoli prima, su fondamenta ben imbevute del romanticismo ottocentesco più sfrontato, e con uno sguardo piuttosto sdegnato e di malcelata boria verso tutto ciò che sa di ordinario e di quotidiano. E il primo di una serie di cliché è servito, nonostante non sia poi così seccante, ma anzi il personaggio susciti tenerezza e un discreto senso di solidarietà femminile. L’ingresso di Jason incrina quella patina di sogno, riportando tutti con i piedi per terra: è lui ad incarnare le palpabili difficoltà che fanno inciampare l’artista cosiddetto “incompreso”, il giovane ribelle che istituisce una “verità” a proprio uso e consumo per accattivarsi una comprensione che altrimenti non gli sarebbe concessa. Rigettato dalla Grande Mela, questo spiattato “imbrattacarte” conquista Linda con l’opera teatrale “La crisalide” (un titolo forse sintomatico delle pallide evoluzioni all’interno del film); immediatamente la donna si industria affinché la sua messa in scena abbia luogo. Da questo momento le vicende subiscono una svolta: il registro iniziale prende una piega di maggior realismo, tendendo al contempo alla tipica ilarità della commedia degli equivoci. Un episodio in particolare metterà la protagonista di fronte a una realtà catastrofica, alla quale nemmeno i suoi adorati libri hanno saputo prepararla. Il messaggio, positivo, è chiaro: Linda, a cui certo non manca la determinazione, si dimostrerà capace di rialzarsi in piedi e di riabilitare la propria immagine di modestia e integrità morale, calcando un percorso di necessaria imperfezione.

Tutto è bene quel che finisce bene, diremmo; e invece no. A quei buoni e sinceri propositi che stimolano l’idea di una commedia brillante si oppongono infatti dei limiti invalicabili. I profili volutamente standardizzati dei personaggi creano dei luoghi comuni che di per sé sarebbero pure accettabili, se solo fossero retti da qualcosa di più di un’amara inconsistenza. Non dispiace lo sviluppo grottesco della pellicola, né i processi mentali analitici con le valutazioni che, per deformazione professionale, Linda assegna ai propri corteggiatori, e nemmeno lo spirito che tanto si rifà al clima letterario e che strappa diverse risate (seppure poco comprensibili al pubblico “medio”). Il cruccio di “The English teacher”, purtroppo, risiede nel completo scollamento delle sue parti, che singolarmente raggiungono una discreta sufficienza, ma nella visione d’insieme non sanno amalgamarsi fra loro. Un po’ come la stessa Linda, vittima di mondi immaginari assimilati più a scopo informativo che non formativo. Non abbastanza incisiva da trascinare lo spettatore all’interno della storia, questa prima prova di Craig Zisk al cinema somiglia fin troppo ad un episodio di “Glee”, mentre a spiccare è soltanto la classe di Julianne Moore: meritevole, ma non basta.

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