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Recensione su The Butterfly Room - La stanza delle farfalle

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16 maggio 2014

Le chiamano psycho biddies. Sono anziane signore un po’ (tanto) tocche ed estremamente pericolose. Inquietanti vecchiette che tengono il coltello accanto ai ferri per la maglia e fanno scivolare del veleno nella tazza di tè che stanno per servirti. E’ un sottogenere horror il loro, con elementi di thriller e gran guignol, e la nostra memoria non può non correre al fantastico personaggio impersonato da Bette Davis in Che fine ha fatto Baby Jane? (What Ever Happened to Baby Jane?, 1962).
Ecco, The Butterfly Room – La stanza delle farfalle dell’italianissimo (nome americanizzato a parte) Jonathan Zarantonello fa parte di questa categoria, trovando in Barbara Steele una perfetta psycho buddy.
Regina del gotico italiano, da molti anni assente dagli schermi, la Steele è il motivo principale per cui guardare il film. Il suo sguardo fende lo schermo, diventando mezzo attraverso il quale riversare la pazzia nel mondo esterno. A sostegno, una storia intrigante e bizzarra nella sua verosimiglianza. Buona la scelta di fare del flashback un elemento importante della vicenda.
Il tutto mi cade però nel caro vecchio finale, un terreno spesso assai accidentato, dato che deve farsi carico delle aspettative e delle attese di chi guarda. Troppa frenesia, cozzando così con il resto del prodotto, troppi i personaggi buttati nella medesima sequenza (superfluo l’intervento di Ray Wise) e qualche trovata (il recall del telefono) che può apparire come una soluzione superficiale, buttata lì.
Nel complesso, un prodotto comunque assai godibile, forte di nuovo volto pronto a entrare di diritto nella lista delle peggiori nonne che nessuno di noi vorrebbe mai incontrare.

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