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Recensione su Stonehearst Asylum

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26 dicembre 2017

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

. La sceneggiatura del film è ricavata da un celebre racconto macabro e grottesco di Edgar Allan Poe, quel Il sistema del dottor Catrame e del professor Piuma divenuto un classico delle storie con il ribaltamento di ruoli tra malati mentali e persone che le hanno in cura, riproposto nel tempo innumerevoli volte, recentemente anche nel film The Visit di Shyamalan. La vicenda del racconto, una beffarda satira al sistema di cura delle malattie mentali, ironica ma anche spaventosa, è liquidata nella prima mezz’ora di film (l’arrivo del giovane medico, la bizzarra cena, la rivelazione), poi prende una direzione tutta sua. La dimensione gotica e romantica, completamente estranea allo scritto di Poe, prende così il sopravvento su quella che poteva essere, nelle premesse, un’interessante riflessione sui meccanismi della mente umana e del rapporto tra follia e sanità. Il giovane Newgate è inizialmente rappresentato, coerentemente al testo, come un ingenuo non molto sveglio, si trasforma inopinatamente un classico eroe romantico. Prendendo spunto da una frase del racconto citata anche nel film, “Non credete a nulla di quanto sentito dire e non credete che alla metà di ciò che vedete”, la pellicola si conclude con un ridondante colpo di scena che conduce a un forzato lieto fine dissonante dal tono tenuto dal film fino allora. Il titolo di lavorazione della pellicola era Eliza Graves è questo è indicativo su dove era puntato fin dall’inizio il focus della narrazione, ma in questo caso era forse meglio non tirare in ballo Edgar Allan Poe, autore che condivide con altri grandi scrittori il destino di essere, nelle trasposizioni cinematografiche, spesso travisato e usato come mero elemento di richiamo. Un cast di tutto rispetto appare sprecato e male utilizzato. Il regista, sul tema follia e sanatori, aveva realizzato nel 2001 il più riuscito Session 9. Un ultimo appunto: prevedibilmente non c’è nessun accenno ai fantomatici dottor Catrame e professor Piuma del racconto, inventori del celeberrimo sistema di cura della follia, nel film sostituito dalla meno ironica e fin troppo realistica terapia elettro-convulsivante.

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