Sonatine

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Sonatine

Aniki Murakawa è un criminale che lavora alle dipendenze di un boss della Yakuza, Kitajima. Lui vorrebbe ritirarsi, ma il suo capo lo invia sull'isola di Okinawa per sistemare una faccenda che riguarda due bande rivali in guerra tra di loro. Quando giunge sul posto, però, Murakawa capisce di essere vittima di un inganno...
schizoidman ha scritto questa trama

Titolo Originale: Sonatine
Attori principali: Takeshi KitanoAya KokumaiTetsu WatanabeMasanobu KatsumuraSusumu TerajimaRen Osugi, Tonbo Zushi, Kenichi Yajima, Eiji Minakata, Houka Kinoshita, Bob Gunter, Rome Kanda, Kota Mizumori, Yuuki Natsusaka, Gregory Marshall Smith, Kanji Tsuda, Kanta Yamazaki, Christopher Britton, Yoshiyuki Morishita
Regia: Takeshi Kitano
Colonna sonora: Joe Hisaishi
Produttore: Takio Yoshida, Hisao Nabeshima, Kazuyoshi Okuyama, Masayuki Mori, Ritta Saito
Produzione: Giappone
Genere: Orientale, Azione, Drammatico, Poliziesco
Durata: 94 minuti

Un ultimo spettacolo prima che cali il sipario / 7 Luglio 2014 in Sonatine

Sonatine è il quarto lungometraggio di Takeshi Kitano, un’opera con cui il regista sembra riuscire a sintetizzare la crudezza dei suoi primi lavori (Violent Cop e Boiling Point) con la delicatezza e la malinconia della sua ultima pellicola, Il Silenzio Sul Mare.
Il mare è decantato tantissimo da Kitano nelle sue opere e qui è protagonista quasi quanto nel suo precedente lavoro, perché si erge ad unico garante di pace e di armonia. Si contrappone quindi alla violenza riscontrabile nel territorio urbano (perché intossicato dal marciume della yakuza) ed assume il ruolo di limbo spirituale dei protagonisti, che non possono fare altro che attendere l’inevitabile realizzazione del loro triste destino. Un’attesa che appare interminabile e con un sola via da percorrere non sembra lasciare spazio a particolari rimedi. Così Murakawa ed i suoi uomini ricorrono a giochi, a piccole attività sulla spiaggia che essi sembrano vivere con la spensieratezza dei bambini. Una sorta di “difesa” necessaria per non affogare nel dolore, un’armonia però di natura debole, che è facilmente spezzabile con il versamento del sangue.
Sonatine è sostanzialmente questo. Un gioco di opposti, che collidono con potenza gli uni con gli altri. La violenza che vuole sopraffare la pace, la fredda città che vuole oscurare il silenzio del mare, la vita che vuol prevalere sulla morte.
Un ritratto delicato e crudo allo stesso tempo, in grado di sconsolare e contemporaneamente di far sorridere. Con una cornice maestosa, data dal mare di Okinawa e dalle belle musiche di Joe Hisaishi.

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Sonate dolenti / 25 Giugno 2012 in Sonatine

racciare linee guida per questa immensa opera di Takeshi Kitano non è facile.Di certo si può partire dal titolo.La Sonatina è una forma di composizione musicale che indica letteralmente una piccola sonata. Questo termine non ha di per sé un significato rigoroso, ma è piuttosto applicato dal compositore ad un pezzo che conserva nella sua struttura la “forma-sonata” in maniera tecnicamente più elementare, meno impegnata formalmente e di minori dimensioni sotto un profilo temporale.Questo,ciò che le maggiori enciclopedie ci dicono sul significato della sonatina.Ha una struttura amletica,improbabile,metaforica,la sonata di Kitano,che si svolge tutta in uno spazio-tempo teoricamente fermo,e quindi decisamente più interessante e impossibile.”Sonatine” non esiste,per definizione.Questo lo rende quindi maledettamente coinvolgente ed affascinante.Murokawa ha sempre vissuto una certa vita molto violenta,essendo esponente della yakuza,uno dei maggiori.Viene inviato su un isola per placare una guerra tra gang,ma presto scoprirà che si tratta di una trappola,che si concluderà con l’uomo su di un’isoletta,dove troverà l’amore e la morte come sua consolazione.L’uomo che giunge sull’isola non è Murokawa,ma un suo eguale ed opposto,non il sanguinario killer a sangue freddo al soldo della yakuza,ma un uomo nuovo e teoricamente astratto.”Sonatine”,oltre ad essere uno dei film più belli e toccanti di Kitano,è anche uno dei più sconosciuti al pubblico,poichè il buon Takeshi dovrà ancora dare alla luce quella gemma che è “Hana Bi” e diventare famoso a livello mondiale.Una sonata dolente accompagna le melodie che portano dietro la vita e dentro essa di Hisaishi,mentre sullo schermo scorrono immagini di terrorizzante fantasia creativa.La poesia di Kitano,detto “Beat”,in nome del suo passato da comico,è grossolana e deridente,a tratti satirica,ma passa buona parte delle sue possibilità ad attendere il colpo fatale,la fine della dolente sonata.Il sorriso di Kitano,colpevole un incidente motociclistico,sembra ghigni alla morte,o che ghigni proprio la morte.Probabilmente è da qui che parte il meta-cinema di Kitano,proprio da questo suo capolavoro.Partendo dall’analisi di una poetica dispotica,poco perbenista e attenta all’omologazione della violenza come unica forma di comunicazione possibile,Kitano riunisce cinema,musica e teatro in un’opera melodrammatica e carismaticamente pura,come se fosse una storia d’amore.Ma l’amore,in questa ennesima ballata di anime,poco c’entra.Anche se è proprio l’incontro con una donna che è stata stuprata,a fargli capire il senso puro della vita.Perchè Kitano distingue apertamente tra destino individuale e senso della vita.Bene,ora guardate bene questo film di Kitano,perchè è la quintessenza del suo cinema:C’è l’infanzia perduta de “L’estate di Kikujiro”,la violenza pura di “Violent Cop”,la filosofia di quello che sarà “Dolls”,la paura illogica di “Boiling Point”,la voglia di distruzione di “Takeshis'”,”Glory to the filmmaker” e “Getting Any?”.Ma è sogno o realtà?Kitano risponde sorprendentemente “Cinema,brother,fratello”.Come diceva in “Zatoichi” con un fare stralunato da uomo delle stelle,”Anche se avessi gli occhi spalancati non riuscirei a vedere”.Qui anche la parabola di Murakawa,in un’epilogo geniale e devastante allo stesso tempo,in cui uno yakuza davanti all’imprevedibilità della vita,rimane in uno stato rarefatto e di calma invidiabile,e forse ricomincia finalmente a vedere.Per questo,d’ora in poi,il cinema di Kitano sarà con “Un certain regard”,per chi,non ha mai visto bene o ha avuto paura di farlo.

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