Recensione su Soldato blu

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Soldier blue, soldier blue / 24 Gennaio 2016 in Soldato blu

Tra i primissimi film che si schierarono dalla parte dei nativi, Soldato blu è ispirato ai drammatici fatti del massacro di Sand Creek, uno degli episodi più crudeli della storia dell’espansione ad ovest, che vide l’esercito americano attaccare un pacifico villaggio di indiani Cheyenne del Colorado che poco prima avevano stipulato un trattato di pace con il governo americano.
Morirono centinaia di nativi, principalmente donne e bambini, in quello che fu con tutta probabilità il becero sfogo di un comandante sadico.
Il massacro è raccontato nel crudo finale, con realismo visivo e senza censure, e rappresenta sicuramente la parte più sconvolgente di una pellicola che fino a quel momento non era decollata.
Se si eccettua la scena iniziale dell’attacco al convoglio, infatti, i restanti due terzi di durata sono occupati dalla fuga dei due protagonisti che cercano di raggiungere la salvezza dopo essere scampati all’imboscata dei Cheyenne. È la parte in cui si inizia a delineare il fine della pellicola di spiegare le ragioni dei nativi, mediante l’espediente della donna che aveva passato due anni coi Cheyenne e che quindi cerca di far comprendere al “soldato blu” la loro posizione.
Tuttavia è una parte eccessivamente lunga e in cui si affacciano frammenti di cinema antico (che contrastano con l’originalità e la novità del suddetto fine): la storia d’amore tra i due, l’esibizione delle grazie di una giovane Candice Bergen, con il suo poco credibile turpiloquio (mentre il “soldato blu” Peter Strauss – interpretazione scialba la sua – sembra un modello di rettitudine).
Solo il finale, dunque, tiene a galla una pellicola che, in ogni caso, resta memorabile (insieme a Piccolo grande uomo, dello stesso anno) nel suo ruolo di archetipo del western della New Hollywood.
Soldato blu è un forte e necessario atto d’accusa verso la storia americana dell’Ottocento e, in particolare, verso le nefandezze compiute nei confronti dei nativi, che nasconde, tuttavia, anche un celato riferimento (più o meno consapevole) ai fatti, per molti aspetti simili, che si stavano verificando in Vietnam.

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