Recensione su Silence

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MARTINO IS BACK AGAIN / 4 febbraio 2017 in Silence

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Ho visto Silence di M. Scorsese. Sono circa dieci minuti che cerco di scrivere una recensione decente. Sarà passata una mezz’ora per quando finirò.

E’ una recensione difficile, perdonatemi quindi quando urterò la vostra sensibilità. A me Silence è piaciuto tanto, tantissimo. Effettivamente dei tagli in alcune sequenze, circa 20 minuti, avrebbero reso l’opera più leggera e sicuramente più commerciabile ma qui non stiamo parlando di un film che ti vedi con gli amici dopo una birra. Qui siamo di fronte a un’opera intima di un regista che si apre, che usa un film per dire qualcosa.

Il film si apre in un modo che mi ha ricordato l’Apocalypse Now di Milius – Coppola: c’è la ricerca di un uomo, che sia un ufficiale di Santa Romana Chiesa o dell’Esercito Statunitense poco importa, in una zona nemica della lontana Asia, poco importa (perdonate la ripetizione) se sia il Giappone del’600 o la giungla cambogiana della seconda metà del ‘900. La coppia di di preti gesuiti giunge in Cina e da lì si mette in viaggio verso il Giappone dove, accompagnati da una guida del posto, dovrà trovare padre Fereira, il quale ha abiurato. Attenzione.

Questo è il mcguffin, in realtà la trama va oltre la ricerca dell’uomo, diventando non tanto un’analisi della fede, quanto il rapporto che la lega con l’uomo in un momento in cui i cristiani venivano costretti a rifiutare la propria religione o a morire. Semplice.

Sticazzi direte voi. Il punto è che non avete più 16 anni e “Sticazzi” non lo dovreste dire in generale e nel particolare non lo dovreste dire a uno come Scorsese. A me dispiace quando leggo tipo: “la roba da preti non la vedo”, perché questa non è una “roba da preti”. Si indubbiamente ci sono i preti e c’è la fede ma pensateci un attimo.

Senza entrare nel merito della figura di Cristo, che a me dal punto di vista filosofico ha sempre affascinato perché Cristo come uomo che va dai pescatori, dagli anarchici, dal peggio del peggio e si mette contro un impero è PECKINPAH.

Dicevo, senza entrare nel merito perché questa non è la sede, vi farei notare che la fede di Scorsese è sempre stata presente dall’inizio della sua carriera: prendete la crocifissione in America 1929 o tutta l’intera vicenda di Chi sta bussando alla mia porta oppure il ruolo di Teresa Ronchelli in Means Street (dentro di me c’è una vocina che dice tutto Means Street ma ci andrei adagio).

E potrei andare avanti, credetemi.

Però, vedendo Silence la cosa notevole è che Scorsese nei primi minuti presenta i due gesuiti quasi convinti della superiorità della fede cristiana, uno dei quali sostiene come l’abiura di padre Fereira sia una calunnia nei suoi confronti, e poi va a parare nella rinuncia alla fede. Viviamo nel XXI secolo, i 3/4 delle persone che conosco si professa nichilista e magari certe cose neanche le capiamo, ma proviamoci un attimo a metterci nei panni di questi poveri cristi. Questi vengono ammazzati nello spirito, vengono privati della loro religione, viene detto loro “non dovete credere”. Non partite con i paraocchi perché i protagonisti sono dei gesuiti. Il concetto lo potete estendere a qualsiasi cosa.

Quindi, tornando a bomba, vedete ‘sti pori Cristi che stanno in Giappone per fare il loro lavoro, che è quello di predicare, vedono l’inferno sceso in terra e vengono messi di fronte alla possibilità di rigettare quello in cui credono oppure di morire (dentro e fuori). In alcune sequenze l’ho trovato attualissimo: uno Stato autarchico, chiuso, che vede “l’altro” come una minaccia. Delle sequenze sembra strizzino l’occhio un po’ a Rashomon di Kurosawa, altre ancora sono potentissime dal punto di vista iconografico. Come l’entrata del gesuita in città. E’ con i capelli lunghi, vestito nel modo più umile, sembra proprio Gesù.

E poi i martiri. Io sono rimasto a bocca aperta per come viene girata la violenza, come viene ripreso il martirio da Martin Scorsese. Questi uomini che vengono massacrati.

Forse i due problemi grossi del film sono: in alcune sequenze il montaggio, parlo della sequenze dove il gesuita fa all’inquisitore “Il Giappone aveva 300 000 cristiani prima delle vostre politiche, siete voi il terreno cattivo e bla bla bla”, la scena viene spezzata e divisa in due inquadrature c’è come una discontinuità nelle emozioni del gesuita; in secondo luogo i dieci minuti finali che non m’hanno detto molto rispetto a quello che è stato detto prima. Ad ogni modo mi è piaciuto tantissimo l’uso delle luci naturali, le scene nella notte con il con la luce del fuoco

Ho la home di Facebook intasata di pellicole che fanno della violenza pornografia, esce Silence e boh. A quelli che lo hanno criticato perché “Il film non è come The Wolf of Wall Street” direi che è l’altra faccia della medaglia. Se in the wolf si raccontavano dei protagonisti che pregavano e credevano nel dio denaro qui pregano un’altro dio. Oh, magari ‘mi sbaglio ma magari la sequenza dove un martire schiaccia la faccia di quello che per lui è la persona e la cosa più importante che ci sia al mondo (dimentichiamoci per un momento la religione, sto parlando del lato umano) perché così facendo potrebbe salvare, o far salvare delle vite, è più potente di qualsiasi frame di film come Split.

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