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Recensione su Ruby Sparks

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18 febbraio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

C’è Paul everywhere Dano nella parte di Calvin, scrittore col blocco per il secondo libro (questa è un po’ abusata ormai) e non sa che altro scrivere. Ma non solo, non sa nemmeno avere una vita sociale. A un certo punto, zam, la folgore, si inventa il personaggio di Ruby Sparks. Se la immagina così e cosà, e poi Ruby fa questo e quello, e ha fatto quell’altro e questo, le piace qui, quo e qua. Tanto scrive e tanto fa, che il personaggio di Ruby, da letterario che era, gli compare in carne e ossa, nella sua vita, innamorata di lui. Ed è pure discretamente gnocca, entre autres. E insomma, lui ha il potere, tramite la sua macchina da scrivere, di fare in modo che lei faccia quello che vuole lui. Consequenziali e immaginabili problemi, con la storia a fare da esempio surreale di modalità che poi è possibile riscontrare in tanti anche rapporti qui fuori. Vedi quella finestra che hai vicino? Lì fuori. Te lo spacciano come il film dopo Little Miss Sunshine degli stessi autori. Ed è così, solo che quello era parecchio più spontaneo e bello e inaspettato. Ruby è pure quella che si sbatte Paul in real life, ed ha pure scritto la sceneggiatura. Uhm, troppa roba tutta insieme, a occhio, e i risultati infatti sono quel che sono. Ci stanno dentro, ma non un granché, e le velleità da indagine sociologica sulla guerra dei sessi prendono la via vecchia e su quella stanno.

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