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Profondo rosso

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Profondo rosso
Profondo rosso

Il pianista Marc Daly si ritrova testimone dell'omicidio di una donna che abita nel suo stesso palazzo, la famosa sensitiva tedesca Helga Ulmann: qualche ora prima, durante un congresso di parapsicologia, la donna aveva affermato di avvertire una presenza malvagia, quella di un assassino. Convinto di essersi fatto sfuggire un particolare decisivo riguardo la scena del delitto ed attratto dalla giornalista che si occupa di seguire il caso, Marc si ritrova coinvolto in un'indagine che si rivela molto pericolosa...
laschizzacervelli ha scritto questa trama

Titolo Originale: Profondo rosso
Attori principali: David Hemmings, Daria Nicolodi, Gabriele Lavia, Macha Méril, Eros Pagni, Giuliana Calandra, Piero Mazzinghi, Clara Calamai, Glauco Mauri, Aldo Bonamano, Liana Del Balzo, Vittorio Fanfoni, Dante Fioretti, Geraldine Hooper, Fulvio Mingozzi, Nicoletta Elmi
Regia: Dario Argento
Sceneggiatura/Autore: Bernardino Zapponi, Dario Argento
Colonna sonora: Giorgio Gaslini, Goblin
Fotografia: Luigi Kuveiller
Costumi: Elena Mannini
Produttore: Claudio Argento, Salvatore Argento
Produzione: Italia
Genere: Thriller, Horror, Poliziesco
Durata: 127 minuti

Perfetto… / 11 Giugno 2018 in Profondo rosso

La perfezione di Dario Argento. Nessun altro suo film è stato all'altezza. Ci sono stati i primi di questo molto belli. Poi purtroppo si è perso in film inguardabili ma PROFONDO ROSSO è unico.
Il problema sta nello spazio temporale che ci proietta oggi nel 2018, oltre 40 anni dalla sua uscita. E quindi chi non è della generazione di un tempo non riesce... continua a leggere » a vedere la trama, i tempi, gli enigmi ma solo gli effetti speciali che oggi sono TUTTALTRO che speciali. Un remake potrebbe fare effetto ma la nuova generazione ormai non riesce a vedere oltre.
Comunque GENIALE!
Ad maiora!

non avrai altro film al in fuori di me / 22 Giugno 2015 in Profondo rosso

Titolo provocatorio della recensione e del tutto personale. Sebbene non privo di difetti, è il film che più di altri ha cambiato il mio rapporto con il cinema. Al di la del plot, forse il miglior "giallo" argentiano da questo punto di visto, un saggio vero e proprio sulla messa in scena. Dall'ispirazione di Antonioni, il particolare come risoluzione del... continua a leggere » tutto, al perverso sense of humour, ma anche al perfetto uso della mdp, paura, ammirazione, estetica e pathos, si mischiano in ogni inquadratura, studiata nei minimi particolari. D'accordo, c'è si Antonioni, Hitchcock, Mario Bava, ma forse anche qualche spiraglio di Sergio Leone (i dettagli dei volti tumefatti), ma pure lievi tracce di grottesco alla Ferreri, o qualche velleità felliniana nei personaggi di Lavia e della Calamai. Che dire altro? da vedere e rivedere, anche solo perchè, come ha già detto qualcuno qui, alle volte c'è proprio il bisogno di rivedere certe opere per riconcilliarsi con Il Cinema (la lettera maiuscola non è un refuso)

26 Aprile 2015 in Profondo rosso

Girato sapientemente, quello che risalta fin dalle prime inquadrature è una ricerca estetica elegante e inquietante allo stesso tempo, che viene trasmessa tra fotografia, movimenti di macchina e location suggestive. I delitti sorprendono per l' efferatezza con cui vengono commessi, distinguendosi l'uno dall'altro. Le musiche però, seppure bellissime, in... continua a leggere » certe scene finiscono per essere una distrazione, piuttosto che un accrescitivo della tensione; elemento che ogni tanto viene meno.

L’efferatezza della visionarietà… / 24 Ottobre 2014 in Profondo rosso

"Profondo Rosso" è un titolo che, come pochi altri, tende a rendere subito l'idea di cosa si stia parlando. Un titolo che è ad oggi un termine di paragone più che sfruttato per chiunque parli di cinema, "thriller o "giallo", che dir si voglia. "Profondo Rosso" è una delle opere cardine degli anni 70, un'opera cardine per tutto il cinema del '900, un... continua a leggere » film simbolo di un certo modo di intendere la settima arte ormai sfumato, superato, del tutto mandato a farsi friggere. La storia, chi più che meno, la conoscono tutti e non ci soffermeremo su di essa, quanto più sulla regia di Dario Argento, un regista allora giovane, anarchico e antiscolastico, un regista formatosi sul campo, un uomo di cultura, di mentalità aperta, un giovane cineasta con all'attivo già quattro lungometraggi di successo, qui probabilmente al massimo della sua verve e della sua capcacità espressiva, che ripeterà nel successivo "Suspria". Argento firma così quello che è considerato il più grande film giallo italiano, il miglior film di genere se vogliamo, il film che più di tutti sdoganò il giallo all'italiana, fino ad allora frettolosamente relegato alla serie B, promuovendolo alla seria A, un successo planetario, un'opera irrietibile per intensità, capacità, freschezza e coraggio.
Negli anni '70 Argento aveva pieno controllo delle sue opere e ciò e palese dalle inquietanti visioni ed uccisoni messe in scena con mano sicura, teatrale e cattiva, la maacchina da presa si muove con leggiadria, zoomma, carrella talmente bene che quasi fatichiamo a rendercene conto, è sempre al posto giusto nel momento giusto ed inquadra una Roma, anche se molti esterni vengono girati a Torino, a tratti espressionista, esasperando una città carica di phatos e mistero, dagli angoli bui, dalle opere d'arte imperiose, da case dai lunghi ed interminabili corridoi, insomma una visione del mondo osservato con uno sguardo autoriale, del tutto personale, schizzofrenico e deformato. La fotografia è un tocco in più, dai colori accesi e barocchi, toccherà l'apice con il suo successivo film, sposandosi a meraviglia con il clima tesissimo della storia che non cala mai di ritmo, grazie alle famose, improvvise e sanguinolente espolosioni gore, sequenze cariche di efferatezza spietata ma sempre raffinata, ma anche grazie alla memorabile, perfetta colonna sonora dei Goblin, uno score cult, imitato, plagiato e copiato da molti, un tema che è sinonimo di thriller, il quale accompagna le scene meravigliosamente, dando al tutto una maestosità epica, come dire, da brivido.
La prima uccisione, quella della medium interpretata da Macha Meril, e l'ultima, quella del killer, sono esemplari momenti di grand guignol, entrati di diritto negli annali del cinema, impossibile dimenticare le accettate infilitte sul corpo della medium e il grido d'aiuto lanciato dalla finestra della sua abitazione, captato dal musicista americano Marc, interpretato da un discreto David Hemmings, o, appunto, la fantasiosa, geniale, decapitazione dell'assassino con i 'credits' che iniziano a scorrere sulla pozza di sangue che riflette il volto shockato del protagonista, accompagnati dalle note dell'onnipreente 'main theme'dei Goblin. Pura, macabra, poesia. Assistiamo impietriti ed innamorati del cinema ad una sequela di incredibili efferatezze e momenti birillanti, travolti da una suspense che ci attanaglia di continuo, una tensione che ancora oggi porta con sè la freschezza di quarant'anni fà e non lascia scampo a nessuno, nemmeno ai tanti che già sanno cosa accadrà e come andrà a finire.
Ladies & Gentlemen questi erano gli anni d'oro del cinema italiano, gli anni d'oro di Dario Argento.

28 Luglio 2013 in Profondo rosso

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

L'ho rivisto anch'io Giovedì sera, lo faccio ogni volta, ne sento proprio il bisogno, la voglia matta di ritrovare, con un pizzico di nostalgia e anche di commozione, il vero Dario Argento.
In assoluto il mio film preferito del regista romano, il suo indiscusso capolavoro(anche se non disdegno anche il suo "ciclo degli animani": "Il gatto a nove code,... continua a leggere » "L'uccello dalle piume di cristallo", "Quattro mosche di velluto grigio").
Penso che anche chi conosce questo film solo di fama, non appena sente nominarlo avrà subito in mente l’incalzante musichetta(un vero colpo di genio dei Goblin), i bambolotti impiccati(l’omicidio della scrittrice è qualcosa di terrificante…confesso che non ho mai provato tanta fifa in tutta la mia vita), la cantilena per bambini che accompagna ogni singolo omicidio, il sudore che scorre sulla fronte del protagonista quando sente che l’omicida è penetrato in casa sua, le ombre che si aggirano nell’oscurità, l’atroce dipinto semi-nascosto dalle pareti.
Nonostante siano passati quasi trentanove anni, questo film incute ancora terrore negli occhi di chi guarda come se fosse la prima volta.
Non manca di difetti, la recitazione non è delle migliori(ma come ho già detto questo è sempre stato il tallone D’Achille di Argento), ma l’atmosfera che il regista romano è riuscito a creare è ineguagliabile, da quel colore rosso sangue che caratterizza tutto il film a quella matita sugli occhi dell’assassino che ancora mi procura un brivido lungo la schiena, a quella scena che mi rimarrà sempre impressa, quando il protagonista entra nell’appartamento della donna uccisa e, percorrendo il corridoio pieno di quadri, supera uno specchio dove riflesso c’è il volto dell’assassino, a quel bambolotto che entra nella stanza(per anni ho avuto un idiosincrasia nei confronti dei bambolotti, frutto della turbata visione di questo film).
Grandissimo Argento, un film che ha fatto la storia del cinema italiano, che è stato fonte d’ispirazione per molti registi(Quentin Tarantino su tutti…ha spesso dichiarato di essersi ispirato al regista romano per il suo cinema), che è divenuto negli anni una pietra miliare del cinema mondiale.
Peccato che di quel regista ormai non esista più nulla, se non il tentativo di volerlo emulare a ogni costo.