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Recensione su Permanent vacation

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Trovare il proprio posto nel mondo / 31 luglio 2014 in Permanent vacation

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Allie vive a New York, dorme poco o niente -non ne ha bisogno, sogna già da sveglio- e non fa altro che andare in giro tutto il giorno senza una motivazione apparente.
L’esordio di Jarmusch contiene già molti degli elementi che svilupperà con i film seguenti. La New York che ci mostra diviene simbolo di decadenza e follia, una città che mastica e risputa i suoi abitanti più sensibili; non è certo un caso infatti che molti dei personaggi incontrati da Allie siano completamente fuori di testa. Essi erano probabilmente esseri fragili e fuori luogo, proprio come lui.
Il protagonista è un ragazzo perduto, destinato dapprima solo a sembrare un folle agli occhi delle persone socialmente integrate ed infine a diventarlo realmente. Egli è perfettamente consapevole della propria diversità ma non può farci nulla, non ha ambizioni e detesta anche solo l’idea di trovare un lavoro. Tutto questo genera in lui un’angoscia esistenziale che lo porta a vagare per le strade/rovine di New York in cerca di uno scopo.
Il finale è a suo modo aperto. Jarmusch ci fa vedere Allie che lascia gli Stati Uniti per andare in Europa, sperando di trovare una realtà differente, anche se nel profondo non sembra credere realmente alla possibilità di un cambiamento.

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