1946

Paisà

/ 19467.976 voti
Paisà
Paisà

Storie sullo sfondo dell'epica risalita degli Alleati lungo la dorsale Appenninica per liberare l'Italia dalle grinfie dei nazi-fascisti. Sei episodi che sviscerano il cuore ancora vivo e pulsante di un'Italia stremata e umiliata da mezzogiorno a settentrione, passando da un dialetto all'altro.
paolodelventosoest ha scritto questa trama

Titolo Originale: Paisà
Attori principali: Carmela SazioRobert Van LoonBenjamin EmanuelRaymond CampbellHarold WagnerAlbert Heinze, Merlin Berth, Mats Carlson, Leonard Parrish, Dots Johnson, Alfonsino Pasca, Maria Michi, Gar Moore, Harriet Medin, Renzo Avanzo, William Tubbs, Dale Edmonds, Roberto Van Loel, Leslie Daniels
Regia: Roberto Rossellini
Sceneggiatura/Autore: Roberto Rossellini, Sergio Amidei, Federico Fellini
Colonna sonora: Renzo Rossellini
Fotografia: Otello Martelli
Produttore: Mario Conti, Rod E. Geiger
Produzione: Italia
Genere: Drammatico, Storia
Durata: 125 minuti

La forza umile / 28 Agosto 2013 in Paisà

Per Rossellini “la ricerca dell´umiltà è la cosa più importante; specie se ci si vuole dare un´etica, se si vuol raggiungere una certa morale“.
E Paisà celebra l’umile ma forte fibra del popolo italiano, vessato dall’invasore nazista, che soffre ma non si arrende, insieme al bonario, a volte ingenuo, alleato Americano e le sue generose tasche da cui escono cioccolata, sigarette e medicine.
Un crescendo di emozioni, e a parere mio pure di qualità cinematografica; tra il primo e l’ultimo episodio c’è infatti un dislivello notevole. Il pianto di quel bimbo a Porto Tolle mi strazia ancora l’anima (ricordandomi della Siria e dell’orrore di questi giorni), la battaglia tra tedeschi e partigiani è vibrante di pathos; il semplice ma coraggioso Cigolani secondo me rappresenta perfettamente la figura del partigiano.
Privo delle star di Città Aperta come la Magnani e Fabrizi, questo Paisà è più neorealista, più vicino al documentario quantunque sia ben poco didascalico, e con finali tremendamente bruschi.
Rossellini accentua l’aspetto caricaturale di un cast non professionista, vernacolare.
E c’è pure il vero esordio assoluto del maestro Fellini, che sostituì il regista nell’episodio della damigiana sul carrello a Firenze.

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“Joe! Joe! Si tu ruorme io m’arrobbo ‘i scarpe”. / 21 Febbraio 2013 in Paisà

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Il regista dell’opera è Roberto Rossellini, altro film che vi consiglio è Roma città aperta e se apprezzerete questa recensione, prossimamente potrei anche trattare.
Paisà è un gioiellino, un pezzo di storia dove ci viene mostrata la realtà di un’Italia dimenticata attraverso sei episodi. Non sono collegati fra loro se non per la temporalità dell’accaduto, essendo tutti estratti della e dalla Seconda Guerra Mondiale.
Si segue l’avanzata degli Alleati angloamericani dallo sbarco in Sicilia alla lotta dei partigiani. Un bel pezzo di storia quindi, dove “bel” sta per interessante. Personalmente trovo la pellicola struggente. Il regista ci impressiona, ci fa sorridere, riflettere e commuovere. I sei episodi sono ambientati rispettivamente in Sicilia (il primo che narrativamente prende luogo in Trinacria ma fu girato in Campania), Napoli, Roma, Firenze e gli ultimi due sull’Appennino Emiliano e lungo il Po.

Il primo episodio non mi ha colpito molto, arrivano dei soldati yankee e la loro storia si intreccia con il destino di una giovanotta dell’isola.
Vicenda triste e beffarda quella che colpirà il gruppo, ragazza inclusa. Invece ho trovato fantastico il secondo episodio, quello dello scugnizzo Napoletano. Si unisce l’umorismo a temi seri come la povertà, l’abbandono, il degrado, la solitudine. C’è un bambino e un militare afro americano, Joe (Dots Johnson). Il bambino si atteggia a gran conoscitore del mondo, è furbo anzi è un vero figlio di buona donna.
Certo, la fame è una brutta bestia e il piccoletto vive per strada. Approfittando di una debolezza di Joe che entra nel mondo dei sogni, egli ruba le scarpe al soldato (citazione iniziale 😉 ).
C’è uno strano rapporto fra i due, non è amicizia badate bene, ed infatti quando pochi giorni dopo l’afro americano ritrova il nostro piccolo protagonista, pretende di riavere indietro le scarpe.
E’ un duro dal cuore tenero, si impietosisce vedendo come e dove vive il giovane che si rivela esser orfano. Questo episodio è toccante e divertente al punto giusto.
Anche il terzo episodio tratta in un modo o nell’altro solitudine ed analizza il rapporto fra un soldato e una prostituta. Non mi ha proprio preso come volevo, la storia d’amore fra i due è molto triste ma non si avvicina a quella del quarto episodio che assieme al secondo e il quinto sono quelli che più mi rimangono nella mente.
Nel quarto infatti abbiamo un’infermiera inglese che cerca l’amore della sua vita.
Messa così la frase sembra che la tizia stia cercando l’amore, in realtà questa lo ha trovato ma il tale sta attuando la lotta armata contro i nazisti. Da sola, lo cerca in giro per Firenze ma i suoi sforzi servono a poco e la vicenda terminerà nel peggiore dei modi ovvero con una lacerante e dolorosa ferita in mezzo al cuore di Harriet. Non vi racconterò gli ultimi due ma sappiate che valgono la pena esser visti. Si, lo so, ho detto una cosa scontata ma tenevo a precisarlo.
E’ un bellissimo film che non richiede una conoscenza storica troppo approfondita, lo possono vedere tutti, quindi perché no ? Perché non diffondere il verbo ?

Note del Don.
L’episodio dello scugnizzo e del soldato mi ha colpito molto soprattutto dal punto di vista storico.
Napoli è stata l’unica città d’Italia a sollevarsi da sola contro i nazisti, gli Alleati arrivarono nel “Paese del Sole” che era già bello che liberato.
Correva l’anno 1943, primo Ottobre… Anche se, sempre non ricordi male, ventun’anni prima in questa città vennero pianificati tutti i dettagli per la Marcia su Roma. Tiè, sono meglio di History Channel.
DonMax

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Paisà, documento storico. / 6 Giugno 2012 in Paisà

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Paisà è un film del 1946 diretto da Roberto Rossellini. Il film rievoca l’avanzata delle truppe alleate dalla Sicilia al Nord Italia. E’ costituito da sei episodi: Sicilia, Napoli, Roma, Firenze, Emilia e Foci del Po.

TRAME EPISODI:
I episodio – Sicilia
Luglio 1943: le forze anglo-americane approdano in Sicilia per iniziare la conquista dell’isola. Un gruppo di militari americani, impegnato a setacciare un’impervia zona in cerca nel nemico tedesco, giunge sino ad una chiesa dove sono rifugiate decine di abitanti al riparo dai bombardamenti. Fra questi, una ragazza in cerca dei parenti, Carmela (Carmela Sazio), si offre in aiuto del plotone per guidarli in direzione dei tedeschi evitando i campi minati. Direttisi verso nord, trovano un castello incustodito e vi si stabiliscono. Qualche ora dopo giungono però dei soldati tedeschi che prima uccidono un soldato americano, quindi s’impossessano del castello ed infine trovano Carmela. Prima che questi possano abusare di lei, la ragazza imbraccia il fucile del soldato colpito ed uccide uno di loro: la stessa sorte capiterà poco dopo a lei, vittima della vendetta degli altri commilitoni.

II episodio – Napoli
Uno scugnizzo fa la conoscenza di un militare di colore americano, Joe (Dots Johnson). Dopo avergli raccontanto i propri sogni di gloria una volta tornato a casa, il soldato s’addormenta ed il ragazzo ne approfitta per rubargli le scarpe. Qualche giorno dopo il milite ritrova per caso il piccolo ladro e lo costringe ad accompagnarlo nella sua casa per riprendere il maltolto. Qui, però, l’americano fa i conti con le impressionanti immagini della miseria in cui vive il giovane orfano e si convince a desistere dal suo intento.

III episodio – Roma
Febbraio-marzo 1944: lo sbarco alleato ad Anzio provoca l’inizio della ritirata tedesca dall’Italia centrale ma è solo in giugno che gli anglo-americani accedono alla capitale totalmente liberata. Sei mesi dopo, per le strade di Roma, una prostituta (Maria Michi) adesca un soldato americano ubriaco di nome Fred (Gar Moore) e lo porta con sè nella propria stanza. Qui, l’uomo inizia a raccontare del proprio incontro con una ragazza italiana, Francesca, avvenuto il giorno dell’arrivo alleato a Roma. La prostituta realizza di essere proprio lei la ragazza incontrata mesi prima e poi perduta di vista, nella disperazione causata dalla guerra. Nonostante cerchi di rivederlo il giorno successivo per rivelarsi come “quella” Francesca, il soldato Fred riparte senza presentarsi all’appuntamento, ignorando così per sempre la vera identità di quell’anonima donna di strada.

IV episodio – Firenze
La ritirata dei nazi-fascisti prosegue risalendo la penisola, prima attraverso il Lazio, poi l’Umbria, quindi la Toscana, dove gli alleati liberano la parte di Firenze a sud dell’Arno. Fondamentale è il contributo dato dai partigiani nella lotta casa per casa. È proprio fra questi che la giovane infermiera inglese Harriet, in servizio in quelle zone, cerca disperatamente l’uomo che ama e che ha perso di vista: Guido Lombardi, capo partigiano. La ragazza cerca così di entrare nella Firenze sotto assedio per ritrovarlo, con l’aiuto dei partigiani e di un uomo in cerca della sua famiglia dispersa. L’avventura di Harriet termina però nel modo più doloroso, quando viene a sapere della morte di Guido da un suo compagno partigiano.

V episodio – Appennino emiliano
L’avanzata anglo-americana deve fare i conti con la linea Gotica. In quelle zone, in un piccolo convento sull’Appennino emiliano, avviene l’incontro tra una comunità di frati francescani e tre cappellani militari americani. Un motivo di turbamento che sconvolge l’armonia e la pace del posto si ha quando uno dei frati scopre la fede protestante ed ebraica di due dei cappellani, considerati per ciò anime perdute per le quali invocare la conversione al Cattolicesimo.

VI episodio – Porto Tolle
Inverno del 1944: oltre la linea Gotica, lungo la foce del Po, la lotta vede i partigiani insieme a reparti di paracadutisti americani. Nella dura battaglia combattuta fra le paludi del Polesine, non mancano le violente rappresaglie sui partigiani dei nazi-fascisti, ed anche sui civili inermi Saranno le ultime barbarie di una tragica guerra che si appresta ad aver fine di lì a pochi mesi più tardi.

Il film viene presentato al Festival di Bruxelles nel 1947, evento dove Rossellini incontrerà Padre Morlion, figura fondamentale per molti sui film. Paisà venne riconosciuto in tutto il mondo con molti successi.

Bazin: ” Film Neorealista che dà l’idea di un reportage […] Adesione all’attualità”. Dato reale che lo riscontriamo anche nell’utilizzo di attori non professionisti che rendono al minimo la menzogna drammatica. Lo scopo è quello di elevare la credibilità di quello che si sta vedendo.

Paisà dalla critica viene considerato come “La Corazzata Potemkin” all’italiana, per la stessa rappresentatività storica.
All’inizio del film vediamo un bomba che scoppia nel mare di Sicilia, e alla fine vediamo la morte di molti partigiani, come costi umani della guerra. Questo senso di “qualcosa che manca” all’interno del film c’è in ogni episodio, abilmente rappresentato attraverso la tecnica cinematografica dell’ellissi, tecnica che asciuga il linguaggio e procede per salti. Non c’è una chiarezza narrativa siamo scaraventati nel cuore di una realtà bruciante. Compito dello spettatore è quello di saltare da un fatto all’altro per poi ricollegare il tutto alla fine.

In questo film Rossellini mette a punto tutti i fondamentali del suo metodo che sono così riassunti:
– valore al dato reale;
– cooperazione con lo spettatore per colmare i buchi;
– utilizzo di attori non professionisti.

V EPISODIO: PROBLEMI E CRITICA.
Il quinto episodio è sicuramente quello più problematico di tutti. Inizialmente scritto da Amidei e poi riscritto da Fellini, ha come tema il conflitto interreligioso.
Tre cappellani americani chiedono ospitalità a un vecchio convento in Emilia. Ma emerge un difficile dialogo tra i locali e gli alleati perchè i frati del convento vengono a scoprire che due dei frati alleati sono uno ebreo e uno protestante. Inizia il conflitto religioso che coincide con il conflitto politico che è in atto al di fuori del convento. Il terzo dei tre cappellani americani, Padre Martin si trova a fare da mediatore tra le due fazioni, sia linguisticamente che religiosamente parlando.
Alla fine l’episodio si conclude con un discorso di Padre Martin che elogia la legittimità della fede, e ringrazia i frati che li hanno ospitati per il loro insegnamento.

La critica è perplessa sull’episodio perchè la tecnica insita nel linguaggio di Rossellini del “Non Finito” in questo caso, cioè in un terreno religioso, crea solo problemi ulteriori.

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