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  • Un film serio e impegnato, schierato dalla parte degli operai, interpretato da un’ottima Sally Field

Recensione su Norma Rae

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Un film serio e impegnato, schierato dalla parte degli operai, interpretato da un’ottima Sally Field / 7 giugno 2011 in Norma Rae

1978, Stati Uniti, Alabama: in un paesino di campagna l’unica fonte di sostentamento per gli abitanti è rappresentata da una fabbrica tessile. Le condizioni di lavoro all’interno dello stabilimento, però, sono disumane: i padroni, infatti, pensano solamente al proprio profitto e gli operai, non avendo un sindacato che li possa proteggere e sostenere, subiscono passivamente la situazione, è perciò sono costretti a lavorare come schiavi. I ritmi sono infernali, i turni massacranti, le pause assenti quasi del tutto, la sicurezza trascurata e il rumore prodotto dai macchinari talmente assordante che alcuni addetti all’uso degli stessi arrivano a soffrire di perdite temporanee dell’udito.
Tra i dipendenti dell’opificio vi è Norma Rae: trent’anni, madre di due figli, avuti da altrettanti uomini, Norma è una donna emancipata e per questo motivo è malvista dai suoi compaesani. Ella è l’unica, però, che all’interno dell’azienda per cui lavora ha il coraggio di ribellarsi all’inumano trattamento a cui sono sottoposti sia lei che i suoi colleghi. Ad aiutarla nella sua battaglia contro i principali schiavisti, un giorno arriva Reuben, un sindacalista ebreo di New York. Questi, con il prezioso aiuto di Norma, riuscirà – nonostante l’ostinato e feroce ostruzionismo perpetrato nei suoi confronti dai proprietari della filanda – a far capire agli operai quanto sia importante che si uniscano tutti assieme iscrivendosi al sindacato; così facendo, almeno, avranno qualcuno che li potrà aiutare ad ottenere un trattamento migliore sul luogo di lavoro.
“Norma Rae” è un film di alto impegno civile, fieramente schierato dalla parte della classe operaia e del sindacato che lotta per sostenerla contro le prevaricazioni esercitate dai cosiddetti padroni. Va detto, però, che la contrapposizione fra operai e padroni proposta dalla pellicola appare eccessivamente manichea: ma quando l’intento è nobile, proprio come in questo caso, è un difetto che si perdona volentieri. La cinepresa di Martin Ritt si muove sicura all’interno della fabbrica, dove il regista riesce a trasmettere allo spettatore, con una messa in scena realistica che sovente impressiona per la sua efficacia, tutta la fatica, lo stress e l’alienazione che i lavoratori sono costretti a subire, e sopportare, quotidianamente.
Altrettanto incisiva risulta la descrizione della squallida e monotona vita che gli operai conducono al di fuori del loro luogo di lavoro: nel paesino rurale in cui abitano, il tempo sembra scorrere lentamente, tanto da apparire immoto; pare che le uniche cose che si possano fare, nel suddetto paesino agreste, siano quelle di bere una birra, combattere le zanzare e sopportare il caldo infernale.
La pellicola, poi, si giova della notevole interpretazione di Sally Field, che nel ruolo della fiera e combattiva Norma è in grado di far vibrare tutte le corde drammatiche di cui è dotato il suo personaggio. Per questo ruolo la Field vinse, meritatamente, come miglior attrice a Cannes e, soprattutto, il premio Oscar.
Bravi anche Beau Bridges (Sonny) e Ron Leibman (Reuben). Insomma, “Norma Rae” è un’opera seria, onesta, realizzata con grande professionalità: probabilmente, assieme a “I cospiratori”, è il miglior film che Martin Ritt abbia mai diretto in vita sua.

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