Recensione su Mouchette: Tutta la vita in una notte

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“Piccola stracciona” / 31 gennaio 2017 in Mouchette: Tutta la vita in una notte

è sfuggente,si oppone,è testarda,è ombrosa,non la comprendiamo, non la percepiamo e detesta tutti.
Mouchette è il tipico personaggio bressoniano, è quello che va nel senso opposto, percorrono il loro destino all’inverso del mondo, i personaggi di Bresson sono soli, in rottura, chiusi in una loro logica che contribuisce alla loro completa chiusura e non riescono più ad entrare in dialogo con gli altri e con il mondo e a questo riguardo Mouchette ne è l’esempio perfetto.
Il film è tratto da un romanzo di Bernanos, che fu scritto in piena guerra di Spagna nella seconda metà degli anni trenta, Bernanos si augurava di dare la parola ai poveri di questo mondo, a coloro che non hanno la parola o che non hanno le parole per esprimere la miseria, le sofferenze e il dolore che provano e Mouchette a riguardo è rappresentativa di questa violenza che il mondo fa pesare su di essa.
Mouchette è una vittima come Balthazar,un testimone dell’orrore del mondo che cerca i mezzi per lottare e salvare la propria vita.
Soffre in tutti i modi: viene stuprata, umiliata, usata, ma c’è anche in lei un certo orgoglio aristocratico quando entra in relazione con le altre ragazzine a scuola, con la maestra che la obbliga a cantare, lei che non vuole cantare la stessa canzone cantata da tutti,non vuole o non può.I personaggi di Bresson non sono soltanto soli ma non hanno filiazione, non hanno discendenza, la madre di Mouchette muore, la madre di Michel in pickpocket muore, il padre di Mouchette è un alcolizzato, in una scena lo vediamo ubriaco sdraiato sul letto che mima una guida automobilistica.
In diario di un curato di campagna Chantal non amava di certo i genitori, la stessa madre di Chantal distrugge il medaglione contenente la foto di suo figlio,non ci sono genitori, non sanno tenere il ruolo di genitore, questo contribuisce alla solitudine assoluta dei personaggi.
I film di Bresson sono realizzati per trasmettere delle sensazioni attraverso immagini e suoni,non dimentichiamo che prima di diventare autore di film Bresson fu fotografo, musicista e anche pittore.
A partire da un diario di un curato di campagna del 1951, Bresson lavora con attori non professionisti che lui chiamava modelli:
il modello non doveva aver mai fatto cinema e teatro prima, doveva mostrare ciò che nascondeva e ciò che non sospettava di avere in sé, per Bresson niente era più falso in un film che quel tono naturale del teatro che ricopia la vita su dei sentimenti studiati; infatti i modelli erano atoni, inespressivi, senza psicologia, neutri, ma con una grande stilizzazione della loro voce, che doveva avere un suono musicale, ma se si entra nel gioco, i modelli possedevano una carica emozionale importante; qui il famoso e tanto detestato “jeu Bressonien” (che a me piace tantissimo) è in perfetta sintonia con immagini e suoni del film, che mira a raggiungere l’essere, l’anima e ulteriormente Dio. Nadine Nortier, l’interprete di Mouchette sotto la direzione di Bresson non sembra preoccuparsi di sapere se lo spettatore percepisca la profondità degli avvenimenti della sua vita. Al contrario sembra non dubitare che la sua vita interiore interessi coloro che la guardano. Vive assorbita dal suo universo personale chiuso.è per ciò che essa non smetterà mai di essere commovente, in eterno. Il film è struggente, brutale, arriva come un pugno allo stomaco, impossibile rimanere indifferenti.
Sono perfettamente d’accordo quando dicono che i suoi film e il suo personale cinemaTOGRAFO il suo “cinema” sensoriale (le sensazioni prima dell’intelligenza), hanno qualcosa a che vedere con l’eternità, sono temi universali, senza tempo. Oggi più che mai Bresson è l’autore più studiato e analizzato, amatissimo dai giovani cinefili, sono tante le retrospettive dedicate al suo cinematografo nelle scuole e università; il film è come un quadro di Caravaggio ad esempio, brutale, realistico ma pur sempre di grande valore artistico. Inutile dire che dopo questo film le Mouchette sono state a decine ma non hanno mai uguagliato l’infinita potenza e profondità del film di Bresson. L’autore è presente in un numero incalcolabile di cineasti ,in primis nell’ultimo Godard ,suo grande estimatore,proprio lui realizzò il trailer di questo film, ma paradossalmente Bresson non ha discendenti, non si può imitare Bresson, a nessuno verrebbe in mente di far parlare un modello come un personaggio di Bresson, risulterebbe ridicolo, ma una cosa è certa : l’arte cinematografica di Bresson è ovunque.

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