Recensione su Moon

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17 gennaio 2013

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

É giunta l’ora ormai/
di andare a passeggiar… (chi la diceva questa?).
No, di cominciare al cinema con i film in inglese.
Hai capito tutto?
Eeeeehhhh…
No. Però sto sul pezzo. Questo è un film che da voi deve ancora uscire, e diretto dal figlio di David Bowie (se ben ricordo). Che, oltre a essere il figlio di David Bowie, ci teneva a fare uno science-fiction un filo diverso dai soliti astronavi-alieni-bumbum. Per cui c’è questo Sam che vive in una base sulla Luna, dove un’azienda, la Lunar, che ha trovato un sistema per soddisfare il bisogno energetico di tutto il mondo, lo ha inviato come l’unico operatore e con un contratto di tre anni. La sua compagnia, e già prima il rimando a 2001 c’era ma qui diventa paleserrimo, è un computer che lo aiuta nei suoi compiti. Si chiama Gentry, ha la voce di Kevin Spacey a cui affianca le faccine degli emoticon.
E qui ve lo spoilero tantissimo, per cui se lo vorrete vedere e a meno che non abbiate una memoria come la mia, saltate: Sam ha un incidente all’esterno e viene salvato da… sé stesso. Per cui adesso di Sam ne abbiamo due. Si scopre piano piano che la Lunar col ca**o che gli manda qualcuno a dargli il cambio alla fine dei tre anni. Tutto è programmato per fare in modo che un clone prenda il posto del Sam precedente, un clone che quindi non ha bisogno di essere istruito, con la stessa faccia, gli stessi ricordi, lo stesso contratto di tre anni. Alla fine dei quali viene eliminato e così via. Insomma, già il primo nostro Sam era un clone di un clone di un clone, e il vero Sam è morto sai quanto tempo fa.
A questo punto la pioggia di rimandi a 2001 richiede l’uso di un ombrello, la morte e la rinascita nel finale e blabla, anche se qui non si sublima nel trascendente come in Kubrick (ma K era matto e lo poteva fare).
Il film tutto sommato ci sta dddentro abbbomb… abbastanza, ed è pur sempre tutto recitato da un attore solo + l’emoticon di Kevin Spacey, mica è facile.

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