Recensione su Monolith

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Sei sulla fiducia / 30 novembre 2017 in Monolith

Un film italiano, che, una volta tanto, prova a proporre qualcosa di diverso dal solito, ispirandosi in questo caso ad una graphic novel della Bonelli. Protagonista è una giovane madre di nome Sandra (Katrina Bowden), proprietaria di una macchina iper-tecnologica chiamata Monolith: parla, diventa impenetrabile ed è indistruttibile oltretutto. Praticamente il fratello maggiore di Supercar. La donna, che è in viaggio con il suo piccolo figlio, si altera alquanto quando scopre che suo marito ha una relazione con una sua amica, che un tempo cantava in una band con lei. Decide quindi di andare a L.A., però la macchina, visto che è intelligente, sa che c’è un ingorgo sull’autostrada e la fa deviare per una stradina nel deserto. Ovviamente, nella notte capita un incidente, la donna tira sotto un cervo e scende a vedere che è capitato. I guai iniziano ora, con il bimbo rimasto proprietario dello smartphone, dove c’è pure l’applicazione della macchina. Neanche a dirlo, blocca tutto, isolandosi dentro la macchina impenetrabile ed indistruttibile. La donna dovrà trovare una soluzione, ma la attende una dura lotta con il deserto e quindi animali pericolosi, nessuno che può aiutare e naturalmente, temperature altissime. Il film funzionicchia, diciamo così, non è esattamente un granchè come me ne avevano parlato, mi aspettavo di più. Però al tempo stesso ci sono delle cose da apprezzare, prima di tutto l’idea non male e la durata giustamente contenuta, in linea con quel che ha da offrire la trama. Non si può certo gridare al miracolo per quanto riguarda la recitazione (niente di male, però, appunto, pensavo meglio) e gli effetti (alcune scene in CGI sembrano del 2002 fate conto). Però alla fine non mi è dispiaciuto così tanto da stroncarlo con un brutto voto. Speriamo che il regista Silvestrini continui comunque su questa linea, andando a migliorare col tempo i suoi lavori. Se non altro, è qualcosa di diverso dalle solite commedie romantiche o demenziali che sono purtroppo sempre in gran numero nel cinema italiano.

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