2017

Logan - The Wolverine

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Logan - The Wolverine
Logan - The Wolverine

2024. Logan, alias Wolverine, ha perso gran parte del suo potere rigenerante, perciò sta invecchiando precocemente. Xavier, guida degli X-Men, ha smarrito i suoi poteri mentali a causa dell'Alzheimer. A dispetto dei suoi problemi fisici, Logan deve tornare in azione, aiutato da Laura Kinney, suo clone, per fermare un'organizzazione governativa impegnata a trasformare i mutanti in veri e propri strumenti bellici.
Stefania ha scritto questa trama

Titolo Originale: Logan
Attori principali: Hugh JackmanPatrick StewartDafne KeenBoyd HolbrookStephen MerchantRichard E. Grant, Sienna Novikov, Eriq La Salle, Elise Neal, Elizabeth Rodriguez, Doris Morgado, David Kallaway, Han Soto, Jayson Genao, Krzysztof Soszynski, Alison Fernandez, Quincy Fouse, Al Coronel, Frank Gallegos, Anthony Escobar, Reynaldo Gallegos, Stephen Dunlevy, Daniel Bernhardt, Ryan Sturz, Brandon Melendy, Luke Hawx, Paul Andrew O'Connor, Rocky Abou-Sakher, Jean Claude Leuyer, Jef Groff, Jeremy Fitzgerald, Chris Palermo, Clinton Roberts, Keith Jardine, Andrew Arrabito, Sebastian James, Aaron Matthews, Garrett Hammond, Matt McClain, Maureen Brennan, Hannah Westerfield, Bryant Tardy, Ashlyn Casalegno, Parker Lovein, Jimmy Gonzales, Lennie Loftin, Mark Ashworth, James Handy, Bryce Romero, Phi Vu, Chester Rushing, David Simpson, Lauren Gros, John Raymond, Vanessa Cloke, Katie Anne Mitchell, Lara Grice, James Moses Black, Ned Yousef, Baxter Humby, Daniel Hernández, Michael Lehr, Bryan Sloyer, John Bernecker, Joe Williams, Robert Wu, Victor Winters-Junco, Craig Henningsen, Evan Dane Taylor, Toby Holguin, Panuvat Anthony Nanakornpanom, Eyad Elbitar, Rissa Rose Kilar, Salef Celiz, Aidan Kennedy, Chase Cubia, Vincenzo Lucatorto, Haley Glass, Nayah Murphy, Emma Teo, Noell Jellison, Ella Rowbotham, Hudson Wright, Sebeon Jackson, Kelton DuMont, Damon Carney, Dave Davis, Cynthia Woods, Mali O'Connor, Robert Vargas, David Paris, Ted Ferguson, Juan Gaspard, Julia Holt, Gonzalo Robles
Regia: James Mangold
Sceneggiatura/Autore: Michael Green, Scott Frank, James Mangold
Colonna sonora: Marco Beltrami
Fotografia: John Mathieson
Costumi: Daniel Orlandi, Elaine Ramires
Produttore: Lauren Shuler Donner, Stan Lee, Joseph M. Caracciolo Jr., Simon Kinberg, Hutch Parker, James Mangold, Josh McLaglen
Produzione: Usa
Genere: Azione, Fantascienza, Supereroi
Durata: 137 minuti

E con questo si è chiusa un’era / 17 Ottobre 2018 in Logan - The Wolverine

Truculento, cupo, epico, drammatico. Tutto questo è “Logan”, ultima (ahimè) interpretazione del mitico Hugh Jackman nei panni del più amato mutante dei fumetti Marvel. Dimenticatevi tutti i film finora visti sugli X-Men: questo film è un western-on the road con i poteri, nonché una triste parabola sulla vita. Effetti speciali ridotti al minimo, ma proprio questo è il vero punto di forza. L’azione presente è dura, cruda, così spettacolarmente naturale. Grazie di tutto Hugh.

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Attento, finirai per farti male! / 30 Aprile 2017 in Logan - The Wolverine

ATTENZIONE su indicazione dell'autore, la recensione potrebbe contenere anticipazioni della trama

Dunque, io mi son fatto un taglietto a un dito (col ca**o, è una ferita mortale!) e già volevo che venissero ridiscusse le Convenzioni di Ginevra. Poi vado al cinema e questo fa letteralmente a fettine quattro messicani nei primi 54 sec O_O ah-uh-ah, manco avevano fatto niente, gli avevano giusto sparato. Bien, ho totalmente perso l’ordine e visione d’insieme dei film Marvel, nella mia mente baluginano sparpagliati come le stelle nel cielo in una notta buia e priva di luna e lampioni e falò. Qui, per fortuna, i personaggi si eliminano anziché aggiungersi, ché sennò l’entropia aumentava. 2029, Logan fu-Wolwerine fa il conducente di auto di lusso in Texas, quel che il dibattito su Uber ci ha insegnato si chiama in gergo NCC. Poi è alcolizzato, ha l’adamantio dentro che l’ammazza chiano chiano e tiene il dottor X, ultranovantenne e coi poteri che fanno giacomogiacomo, in posto fatto di ruggine e polvere dopo il confine col Messico. I mutanti si stanno estinguendo. Quand’ecco che compare una che prima muore (l’azione più ripetuta del film) e poi gli smolla una bambina che è mutante fatta in casa con esperimenti di medici nazimultinazionali. Insomma la mission diventa portare sta niña oltre la frontiera col Canada, insieme ad altri fake-mutanti come lei, perché i cattivi sembrano onnipotenti ma eh oh uh se vai oltre il Canada no eh, lì sei salvo. Ok. Intanto si annusano e intrecciano le dita, lui fa un po’ la figadilegno sentimentale (no l’affetto non te lo do perché sono brutto sporco e dannato) ma scopre di poterle dire “Son tuo padre! (carramba)”, cercano di vivere vite vere. Tutte le persone che conoscono muoiono – ma povera famiglia di contadini nigga. Ma tutti eh. Muore X, muore Calibano che era simpatico e casalingua. Il road movie accelera e rallenta in continuazione, coi cattivi che li tallonano e loro che sfuggono e si rigenerano e prendi 2000 dolla quando passi dal via. Il succo è che l’eroismo è al tramonto, Jackman risulta un incrocio bombato di steroidi tra Eastwood nei film di Leone e Harvey Keitel, è sporco e cicatrizzato e avrebbe bisogno di una psi, un po’ perché in effetti ha un sacco di problemi (tipico dei supereroi), un po’ per conciliare il supereroismo con la vita amara da mainagioia. E #mainascopata, tra l’altro. Onore al merito perché finalmente non si combatte più contro Megazord e in palio non c’è l’universo tutto, che a me il gigantismo, già nei fumetti, aveva un po’ stufato; a me piace(va) quando i supereroi combattevano i rubagalline, al massimo dei ladri vestiti pacchiani ma senza troppe velleità, ed erano tutti più belli e più veri. E più morti, come Wolwerine, deve ben succedere.

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La Stangata di Mangold / 15 Aprile 2017 in Logan - The Wolverine

Un superhero movie senza superhero? Idea interessante, peccato che Mangold bari dopo pochissimi minuti offrendoci un “Last of Us” dei poveri e qualche zampillo di sangue in più che però non desta particolare sorpresa, per un prodotto al solito impersonale e fiacco più dello stesso protagonista.

LOGAN: LA FINE DI UN’ERA E DI UN MONDO CHE STA SCOMPARENDO / 21 Marzo 2017 in Logan - The Wolverine

Nel capitolo conclusivo della serie Spin Off Hugh Jacman veste per l’ultima volta i panni del tormentato antieroe dagli artigli di adamantio alla continua ricerca della sua identità.
In un futuro imprecisato, il mondo è profondamente cambiato. Gli X-Men non esistono più, se non nelle pagine di fumetti che ne narrano le gesta e nei ricordi sbiaditi di un mutante malato e invecchiato. Quello che un tempo si faceva chiamare Wolverine oggi è un uomo sul viale del tramonto, con un passato violento e nessuno stimolo per il futuro. Isolato da qualsiasi forma di calore umano, ritroverà la forza per un ultima battaglia grazie a una giovane mutante dai suoi stessi poteri.
Dopo averci provato con il (molto sottovalutato) remake di Quel treno per Yuma Mangold rispolvera la sua competenza per il western e, tra citazioni e influenze più o meno esplicite di classici del genere come Shane- Il cavaliere della valle solitari o i più recenti The Cowboys di Mark Ridell o Gli Spietati di Clint Eastwood, restiusce a Wolverine la sua essenza e la sua purezza, mettendo subito in chiaro quale sarà il tono del film. Logan è violento, e molto. Da stomaci forti, per intenderci, e la carneficina iniziale ne è la dimostrazione: mai si era visto un prodotto Marvel così esplicito e feroce.
Non solo: puntando fortemente sulla rappresentazione estrema della violenza – che Mangold dimostra di conoscere e di saper rappresentare al meglio – e sull’introspezione, Wolverine è libero da qualsiasi censura visiva e morale, in modo da elavare al centro della narrazione non l’immortale e (quasi) invincibile mutante ma “l’uomo” Logan, sfruttando a pieno la profondità di un personaggio gia potenzialmente devastante.
In uno scenario boderline da terra di confine, tra Mexican Standoff e inseguimenti on the road scanditi e impreziositi dalle note della malinconica Hurt di Johnny Cash, Mangold mette da parte l’ambientazione nipponica del secondo capitolo per una ambientazione postapolittica, inscenando una sorta di western utopistico, con scenografie che ricordano a tratti l’ultimo Mad Max:Fury Road di George Miller. Wolverine non è più nè un soldato in cerca di una morte onorevole nè un Ronin senza padrone destinato a vivere per sempre in cerca di un destino: ormai è solo Logan, un pistolero dal passato violento e tormentato, unicamente dedito all’alcool e all’autodistruzione, in cerca di un’ultima opportunità di redenzione. In declino psico-fisico e in isolamento affettivo, Logan ritrova se stesso per proteggere ciò che resta del suo attempato mentore ormai menomato dall’alzahimer Charles Xavier, altrimenti noto come Professor X e Laura, una giovanissima mutante con i suoi stessi poteri, da un gruppo di mercenari al soldo di una multinazionale interessata a controllare il potere dei mutanti.
E’ così che in Logan torna anche il sostrato politico tanto caro ai creatori di X-Men, e la questione razziale e la discriminazione tornano al centro della storia. Il gene X è visto come una minaccia e non come una risorsa, e in quanto tale va eliminata. Mai come oggi la finzione cinematografica e la realtà (politica e sociale) sono state così vicine, influenzandosi e superandosi a vicenda: in un contesto dove la paura del diverso fa da padrone, il protezionismo e l’omologazione sembrano le uniche barriere (o gli unici muri, per usare una terminologia attuale) contro la diversità e le sue forme più varie. Tralasciando il discorso politico e continuando a ragionare in 16:9, una cosa è certa: Logan è una scommessa che spezza il conformismo del piatto universo Marvel e dimostra che un modo diverso di fare cinecomic esiste. Man mano che gli artigli di Logan spezzano arti e mietono vittime, la sensazione di assistere a qualcosa di straordinario diventa sempre più una certezza. Il duo Mangold – Jackman sovverte il “pensiero unico” targato Marvel e vince la sua scommessa, firmando un’opera conclusiva che sa tanto di opera prima, quantomeno nel suo genere, un pò come fece Sergio Leone con i suoi spaghetti western.
Se Christopher Nolan col suo Cavaliere Oscuro ha elevato lo standard ad un livello successivo, Mangold da ulteriore dignità al genere, compiendo un passo ulteriore verso il pieno riconoscimento. Certo, il prezzo che paga è altissimo, ma il sacrificio di Logan è un sacrificio necessario. Jackman, d’altronde, ha dato tutto se stesso alla parte, rendendo onore al personaggio che l’ha proiettato nell’olimpo dei grandi di Hollywood con un’interpretazione magistrale, mettendosi in gioco come mai aveva fatto nei precedenti 17 anni di Wolverine e spingendo se stesso oltre ogni limite fisico ed emotivo. E non poteva essere altrimenti, visto che pochi attori hanno avuto il privilegio di invecchiare insieme al proprio alter ego cinematografico (ogni riferimento a Rocky Balboa non è puramente casuale).
Stesso discorso vale per l’ottimo Patrick Stewart che presta per l’ultima volta il suo carisma al telepata Charles Xavier, affetto da una malattia neurologica degenerativa che gli causa continui attacchi psichici dalle potenzialità devastanti, ma ancora capace di regalare bagliori di speranza e di luce, contraltare perfetto al pessimismo cronico che avvelena la mente e il corpo di Logan.
Da segnalare la prova di Boyd Hoolbrook nel ruolo del villain, che lascia l’universo Netflix per dare la caccia ai mutanti invece che ai Narcos e il debutto della giovanissima Dfane Knee nel ruolo di Laura (X-23), giovane mutante che sicuramente farà parlare di se negli anni a venire. Mangold e la Marvel stessa hanno lasciato intendere che la storia di X-23 e dei suoi giovani amici è tutt’altro che finita.
Nonostante alcuni difetti più o meno evitabili, l’ultimo atto di Wolverine è un film maturo, triste, malinconico, capace di raccontare la fine di un’era e di un mondo che sta scomparendo, un vero e proprio atto d’amore, un omaggio cupo e nostalgico a un cinema e a una generazione che non c’è più, ma allo stesso tempo è molto più che un grido di speranza verso le generazioni che verranno.

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Insolito Marvel, 7 / 6 Marzo 2017 in Logan - The Wolverine

Molto drammatico e inusuale l’inizio di questo terzo film su Logan, il macho pieno adamantio. La trama l’avete già letta, ma aggiungo che oltre alla nostalgia dei vecchi “X-Men” trapela la sofferenza e l’impotenza di fronte alla vita, che come un umano anche un mutante deve far fronte alle sue scelte e ai suoi dolori. Scene di azione e combattimento ad alta violenza, ma si giustifica nelle ingiustizie subite dai protagonisti, dalla loro continua fuga anche da poveri impotenti: vediamo Logan sofferente e distrutto, uno Xavier vecchio (più di prima!) e sboccacciato e una Laura che, anche se in fase di crrscita come mutante, nasconde una rabbia verso il mondo e la sua ostilità.
Ho sofferto con Logan durante tutto il film, durante le persecuzioni e la protezione verso Laura e Xavier. Credo che questa trilogia su Wolverine si concluda più che bene, nonostante sia in Marvel diverso dal solito, e senza l’ester egg alla fine dei titoli di coda….
Un bel 7.

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